Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Gaspar de Guzmán y Pimentel, conte-duca di Olivares (Roma, 6 gennaio 1587 – Toro, 22 luglio 1645), è stato un uomo politico spagnolo, principale ministro e favorito di re Filippo IV, protagonista di importanti trasformazioni nei rapporti tra monarchia e Inquisizione spagnola.
Cenni biografici e rapporti con l'Inquisizione spagnola
Figlio di Enrique de Guzmán, ambasciatore spagnolo presso la Santa Sede, studiò all'Università di Salamanca e nel 1615 entrò al servizio del principe delle Asturie, futuro Filippo IV. Dopo l'ascesa al trono di quest'ultimo nel 1621, divenne il principale ministro e favorito del sovrano, esercitando per oltre vent'anni un'influenza determinante sulla politica della monarchia spagnola. Promosse un vasto programma di riforme amministrative, fiscali e militari, volto al rafforzamento dell'autorità regia, al consolidamento dei domini della Corona e al recupero della supremazia spagnola nello scenario europeo. Tale programma incontrò tuttavia forti resistenze negli organismi tradizionali di governo e nelle élites dei diversi territori della monarchia.
Nei confronti dell'Inquisizione spagnola perseguì una politica diretta a limitarne l'autonomia e ad assoggettarla a un più stretto controllo della Corona, senza metterne in discussione le funzioni di tutela dell'ortodossia religiosa. Nel 1622 favorì la sostituzione dell'inquisitore generale Luis de Aliaga, legato al precedente governo del duca di Lerma, con Andrés Pacheco, che avviò un rinnovamento dei vertici del Sant'Uffizio. Più conflittuali furono i rapporti con il successore Antonio Zapata, nominato nel 1627, contrario a diverse iniziative del valido e intenzionato a preservare l'autonomia dell'istituzione inquisitoriale. Lo scontro si acuì in occasione dei procedimenti contro le religiose del monastero madrileno di San Plácido, accusate di possessione demoniaca e coinvolte in vicende che interessavano anche Jerónimo de Villanueva, stretto collaboratore di Olivares. Un ulteriore episodio di forte tensione fu l'auto de fe del Cristo de la Paciencia (1632), celebrato a Madrid contro alcuni conversos portoghesi accusati di pratiche giudaizzanti e di avere profanato un'immagine di Cristo. La cerimonia, alla quale parteciparono Filippo IV e lo stesso Olivares, contribuì ad alimentare l'ostilità verso i cristiani nuovi e assunse un particolare significato politico nel contesto della contrapposizione tra il valido e l'inquisitore generale.
Nel settembre 1632 Zapata lasciò l'incarico e gli succedette Antonio de Sotomayor, confessore di Filippo IV e vicino a Olivares. Una disposizione regia del 1633 rafforzò il controllo della Corona sulla designazione dei consiglieri della Suprema e dei ministri dei tribunali inquisitoriali periferici. Parallelamente, le crescenti esigenze finanziarie della monarchia, impegnata in costose guerre europee, comportarono nuove imposizioni fiscali, la riduzione di alcuni privilegi del Sant'Uffizio e il ricorso alla vendita di uffici e familiature. L'aumento del personale e il ricorso a pratiche clientelari aggravarono le difficoltà economiche e organizzative dell'istituzione, mentre i tribunali inquisitoriali venivano progressivamente coinvolti nelle necessità politiche e fiscali della Corona.
Particolarmente significativa fu la politica verso i conversos portoghesi. Olivares favorì l'insediamento in Castiglia di mercanti, banchieri e uomini d'affari di origine conversa, interessato a utilizzare i loro capitali e le loro estese reti commerciali per sostenere le finanze della monarchia. Dopo la sospensione dei pagamenti del 1627, i banchieri portoghesi assunsero un ruolo crescente nella concessione di prestiti alla Corona attraverso il sistema degli asientos, affiancandosi alle tradizionali case bancarie genovesi. L'editto di grazia del 1627, le disposizioni del 1628 in materia matrimoniale e la concessione del 1629 sulla libertà di movimento delle persone e dei capitali offrirono ai cristiani nuovi maggiori garanzie, senza tuttavia sottrarli definitivamente alla giurisdizione inquisitoriale.
La protezione accordata ai mercanti portoghesi rispondeva soprattutto a esigenze politiche ed economiche, non a un orientamento favorevole alla tolleranza religiosa. Olivares cercò infatti di conciliare la collaborazione con i cristiani nuovi e la difesa dell'ortodossia cattolica, ricorrendo in alcune circostanze all'Inquisizione anche per esercitare pressioni sugli uomini d'affari sospettati di contrabbando e di rapporti commerciali con i nemici della monarchia, soprattutto con le Province Unite. La persecuzione dei giudaizzanti poteva così intrecciarsi con il controllo dei traffici e con le esigenze della politica estera spagnola. Questa ambivalenza offrì argomenti agli avversari del valido, che lo accusarono di favorire gli ebrei e di compromettere l'unità religiosa della monarchia. Anche Francisco de Quevedo partecipò alla polemica antiebraica e antiolivarista.
Indebolito dalle difficoltà finanziarie e militari della monarchia e dalle rivolte della Catalogna e del Portogallo del 1640, Olivares perse progressivamente il favore di Filippo IV e fu allontanato dal potere nel gennaio 1643. La sua caduta comportò anche quella dell'inquisitore generale Sotomayor, sostituito da Diego de Arce y Reinoso, favorevole al recupero delle prerogative del Sant'Uffizio. Vennero inoltre riaperti alcuni procedimenti precedentemente sospesi, tra cui quello relativo al monastero di San Plácido, nel tentativo di coinvolgere gli ambienti vicini all'ex favorito. Ritiratosi a Toro, Olivares vi morì nel luglio 1645. Ancora nel 1646 fu presentata all'Inquisizione una denuncia postuma che gli attribuiva la lettura del Corano e di scritti di Lutero, ma la causa non ebbe seguito.
Bibliografia essenziale
- John H. Elliott, El conde-duque de Olivares. El político en una época de decadencia, Crítica, Barcelona 1990; trad. it. Il miraggio dell'impero. Olivares e la Spagna: dall'apogeo al declino, 2 voll., Salerno Editrice, Roma 1991.
- Bernardo José López Belinchón, Olivares, conte-duca di (Gaspar de Guzmán), in DSI, vol. II.
- Bernardo José López Belinchón, Olivares contra los portugueses. Inquisición, conversos y guerra económica, in Historia de la Inquisición en España y América, vol. III, Biblioteca de Autores Cristianos, Madrid 2000, pp. 499-530.
- Roberto López Vela, Inquisición y Estado en el reinado de Felipe IV, Universidad Autónoma de Madrid, Madrid 1991.
- Juan Ignacio Pulido Serrano, Injurias a Cristo. Religión, política y antijudaísmo en el siglo XVII, Universidad de Alcalá, Alcalá de Henares 2002.
- Carlos Puyol Buil, Inquisición y política en el reinado de Felipe IV. Los procesos de Jerónimo de Villanueva y las monjas de San Plácido, 1628-1660, CSIC, Madrid 1993.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]