Inquisitionis Hispanicae artes aliquot

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Inquisitionis Hispanicae artes aliquot è il titolo con cui è comunemente nota un'opera che costituì de facto la prima denuncia organica dei metodi e delle pratiche della Inquisizione spagnola. Pubblicata in latino a Heidelberg nel 1567 dal tipografo Michael Schirat, l’opera reca il titolo completo Sanctae Inquisitionis Hispanicae artes aliquot detectae, ac palam traductae e apparve sotto lo pseudonimo di Reginaldus Gonsalvius Montanus, latinizzazione di Reinaldo o Raimundo González de Montes.

L’identità dell’autore ha dato origine a una lunga controversia. Per molto tempo il nome di Montanus fu ricondotto soprattutto a Casiodoro de Reyna, monaco geronimita fuggito dal monastero sivigliano di San Isidoro del Campo e futuro traduttore della cosiddetta Bibbia dell’Orso. Altri studiosi hanno proposto Antonio del Corro, anch’egli esule proveniente dall’ambiente riformato sivigliano. L’ipotesi oggi più accreditata considera tuttavia il libro il risultato di un lavoro collettivo, elaborato attraverso testimonianze, documenti e memorie fatti circolare dalla rete degli esuli protestanti spagnoli. Dietro lo pseudonimo potrebbero dunque celarsi, con ruoli differenti, Casiodoro de Reyna, Antonio del Corro e Juan Pérez de Pineda.

L’opera nacque all’indomani della repressione delle comunità evangeliche di Siviglia, scoperte tra il 1557 e il 1558 e colpite dagli autodafé celebrati a partire dal 1559. Gli autori intendevano informare il pubblico europeo su un organismo il cui funzionamento era protetto dal segreto. La scelta del latino permetteva di rivolgersi a lettori appartenenti a paesi e confessioni differenti, mentre la pubblicazione negli ambienti protestanti tedeschi sottraeva il testo alla censura della monarchia spagnola. Un precedente tentativo di stampa a Strasburgo era stato impedito dalle autorità cittadine.

La prima parte ricostruisce con notevole precisione le diverse fasi del procedimento inquisitoriale: citazione e arresto dell’accusato, sequestro dei beni, interrogatori, detenzione nelle carceri segrete, pubblicazione mutila delle deposizioni testimoniali, difficoltà della difesa, uso della tortura, formulazione della sentenza e celebrazione dell’autodafé. La descrizione si fondava non soltanto sull’esperienza diretta o indiretta degli esuli, ma anche sulla conoscenza delle istruzioni che regolavano il funzionamento dei tribunali. Particolare rilievo assume la denuncia del segreto processuale, che impediva all’imputato di conoscere l’identità degli accusatori e lo costringeva a difendersi da imputazioni formulate in maniera incompleta.

Alla trattazione generale seguono esempi concreti della repressione e una serie di profili dei membri del movimento riformato sivigliano. Fra questi figurano Juan Ponce de León, Juan González, Isabel de Baena, María de Virués, María de Cornejo, María de Bohórquez, Julián Hernández, Cristóbal de Losada, García Arias, Juan Gil e Constantino de la Fuente. Presentati come testimoni e martiri della vera fede, essi compongono una sorta di martirologio protestante spagnolo, contrapposto alla rappresentazione infamante diffusa dagli inquisitori. Il racconto conserva inoltre informazioni preziose su persone e ambienti dei quali sono andate perdute altre testimonianze.

Il testo delle Artes adottava il linguaggio polemico e martirologico proprio della cultura protestante e rappresentava l’Inquisizione come un’istituzione fondata sulla dissimulazione, sulla paura e sull’arbitrio. Ciò non autorizza tuttavia a considerarlo una semplice invenzione propagandistica: il confronto con la documentazione inquisitoriale ha confermato l’attendibilità di molti episodi e la sostanziale esattezza della ricostruzione procedurale. Il suo valore consiste proprio nell’unione fra denuncia confessionale, conoscenza interna dei meccanismi giudiziari e memoria della persecuzione sivigliana.

La fortuna europea dell’opera fu immediata. Nel 1568 ne apparvero una traduzione inglese di Vincent Skinner, intitolata A Discovery and Playne Declaration of Sundry Subtill Practises of the Holy Inquisition of Spayne, e una versione francese, Histoire de l’Inquisition d’Espagne, tradizionalmente attribuita a Jacques Bienvenu e uscita nell’ambiente editoriale ginevrino di Jean Crespin. Seguirono ristampe e traduzioni in altre lingue europee. Il libro alimentò così la polemica protestante contro Filippo II e contribuì in modo decisivo alla formazione dell’immagine europea dell’Inquisizione e della cosiddetta “leggenda nera” spagnola. Al tempo stesso rimase una fonte fondamentale per la storia della Riforma in Spagna e della diaspora degli esuli iberici.

Bibliografia

  • Eduard Boehmer, Bibliotheca Wiffeniana. Spanish Reformers of Two Centuries from 1520. Their Lives and Writings, 3 voll., Karl J. Trübner, Strasburgo-Londra 1874-1904, vol. II, pp. 111-138.
  • Nicolás Castrillo Benito, El “Reginaldo Montano”. Primer libro polémico contra la Inquisición española. Edición crítica y traducción, Consejo Superior de Investigaciones Científicas-Centro de Estudios Inquisitoriales, Madrid 1991.
  • Ignacio J. García Pinilla, Aportaciones críticas al texto deSanctae Inquisitionis Hispanicae artes aliquot, in "Habis/", 26, 1995, pp. 199-226.
  • Carlos Gilly, Spanien und der Basler Buchdruck bis 1600. Ein Querschnitt durch die spanische Geistesgeschichte aus der Sicht einer europäischen Buchdruckerstadt, Helbing & Lichtenhahn, Basilea-Francoforte sul Meno 1985.
  • Marcos J. Herráiz Pareja, Ignacio J. García Pinilla e Jonathan L. Nelson (a cura di), Inquisitionis Hispanicae Artes: The Arts of the Spanish Inquisition. Reginaldus Gonsalvius Montanus. A Critical Edition of the “Sanctae Inquisitionis Hispanicae Artes aliquot” (1567) with a Modern English Translation, Brill, Leiden-Boston 2018.
  • Francisco Ruiz de Pablos (a cura di), Artes de la Santa Inquisición española de González Montes. Estudio preliminar y traducción, Universidad Nacional de Educación a Distancia, Madrid 1997.
  • Bernard Antoon Vermaseren Vermaseren, Who Was Reginaldus Gonsalvius Montanus?, in "Bibliothèque d’Humanisme et Renaissance", 47/1, 1985, pp. 47-77.

Testo originale on line

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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