Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Filippo IV d'Asburgo (Valladolid, 8 aprile 1605 – Madrid, 17 settembre 1665) è stato re di Spagna dal 1621 al 1665 e, con il nome di Filippo III, di Portogallo fino al 1640. Il suo lungo regno fu segnato da profondi mutamenti nei rapporti tra monarchia e Inquisizione spagnola, particolarmente evidenti nella politica verso i cristiani nuovi di origine portoghese.
Cenni biografici e politica religiosa
Figlio e successore di Filippo III, affidò inizialmente la direzione degli affari di Stato al suo favorito Gaspar de Guzmán, conte-duca di Olivares, promotore di un vasto programma di riforme amministrative, fiscali e militari. La sua politica fu condizionata dalle esigenze finanziarie della guerra dei Trent'anni, dal conflitto con le Province Unite e successivamente con la Francia. Le rivolte della Catalogna e del Portogallo nel 1640 aggravarono ulteriormente la crisi della monarchia, contribuendo alla caduta di Olivares nel gennaio 1643. La guerra con la Francia si concluse con la pace dei Pirenei (1659), mentre la separazione portoghese rimase una questione aperta fino alla fine del regno.
Durante il governo di Olivares, l'Inquisizione fu progressivamente sottoposta a un maggiore controllo della Corona, che cercò di condizionarne le nomine, l'amministrazione e l'attività giudiziaria. Dopo Andrés Pacheco, inquisitore generale dal 1622 al 1626, assunse la direzione del Sant'Uffizio il cardinale Antonio Zapata (1627-1632), i cui contrasti con il valido riguardarono soprattutto l'autonomia dell'istituzione e il trattamento dei conversos portoghesi. La sua sostituzione con Antonio de Sotomayor, confessore del sovrano e vicino a Olivares, favorì un più stretto coordinamento tra il governo e la Suprema. Una disposizione del 1633 rafforzò inoltre l'intervento regio nelle nomine dei ministri inquisitoriali. Le esigenze della fiscalità di guerra comportarono nuove contribuzioni imposte al Sant'Uffizio, la riduzione di alcuni privilegi e il ricorso alla vendita di cariche, accentuando le difficoltà finanziarie e organizzative dei tribunali.
Un aspetto centrale della politica religiosa del regno riguardò i conversos portoghesi. Dopo la sospensione dei pagamenti del 1627, Olivares favorì l'inserimento di banchieri e uomini d'affari cristiani nuovi nel sistema degli asientos, i contratti attraverso i quali la Corona otteneva anticipazioni e prestiti per sostenere le proprie spese. La collaborazione con gli operatori portoghesi consentiva di attingere a capitali e reti commerciali internazionali, comprese quelle attive nelle Province Unite. Per favorire tale collaborazione furono concesse alcune garanzie, tra cui l'editto di grazia del 1627 e la maggiore libertà di movimento riconosciuta nel 1629. La protezione regia non eliminò tuttavia il rischio di persecuzioni inquisitoriali, come dimostrano i procedimenti contro alcuni importanti uomini d'affari, tra cui João Nunes Saraiva.
La relativa moderazione della politica verso i cristiani nuovi suscitò forti opposizioni negli ambienti ecclesiastici e cortigiani, che accusavano Olivares di favorire i giudaizzanti. Particolare risonanza ebbe l'auto de fe del Cristo de la Paciencia, celebrato a Madrid nel 1632 alla presenza di Filippo IV, nel quale furono condannati alcuni conversos portoghesi accusati di pratiche giudaizzanti e di profanazione di un crocifisso. Il caso contribuì ad alimentare la propaganda antiebraica e divenne uno strumento di polemica politica contro il valido. La repressione del cripto-giudaismo continuò pertanto a convivere con la protezione accordata dalla Corona ad alcuni esponenti della comunità conversa.
Dopo la caduta di Olivares, nel 1643, e le dimissioni di Sotomayor, la nomina a inquisitore generale di Diego de Arce y Reinoso segnò un deciso mutamento di indirizzo. Il nuovo responsabile del Sant'Uffizio promosse una riorganizzazione dell'apparato inquisitoriale, cercando di recuperarne l'autonomia giurisdizionale e il prestigio compromessi durante il precedente governo. Parallelamente, si intensificò la persecuzione dei giudaizzanti di origine portoghese, con una nuova serie di arresti e procedimenti che contribuirono a indebolire le comunità dei cristiani nuovi. Il sovrano sostenne questa nuova politica, mentre la propria religiosità personale trovava espressione anche nella lunga corrispondenza spirituale con la francescana María de Jesús de Ágreda.
Il regno di Filippo IV rappresentò dunque una fase di significativa trasformazione dell'Inquisizione spagnola. Alla subordinazione dell'istituzione alle esigenze politiche e finanziarie della monarchia durante il governo di Olivares seguì una rinnovata affermazione delle sue prerogative e della sua funzione repressiva. L'alternanza tra protezione economica dei conversos e persecuzione del cripto-giudaismo testimonia le tensioni tra ragion di Stato, interessi della Corona e difesa dell'ortodossia cattolica nella Spagna del Seicento.
Bibliografia essenziale
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]