Processi nel monastero di San Plácido a Madrid (XVII sec.)

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Il monastero benedettino di San Plácido, fondato a Madrid nel 1623, fu teatro di una serie di vicende giudiziarie e religiose che, tra il 1628 e il 1660, coinvolsero l'Inquisizione spagnola, la corte di Filippo IV e la Santa Sede. Il caso rappresenta uno degli episodi più significativi dell'intreccio tra possessione demoniaca, alumbradismo e conflitti politici nella Spagna del Seicento.

Promotore della fondazione fu Jerónimo de Villanueva, protonotario del Consiglio d'Aragona e stretto collaboratore del conte-duca di Olivares, che aveva favorito l'ingresso nel monastero di alcune religiose appartenenti a importanti famiglie della nobiltà spagnola. Tra queste figurava Teresa Valle de la Cerda, alla quale Villanueva era stato precedentemente legato da un progetto matrimoniale. A partire dal 1626 la comunità fu attraversata da fenomeni interpretati come manifestazioni di possessione demoniaca, accompagnati da visioni, estasi e rivelazioni profetiche. Il priore benedettino Francisco García Calderón, incaricato degli esorcismi, contribuì ad alimentare tali esperienze, esercitando una forte influenza sulle religiose.

Nel 1628 una denuncia presentata dal benedettino Alonso de León provocò l'intervento del Sant'Uffizio. Le indagini portarono alla luce presunte pratiche superstiziose, abusi sessuali e comportamenti riconducibili all'alumbradismo. Particolare rilievo assunsero le accuse contro García Calderón, sospettato di avere manipolato le religiose attraverso gli esorcismi e di avere giustificato comportamenti sessuali contrari alla disciplina monastica. Il procedimento si concluse nel 1632 con la condanna del priore all'abiura de vehementi e al carcere conventuale perpetuo, mentre Teresa Valle de la Cerda e numerose altre monache furono sottoposte a pene meno severe. Nel 1638 una revisione della causa condusse alla riabilitazione delle religiose.

La vicenda assunse successivamente un carattere eminentemente politico. Dopo la caduta di Olivares nel 1643, il nuovo inquisitore generale Diego de Arce y Reinoso dispose la riapertura delle indagini, concentrandole su Villanueva, accusato di complicità nelle irregolarità del monastero e di superstizione. Arrestato nel 1644, l'ex ministro fu condannato nel 1647 all'abiura de levi e all'allontanamento dalla corte.

Il suo ricorso alla Santa Sede provocò un lungo contrasto tra la Suprema spagnola e la Congregazione romana del Sant'Uffizio, nel quale intervennero direttamente Filippo IV e Innocenzo X. La controversia, protrattasi anche dopo la morte di Villanueva nel 1653, si concluse soltanto nel 1660.

I processi di San Plácido testimoniano come le manifestazioni di spiritualità femminile, sottoposte alla vigilanza inquisitoriale, potessero diventare strumenti di lotta politica e occasioni di conflitto tra differenti autorità ecclesiastiche. Il caso rivela inoltre le difficoltà incontrate dall'Inquisizione spagnola nel difendere la propria autonomia giurisdizionale dalle rivendicazioni del papato.

Bibliografia

  • Mercedes Agulló y Cobo, El monasterio de San Plácido y su fundador, el madrileño don Jerónimo de Villanueva, protonotario de Aragón, in «Villa de Madrid», 13, 1975, pp. 59-68.
  • Vincenzo Lavenia, San Plácido, processi nel monastero di, in DSI, vol. III, pp. 1365-1366.
  • Carlos Puyol Buil, Inquisición y política en el reinado de Felipe IV. Los procesos de Jerónimo de Villanueva y las monjas de San Plácido, 1628-1660, CSIC, Madrid 1993.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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