Sandoval y Rojas, Bernardo de

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Bernardo de Sandoval y Rojas (Aranda de Duero, 20 aprile 1546 - Madrid, 7 dicembre 1618), è stato un cardinale, arcivescovo di Toledo e inquisitore generale di Spagna dal 1608 al 1618. Al suo mandato risalgono l'Indice spagnolo del 1612 e gli interventi della Suprema che limitarono la caccia alle streghe nei Paesi Baschi. Fu inoltre protettore di Cervantes e di altri scrittori del Siglo de Oro.

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Cenni biografici

Figlio di Hernando de Rojas y Sandoval e di María Chacón de Guevara, apparteneva a una famiglia aristocratica al servizio della corte asburgica. La sua carriera fu favorita dallo zio Cristóbal de Rojas y Sandoval, vescovo di Oviedo, Badajoz e Córdoba e poi arcivescovo di Siviglia. Ricevette la tonsura nel 1555 e studiò ad Alcalá de Henares, come collegiale di San Ildefonso, conseguendo i gradi in arti; ottenne la licenza in teologia a Salamanca nel 1576. Entrato nel capitolo della cattedrale di Siviglia, esercitò anche funzioni di governo dell'arcidiocesi.

Presentato da Filippo II, fu nominato vescovo di Ciudad Rodrigo l'8 gennaio 1586 e consacrato il 20 aprile dal cardinale Rodrigo de Castro. Passò a Pamplona nel 1588 e a Jaén nel 1596. Intervenne sulla disciplina dei monasteri femminili e sulla vita diocesana; a Pamplona celebrò nell'agosto 1590 un sinodo, le cui Constituciones synodales furono stampate nel 1591.

L'ascesa del suo parente Francisco Gómez de Sandoval y Rojas, duca di Lerma e favorito di Filippo III, ne agevolò la promozione. Clemente VIII lo creò cardinale il 3 marzo 1599; il 19 aprile fu nominato arcivescovo di Toledo, sede che conservò fino alla morte. Entrò nel Consiglio di Stato e divenne cancelliere maggiore di Castiglia. Ricevette il titolo cardinalizio di Sant'Anastasia il 26 febbraio 1601 e prese possesso della chiesa romana per procura nel 1602.

La collaborazione con Lerma nella promozione del casato non escluse dissensi: Sandoval criticò alcuni comportamenti del favorito, anche nel regolare l'accesso al sovrano. Dopo l'elevazione al cardinalato antepose Sandoval a Rojas nell'ordine dei cognomi, sottolineando l'appartenenza alla famiglia del valido.

A Toledo si scontrò con il capitolo per l'ammissione a benefici ecclesiastici di suoi protetti, contestata in base agli statuti di limpieza de sangre. Le controversie riguardanti Luis de Oviedo e Agustín de Aldana giunsero alla Curia romana e alla Rota, mostrando il peso del patronato nei conflitti fra il primate e il capitolo.

Morì a Madrid il 7 dicembre 1618. Fu sepolto definitivamente nella cappella della Virgen del Sagrario della cattedrale di Toledo, da lui promossa e dotata.

Il governo dell'Inquisizione

Nel 1608 succedette a Juan Bautista de Acevedo come inquisitore generale, con l'approvazione di Paolo V. Prese possesso dell'ufficio l'8 ottobre e lo conservò fino alla morte, insieme alla guida dell'arcidiocesi toledana e agli incarichi politici.

Il suo governo dell'Inquisizione spagnola comprese la gestione del personale, delle retribuzioni e dei tribunali periferici. La documentazione dell'Archivo Histórico Nacional attesta nel 1614-1615 una visita al tribunale di Granada condotta da Alonso de Salazar Frías su suo incarico. L'indagine sul giudicato dei beni confiscati comportò interrogatori, contestazioni ai funzionari e relazioni sulla gestione dei patrimoni sequestrati.

L'Indice del 1612 e la censura libraria

Il principale risultato del mandato in materia di censura fu l'Index librorum prohibitorum et expurgatorum, stampato a Madrid da Luis Sánchez nel 1612 e integrato dall'Appendix prima nel 1614. Emanato per autorità dell'inquisitore generale e con il concorso della Suprema, nacque da un lavoro collettivo nel quale ebbe un ruolo centrale il gesuita Juan de Pineda.

Il catalogo riuniva proibizioni e prescrizioni per l'espurgazione, aggiornando gli Indici di Gaspar de Quiroga del 1583 e 1584. Sul modello degli Indici romani tridentino e clementino, distingueva gli autori la cui produzione era generalmente vietata, le singole opere condannate e gli scritti anonimi. La circolazione dei libri dipendeva anche dalle correzioni prescritte e dalle autorizzazioni accordate ai lettori.

L'espurgazione permetteva l'uso di un libro dopo la cancellazione o modifica dei passi giudicati contrari all'ortodossia. Investiva testi teologici, umanistici, scientifici e letterari; fra le opere in volgare interessate figuravano quelle di Dante, Petrarca e Ariosto, anche in traduzione spagnola.

Per Erasmo da Rotterdam restavano integralmente proibiti i Colloquia e l'Elogio della follia, mentre altri scritti latini erano ammessi dopo l'espurgazione o in edizioni approvate, come gli Adagia curati da Paolo Manuzio. Gli scritti consentiti in latino rimanevano vietati in castigliano e nelle altre lingue volgari.

La stregoneria basca e le istruzioni del 1614

Durante il suo mandato esplose la persecuzione della stregoneria nella Navarra settentrionale e nei territori baschi dipendenti dal tribunale di Logroño. Nell'autodafé di Logroño del novembre 1610 sei persone furono messe a morte e cinque, già decedute in carcere, condannate in effigie. La Suprema aveva approvato le condanne: il successivo contenimento della persecuzione seguì dunque un iniziale coinvolgimento delle autorità centrali nella repressione.

Sandoval aveva favorito Alonso de Salazar Frías fin dall'episcopato di Jaén. Divenuto inquisitore di Logroño nel 1609, Salazar contestò l'attendibilità delle confessioni e delle accuse di partecipazione al sabba. Durante la visita del 1611-1612, accompagnata da un editto di grazia, raccolse deposizioni, verificò contraddizioni e denunciò le pressioni sui sospetti. Nei memoriali alla Suprema sostenne l'insufficienza delle prove dell'esistenza della setta stregonesca descritta dagli altri inquisitori.

L'appoggio di Sandoval contribuì all'accoglimento delle sue conclusioni. Il 29 agosto 1614 la Suprema emanò istruzioni che prescrivevano cautela nell'uso delle confessioni e delle chiamate di correo, riscontri indipendenti e sorveglianza sui giudici locali. Le disposizioni limitarono fortemente la prosecuzione della caccia alle streghe nei tribunali inquisitoriali spagnoli e rafforzarono il controllo centrale sulle cause.

Politica religiosa e mecenatismo

Sandoval sostenne l'espulsione dei moriscos. Nel Consiglio di Stato del 4 aprile 1609 si pronunciò a favore del provvedimento e della segretezza dei preparativi, per prevenire resistenze. La sua posizione si discostava dalle proposte di integrazione dell'umanista Pedro de Valencia, con il quale era comunque in rapporto.

Fu mecenate di Cervantes, Luis de Góngora, Vicente Espinel e José de Valdivielso. Cervantes riconobbe il suo sostegno nel prologo alla seconda parte del Don Chisciotte (1615); Valdivielso, suo cappellano, ne celebrò la vita nel poema Sagrario de Toledo (1616). Il patronato contribuiva all'immagine pubblica del prelato e al confronto sulle questioni politiche e religiose nella sua corte.

Tra le principali committenze figurano la cappella del Sagrario a Toledo e il monastero cistercense di San Bernardo ad Alcalá de Henares. Per quest'ultimo la ricerca documentaria colloca la decisione di fondazione nel 1617 e la posa della prima pietra della chiesa nel 1618; il progetto fu affidato a Juan Gómez de Mora. Le fondazioni univano devozione e rappresentazione del casato.

Fra i suoi scritti si conservano testi pastorali, pareri e ammonimenti ai congiunti, le costituzioni sinodali di Pamplona e il sermone pronunciato a Baeza per le esequie di Filippo II. L'Indice del 1612 fu invece un'opera istituzionale del Sant'Uffizio emanata sotto la sua autorità.

Bibliografia

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  • Cloe Cavero de Carondelet, Possessing Rome ‘in absentia’: The Titular Churches of the Spanish Monarchy in the Early Seventeenth Century, in «Royal Studies Journal», 3/2, 2016, pp. 48-68.
  • Cloe Cavero de Carondelet, Proyectos compartidos. Las fundaciones religiosas del cardenal Bernardo de Sandoval y Rojas en el valimiento del duque de Lerma, in Bernardo J. García García, Ángel Rodríguez Rebollo (a cura di), Apariencia y razón. Las artes y la arquitectura en el reinado de Felipe III, Doce Calles, Madrid 2020, pp. 67-92.
  • María Luisa Cerrón Puga, Lectura y santa obediencia. Los criterios tridentinos del Index de Sandoval y Rojas (1612), in «Rivista di filologia e letterature ispaniche», 2, 1999, pp. 109-131.
  • Luis Gómez Canseco, Don Bernardo de Sandoval y Rojas. Dichos, escritos y una vida en verso, Universidad de Huelva, Huelva 2017.
  • Luis Gómez Canseco, Literatura e ideas en torno a don Bernardo de Sandoval y Rojas, in María del Valle Ojeda Calvo, Florencio del Barrio de la Rosa (a cura di), Serenísima palabra. Actas del X Congreso de la Asociación Internacional Siglo de Oro (Venecia, 14-18 de julio de 2014), Edizioni Ca' Foscari, Venezia 2017, pp. 69-100.
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  • José Goñi Gaztambide, Historia de los obispos de Pamplona, vol. IV, Siglo XVI, Institución Príncipe de Viana-Ediciones Universidad de Navarra, Pamplona 1985, pp. 555-649.
  • Gustav Henningsen, The Witches' Advocate. Basque Witchcraft and the Spanish Inquisition (1609-1614), University of Nevada Press, Reno 1980; trad. it. L'avvocato delle streghe. Eretici e inquisitori nella Spagna del Seicento, Garzanti, Milano 1990.
  • Gustav Henningsen (a cura di), The Salazar Documents. Inquisitor Alonso de Salazar Frías and Others on the Basque Witch Persecution, Brill, Leiden-Boston 2004.
  • Rafael Laínez Alcalá, Don Bernardo de Sandoval y Rojas, protector de Cervantes (1546-1618), Anaya, Salamanca 1958.
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  • José Pardo Tomás, Censura inquisitorial y lectura de libros científicos: una propuesta de replanteamiento, in «Tiempos Modernos», 9, 2003-2004, pp. 1-18.
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  • Teresa Sánchez Rivilla, Sandoval y Rojas, Bernardo de, in DSI, vol. III, pp. 1363-1364.
  • Bernardo de Sandoval y Rojas, Constituciones synodales del Obispado de Pamplona, Thomas Porralis, Pamplona 1591.
  • Bernardo de Sandoval y Rojas, Index librorum prohibitorum et expurgatorum […] auctoritate et iussu editus, de consilio supremi senatus Sanctae Generalis Inquisitionis Hispaniarum, Luis Sánchez, Madrid 1612; Appendix prima ad Indicem librorum prohibitorum et expurgatorum, Luis Sánchez, Madrid 1614.

Testi e documentazione on line

Article written by Daniele Santarelli & Domizia Weber | Ereticopedia.org © 2026

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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