Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Juan Pérez de Pineda (Montilla, 1500 ca. – Parigi, 1567) fu un ecclesiastico, traduttore, scrittore e ministro calvinista spagnolo. Dall’esilio ginevrino organizzò una sistematica opera di propaganda religiosa diretta verso la penisola iberica, facendo della stampa in castigliano uno strumento di evangelizzazione e di opposizione all’Inquisizione spagnola.
Le notizie sulla prima parte della sua vita non sono sempre sicure. È stato identificato con un omonimo che, negli anni venti del Cinquecento, avrebbe servito a Roma come segretario del diplomatico imperiale Miguel de Herrera, assistendo anche al sacco della città del 1527. L’ipotesi è suggestiva, ma non può essere considerata definitivamente provata. Più solida è la documentazione relativa al suo soggiorno sivigliano.
A Siviglia Pérez diresse la Casa o Colegio de la Doctrina de los Niños, istituzione destinata all’educazione religiosa dei fanciulli. Fu vicino a Juan Gil, detto il dottor Egidio, e frequentò gli ambienti nei quali la lettura paolina, l’eredità erasmiana e l’interesse per la giustificazione per fede stavano producendo un progressivo distacco dalla religiosità tradizionale. Il suo percorso si svolse parallelamente, ma non all’interno, dell’esperienza dei monaci geronimiti di San Isidoro del Campo, ai quali sarebbero appartenuti Casiodoro de Reina, Cipriano de Valera e Antonio del Corro.
Quando Juan Gil fu arrestato nel 1550, Pérez comprese probabilmente che la sua permanenza in Spagna non era più sicura. Lasciò quindi Siviglia e, dopo alcuni spostamenti attraverso la Francia e l’area tedesca, si stabilì a Ginevra. Qui conquistò la fiducia di Giovanni Calvino e si inserì pienamente nelle strutture della Chiesa riformata. Tra il 1558 e il 1562 esercitò il ministero pastorale presso la comunità di lingua spagnola, composta da esuli provenienti soprattutto dalla penisola iberica.
A differenza di Reina, insofferente verso le delimitazioni confessionali troppo rigide, Pérez aderì con convinzione all’ordinamento ecclesiastico e alla teologia calvinista. La sua attività non si esaurì tuttavia nella cura della piccola comunità ginevrina. Egli continuò a pensare alla Spagna come al principale campo della propria missione e individuò nella traduzione e nella stampa clandestina il mezzo più efficace per raggiungerla.
Nel 1556 pubblicò un’edizione castigliana del Nuovo Testamento, formalmente impressa a Venezia da un inesistente Juan Philadelpho, ma uscita in realtà dalle officine ginevrine di Jean Crespin. Il falso luogo di stampa serviva a nascondere l’origine protestante del volume e a facilitarne la circolazione. Più che una traduzione interamente nuova, il testo costituiva una profonda revisione del Nuovo Testamento pubblicato da Francisco de Enzinas nel 1543, confrontato con il greco e adattato alle esigenze linguistiche e dottrinali del nuovo pubblico.
Pérez pubblicò inoltre una traduzione dei Salmi, diversi testi catechistici e le versioni castigliane dei commenti di Juan de Valdés alle epistole di Paolo ai Romani e ai Corinzi. La sua produzione mostra un progetto abbastanza preciso: mettere a disposizione dei lettori spagnoli non soltanto il testo biblico, ma anche gli strumenti elementari necessari per interpretarlo secondo la dottrina riformata. Traduzione, commento e catechesi erano parti di una medesima strategia.
La diffusione di questi libri fu affidata soprattutto a Julián Hernández, detto Julianillo, il quale riuscì a introdurne numerosi esemplari a Siviglia, nascondendoli fra le merci trasportate dalla Francia e dai Paesi Bassi. I volumi raggiunsero il monastero di San Isidoro, le case degli evangelici sivigliani e probabilmente altri centri della Castiglia. La scoperta di questa rete contribuì alla vasta operazione inquisitoriale che, tra il 1557 e il 1558, smantellò le comunità protestanti di Siviglia e Valladolid. Hernández, arrestato e sottoposto a interrogatorio, fu infine condannato al rogo.
La repressione spinse Pérez a intervenire più direttamente sulla situazione spagnola. Nella Carta enviada a nuestro augustísimo señor príncipe don Felipe, rey de España, pubblicata nel 1557, si rivolse a Filippo II invitandolo a porre fine alle persecuzioni e ad assumere il ruolo di difensore della vera religione. Il sovrano era trattato formalmente con rispetto, ma veniva posto di fronte alle proprie responsabilità: non poteva ignorare che uomini e donne sinceramente cristiani fossero perseguitati come eretici per aver letto le Scritture e respinto gli abusi ecclesiastici.
Dopo aver appreso degli arresti, delle torture e degli autodafé sivigliani, Pérez compose l’Epístola consolatoria, la sua opera più personale. Il testo era rivolto ai protestanti rimasti in Spagna e alle famiglie delle vittime. L’autore interpretava la persecuzione alla luce della passione di Cristo e della storia della Chiesa primitiva, trasformando la sconfitta terrena in testimonianza della verità evangelica. La consolazione non coincideva però con un invito alla rassegnazione: conservare la fede e rifiutare l’abiura significava sottrarre all’Inquisizione la vittoria spirituale alla quale essa aspirava.
Il Santo Ufficio comprese bene il significato della sua attività. Nell’autodafé celebrato a Siviglia il 22 dicembre 1560 Pérez fu condannato in contumacia come eretico luterano, propagatore delle nuove dottrine e autore di libri proibiti. La sua effigie venne consegnata alle fiamme; nello stesso autodafé fu bruciato Julián Hernández, mentre furono colpite numerose persone coinvolte nella rete evangelica sivigliana. La condanna simbolica di Pérez riconosceva implicitamente l’efficacia del circuito editoriale che egli aveva costruito dall’estero.
Dopo aver lasciato Ginevra, Pérez svolse il ministero pastorale in Francia e divenne cappellano di Renata di Francia, vedova del duca Ercole II d’Este, che nel castello di Montargis offriva protezione a numerosi rifugiati riformati. Morì a Parigi nel 1567, durante un viaggio intrapreso per sostenere la causa protestante. Dispose che i propri beni fossero impiegati nella stampa di una Bibbia completa in castigliano. Il denaro contribuì all’impresa che Casiodoro de Reina avrebbe portato a termine a Basilea nel 1569 con la pubblicazione della Bibbia dell’Orso.
È stata avanzata l’ipotesi che Pérez abbia partecipato anche alla preparazione delle Inquisitionis Hispanicae Artes Aliquot, apparse a Heidelberg nel 1567 sotto lo pseudonimo di Reginaldus Gonsalvius Montanus. La sua conoscenza della comunità sivigliana, il coinvolgimento nella propaganda degli esuli e la comunanza di temi con la Carta a Filippo II rendono plausibile un suo contributo, anche se non è possibile precisarne la natura.
Juan Pérez fu dunque qualcosa di più di un traduttore della Bibbia. Collegò gli ambienti evangelici di Siviglia alle tipografie ginevrine, gli esuli ai dissidenti rimasti in patria, la predicazione alla circolazione clandestina dei libri. Se l’Inquisizione riuscì a distruggere le comunità protestanti spagnole, non poté impedire che la loro esperienza fosse tradotta, stampata e restituita alla Spagna dall’esilio.
Opere
- El Testamento Nuevo de nuestro Señor y Salvador Jesucristo, nueva y fielmente traducido del original griego en romance castellano, Jean Crespin, Ginevra 1556, con falsa indicazione di Venezia.
- Juan de Valdés, Comentario o declaración breve y compendiosa sobre la Epístola de san Pablo apóstol a los Romanos, a cura di Juan Pérez de Pineda, Jean Crespin, Ginevra 1556.
- Carta enviada a nuestro augustísimo señor príncipe don Felipe, rey de España, Ginevra 1557.
- Los Salmos de David, con sus sumarios, en que se declara con brevedad lo contenido en cada salmo, ahora nueva y fielmente traducidos en romance castellano, Ginevra 1557.
- Sumario breve de la doctrina cristiana, Ginevra 1558.
- Breve tratado de doctrina, útil para todo cristiano, Ginevra 1560.
- Epístola consolatoria, Ginevra 1560 ca.
Bibliografia
- Eduard Boehmer, Bibliotheca Wiffeniana. Spanish Reformers of Two Centuries from 1520. Their Lives and Writings, vol. II, Karl J. Trübner, Strasburgo-Londra 1883, pp. 57-100.
- Jonathan Gallardo, The Pastoral Ministry of Juan Pérez de Pineda: The First Spanish Reformed Pastor of Geneva, 1558-1562, ThM thesis, Trinity Evangelical Divinity School, Deerfield 2022.
- Arthur Gordon Kinder, Juan Pérez de Pineda (Pierius): A Spanish Calvinist Minister of the Gospel in Sixteenth-Century Geneva, in “Bulletin of Hispanic Studies”, 53/4, 1976, pp. 283-300.
- Arthur Gordon Kinder, Dos cartas hasta ahora desconocidas de Juan Pérez de Pineda, protestante sevillano del siglo XVI, in “Archivo Hispalense”, 69, 210, 1986, pp. 85-96.
- Tomás López Muñoz, La Reforma en la Sevilla del siglo XVI, 2 voll., MAD-Eduforma, Alcalá de Guadaíra 2011.
- Luis Resines Llorente, Los catecismos de Juan Pérez de Pineda, in “Estudio Agustiniano”, 59, 2024, pp. 479-507.
- Christine Wagner, Juan Pérez de Pineda y la Epístola consolatoria, in “Les Cahiers du CRIAR”, 21/1, 2002, pp. 151-161.
Article written by Daniele Santarelli | Ereticopedia.org © 2026
et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]