Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Filippo III d'Asburgo (Madrid, 14 aprile 1578 – Madrid, 31 marzo 1621) è stato re di Spagna e, con il nome di Filippo II, di Portogallo dal 1598 al 1621. Il suo regno fu caratterizzato da importanti mutamenti nei rapporti tra monarchia e Inquisizione spagnola e dall'espulsione dei moriscos dalla penisola iberica.

Cenni biografici e politica religiosa
Figlio e successore di Filippo II, affidò gran parte della conduzione degli affari di Stato al suo favorito Francisco Gómez de Sandoval y Rojas, duca di Lerma, che esercitò un'influenza determinante anche sulla politica ecclesiastica. Il rinnovamento delle élites di governo coinvolse i vertici del Sant'Uffizio, le cui cariche divennero oggetto di una crescente competizione tra le fazioni di corte. Dopo l'allontanamento dell'inquisitore generale Pedro Portocarrero, si succedettero, tra gli altri, Fernando Niño de Guevara, Juan Bautista de Acevedo (1603-1608), Bernardo de Sandoval y Rojas (1608-1618), zio di Lerma, e il domenicano Luis de Aliaga (1619-1621). La monarchia cercò così di assicurarsi una maggiore influenza sull'organizzazione e sull'attività dell'Inquisizione, senza rinunciare alla sua funzione di controllo dell'ortodossia.
Un aspetto significativo della politica religiosa del sovrano riguardò i cristiani nuovi portoghesi, discendenti degli ebrei convertiti al cristianesimo. Le trattative condotte con i loro rappresentanti, sostenute anche da consistenti contributi finanziari alla Corona, portarono alla concessione da parte di Clemente VIII di un perdono generale nel 1604, applicato nel 1605. Il provvedimento consentì la liberazione di numerosi prigionieri e la remissione di pene inquisitoriali, suscitando forti resistenze negli ambienti del Sant'Uffizio portoghese. Non comportò tuttavia la fine della persecuzione del cripto-giudaismo. La vicenda mise in evidenza le tensioni tra le esigenze finanziarie della monarchia, gli interessi dei mercanti cristiani nuovi e le prerogative dell'Inquisizione portoghese, istituzione autonoma rispetto a quella spagnola anche durante l'unione dinastica iberica.
Di segno profondamente diverso fu la politica nei confronti dei moriscos, discendenti dei musulmani convertiti al cristianesimo. Dopo decenni di campagne di evangelizzazione, sorveglianza inquisitoriale e repressione delle pratiche islamiche clandestine, Filippo III decretò nel 1609 la loro espulsione. Il provvedimento, sostenuto dal duca di Lerma e da autorevoli ecclesiastici come l'arcivescovo di Valencia Juan de Ribera, fu attuato progressivamente fino al 1614, colpendo circa 300.000 persone. Iniziata nel regno di Valencia, l'operazione si estese agli altri territori della monarchia, provocando gravi conseguenze demografiche, economiche e sociali. La decisione, assunta dalla Corona, rispondeva tanto a considerazioni religiose quanto a esigenze di sicurezza e di affermazione dell'autorità monarchica.
La politica verso gli stranieri protestanti fu invece maggiormente condizionata dagli interessi diplomatici e commerciali. La pace con l'Inghilterra (1604) e la tregua con le Province Unite (1609) favorirono una maggiore cautela nell'azione inquisitoriale contro i sudditi delle potenze protestanti presenti nei domini spagnoli, purché non esercitassero attività di proselitismo. Nei territori americani proseguì l'attività dei tribunali di Messico e Lima, ai quali si aggiunse nel 1610 quello di Cartagena de Indias, istituito per rafforzare il controllo inquisitoriale nell'area caraibica e nella Nuova Granada.
Il regno di Filippo III segnò dunque una fase di ridefinizione del ruolo politico dell'Inquisizione, sempre più coinvolta negli equilibri di corte e nelle esigenze della monarchia. Le concessioni ai cristiani nuovi portoghesi, l'espulsione dei moriscos e il trattamento relativamente più prudente riservato agli stranieri protestanti testimoniano il carattere pragmatico e talvolta contraddittorio della politica religiosa del sovrano.
Bibliografia essenziale
- Paul C. Allen, Felipe III y la Pax Hispánica, 1598-1621, Alianza Editorial, Madrid 2001.
- Ana Isabel López-Salazar Codes, Inquisición portuguesa y Monarquía Hispánica en tiempos del perdón general de 1605, Edições Colibri, Lisboa 2010.
- Manuel Lomas Cortés, El proceso de expulsión de los moriscos de España (1609-1614), Universitat de València, Valencia 20162.
- José Martínez Millán, Maria Antonietta Visceglia (a cura di), La Monarquía de Felipe III, 4 voll., Fundación MAPFRE, Madrid 2008.
- Juan Ignacio Pulido Serrano, Las negociaciones con los cristianos nuevos en tiempos de Felipe III a la luz de algunos documentos inéditos (1598-1607), in «Sefarad», 66/2, 2006, pp. 345-376.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]