Inquisizione portoghese: caratteri originali e strutture

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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L’Inquisizione portoghese, o Sant’Uffizio portoghese, fu un sistema di tribunali ecclesiastici incaricato della repressione dell’eresia e del controllo dell’ortodossia nel regno di Portogallo e nei suoi domini. Istituita nel 1536 e abolita nel 1821, ebbe nell’Inquisizione spagnola il principale modello organizzativo. La sua storia si sviluppò attraverso il rapporto tra monarchia, autorità pontificia e società locali, entro una rete di collegamenti che univa la penisola iberica al Mediterraneo, all’Atlantico e all’Asia.

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Origini e caratteri originali

La fondazione maturò nel contesto prodotto dall’espulsione degli ebrei dalla Spagna nel 1492, dall’arrivo di numerosi profughi in Portogallo e dai battesimi forzati del 1497. I convertiti e i loro discendenti, denominati cristiani nuovi, divennero il principale bersaglio di una repressione che identificava nella persistenza, reale o presunta, di pratiche ebraiche una minaccia all’unità religiosa.

Dopo una prima concessione pontificia nel 1531, rimasta senza un consolidamento duraturo, Paolo III autorizzò l’istituzione con la bolla Cum ad nihil magis del 23 maggio 1536, su richiesta di Giovanni III. Il primo inquisitore generale fu Diogo da Silva; dal 1539 l’infante Henrique ne promosse il consolidamento. La bolla Meditatio cordis del 1547 rafforzò l’autonomia procedurale del Sant’Uffizio.

Il tribunale perseguì anche protestanti, apostati dal cristianesimo, bigami, autori di proposizioni eterodosse, pratiche magiche e sollecitazione in confessione; partecipò inoltre alla censura libraria. La segretezza delle testimonianze, la pressione per ottenere confessioni e il ricorso alla tortura condizionavano la difesa degli imputati. Le sanzioni comprendevano penitenze, carcere, confisca dei beni e, nei casi più gravi, consegna al braccio secolare per l’esecuzione. Le carriere inquisitoriali e l’accesso alla rete dei familiari si intrecciarono alla selezione sociale fondata sulla limpeza de sangue.

Organizzazione e distretti

Al vertice si trovavano l’inquisitore generale, scelto dalla Corona e investito di poteri pontifici, e il Consiglio generale, definito come organismo distinto nel 1569 e dotato di un proprio regimento nel 1570. Il governo centrale coordinava il personale, le procedure e l’attività dei tribunali. I regimentos del 1552, 1613, 1640 e 1774 scandirono l’evoluzione normativa dell’istituzione.

Dopo una prima fase di assestamento, con sedi di breve durata a Porto, Lamego e Tomar e un’interruzione dell’attività di Coimbra, la rete si consolidò nei distretti di Lisbona, Évora e Coimbra. A essi si aggiunse nel 1560 Goa, competente per l’Estado da Índia. Il Brasile e gran parte dei possedimenti atlantici dipendevano da Lisbona, attraverso visite inquisitoriali, commissari e familiari, senza un tribunale distrettuale permanente sul territorio brasiliano.

Gli inquisitori operavano collegialmente con l’assistenza di deputados, promotores e altri ufficiali. La capacità di intervento dipendeva anche dalla collaborazione con vescovi, clero e autorità civili e dalle reti locali di informazione e potere.

Rapporti con le Inquisizioni spagnola e romana

La comune origine pontificia e l’adozione di procedure affini favorirono i contatti con gli altri sistemi inquisitoriali. Con l’Inquisizione spagnola si svilupparono scambi di denunce, testimonianze e informazioni, nonché accordi per la consegna dei fuggitivi, negoziati nel 1544 e nel 1570. La cooperazione rispondeva soprattutto alla mobilità dei conversos e delle loro reti familiari attraverso la frontiera, ma risentiva di rivalità e controversie di competenza. Anche durante l’unione dinastica del 1580–1640, l’Inquisizione portoghese conservò inquisitore generale, Consiglio e tribunali propri, distinti dalla Suprema spagnola.

L’Inquisizione romana e il Sant’Uffizio portoghese appartenevano a sistemi di governo differenti. La potestà pontificia rimase tuttavia decisiva per la legittimazione dell’istituzione lusitana e per gli interventi sulle sue procedure. Roma fu anche il luogo nel quale i procuratori dei cristiani nuovi cercarono protezione e contestarono gli abusi inquisitoriali. Il conflitto più grave condusse alla sospensione dell’attività del Sant’Uffizio portoghese tra il 1674 e il 1681: vi intervennero il papa e i cardinali della Congregazione romana, mentre nella difesa dei perseguitati ebbe parte António Vieira. La circolazione degli indici dei libri proibiti costituì un ulteriore terreno di comunicazione tra i tre sistemi, entro il quale persistevano orientamenti e decisioni autonome.

Il mondo mediterraneo

La proiezione oceanica del Portogallo si accompagnò a intensi collegamenti mediterranei. La persecuzione contribuì alla dispersione dei cristiani nuovi verso le città italiane, il Nord Africa e i territori ottomani. Famiglie e reti mercantili collegavano i porti portoghesi con Venezia, Livorno e il Levante; le possibilità di stabilirsi e di professare pubblicamente l’ebraismo variavano secondo i luoghi e le congiunture. Questi spostamenti alimentavano tanto la circolazione delle informazioni inquisitoriali quanto le strategie per sottrarsi alla repressione.

Un altro ambito di intervento riguardò i rinnegati, cristiani passati all’Islam, e i convertiti di origine musulmana. Cattività, riscatto, servizio militare e mobilità marittima portavano davanti ai tribunali esperienze maturate soprattutto nel Maghreb e negli spazi di frontiera tra cristianità e Islam. La repressione dell’apostasia inseriva così il Sant’Uffizio portoghese in problemi condivisi con le Inquisizioni spagnola e romana, pur entro differenti assetti giurisdizionali.

Riforme e abolizione

Nel Settecento il rafforzamento del controllo monarchico modificò gli equilibri dell’istituzione. Durante il governo pombalino, l’abolizione della distinzione legale tra cristiani vecchi e nuovi nel 1773 e il regimento del 1774 ne trasformarono le basi tradizionali. Goa, soppressa nel 1774 e ripristinata nel 1778, cessò definitivamente nel 1812. Le Cortes abolirono l’Inquisizione portoghese il 31 marzo 1821. Gran parte della documentazione dei tribunali metropolitani e degli organi centrali è conservata nell’Arquivo Nacional da Torre do Tombo di Lisbona.

Strumenti di consultazione

Bibliografia

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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