Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Il distretto inquisitoriale di Goa fu la circoscrizione del Sant’Uffizio portoghese competente per l’Estado da Índia. Il tribunale che lo amministrava, istituito nel 1560 e operativo dal 1561, costituì l’unica sede distrettuale permanente dell’Inquisizione portoghese fuori dall’Europa. Fu soppresso nel 1774, ripristinato nel 1778 e abolito definitivamente nel 1812.
Origini e giurisdizione
La sua creazione si collocò nel processo di consolidamento della presenza ecclesiastica e della politica di conversione nei possedimenti portoghesi dell’Asia. I primi inquisitori furono Aleixo Dias Falcão e Francisco Marques Botelho. L’insediamento di un tribunale a Goa permise di trattare nell’Estado da Índia le cause che in precedenza avrebbero richiesto il ricorso agli organi inquisitoriali della metropoli.
Il distretto si estendeva oltre Goa, raggiungendo territori e insediamenti portoghesi dell’Africa orientale e dell’Asia. La sua ampiezza variò con l’evoluzione della presenza imperiale: non corrispondeva a un territorio uniforme né stabilmente controllato. Commissari e altri agenti collegavano la sede con le comunità più lontane; la trasmissione di documenti, ordini e persone risentiva delle distanze e dei tempi della navigazione oceanica.
Organizzazione e attività
Il tribunale era ordinariamente composto da due inquisitori, assistiti da deputados, dal promotor e da altri ufficiali. Dipendeva dall’inquisitore generale e dal Consiglio generale portoghese, con i quali manteneva una corrispondenza regolare. L’applicazione delle procedure inquisitoriali richiedeva il ricorso a interpreti e a collaboratori capaci di operare nei diversi contesti linguistici e religiosi.
L’azione repressiva colpì i cristiani nuovi accusati di giudaizzare e i convertiti locali sospettati di conservare o riprendere pratiche indù o musulmane. La competenza del Sant’Uffizio riguardava anzitutto i battezzati: va distinta dalle misure contro le religioni non cristiane adottate dalle autorità politiche ed ecclesiastiche. Le denunce e i processi mostrano tuttavia come la conversione potesse sottoporre persone e comunità a un controllo coercitivo della vita religiosa e domestica. Furono perseguiti anche bigamia, proposizioni eterodosse, pratiche magiche e altre condotte comprese nella giurisdizione inquisitoriale.
La soppressione del 1774 fu seguita dalla riapertura nel 1778; quella del 1812 pose fine al tribunale, prima dell’abolizione generale dell’Inquisizione portoghese nel 1821. La perdita di gran parte dell’archivio impone cautela nelle ricostruzioni quantitative. La ricerca si fonda su repertori, corrispondenza e nuclei documentari conservati soprattutto in Portogallo e nella Biblioteca Nacional di Rio de Janeiro; tra le fonti sopravvissute figura il Reportorio relativo ai processi del 1561–1623.
Cronotassi e personale
Si vedano la Lista degli inquisitori di Goa e la Lista dei deputados e dei promotores dell’Inquisizione di Goa.
Bibliografia
- Charles Amiel, Goa, in DSI, vol. II, pp. 716–718.
- Ana Cannas da Cunha, A Inquisição no Estado da Índia. Origens (1539–1560), Instituto dos Arquivos Nacionais/Torre do Tombo, Lisboa 1995.
- António Baião, A Inquisição de Goa. Correspondência dos inquisidores da Índia (1569–1630), Imprensa da Universidade, Coimbra 1930.
- Carmen Tereza Coelho Moreno (coord.), Inquisição de Goa: inventário analítico, in «Anais da Biblioteca Nacional», 120, 2000 [pubblicato nel 2006], pp. 7–272.
- Giuseppe Marcocci, José Pedro Paiva, História da Inquisição Portuguesa (1536–1821), A Esfera dos Livros, Lisboa 2013.
Collegamenti esterni
- Patrícia Souza de Faria, O Tribunal da Inquisição de Goa através dos manuscritos da Biblioteca Nacional, BNDigital, 12 marzo 2014.
- Reportorio: banca dati dei processi dell’Inquisizione di Goa (1561–1623), Universidade Federal de São Paulo.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]