Corro, Antonio del, il giovane

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Antonio del Corro il giovane (Siviglia, 1527 - Londra, 30 marzo 1591) è stato un religioso, teologo, umanista e grammatico spagnolo, tra le figure più originali del protestantesimo spagnolo del Cinquecento. Esule dalla Spagna dal 1557, attraversò gli ambienti riformati di Ginevra, Losanna, Francia, Paesi Bassi e Inghilterra, maturando progressivamente posizioni critiche nei confronti dell'irrigidimento confessionale e schierandosi a favore della tolleranza e della libertà di coscienza.

Biografia

Apparteneva a una famiglia di origine cantabrica stabilitasi da tempo a Siviglia ed era strettamente imparentato con l'omonimo Antonio del Corro il Vecchio, canonico e inquisitore sivigliano, indicato tradizionalmente come suo zio, ma secondo altre testimonianze probabilmente suo padre naturale. Entrò nel monastero geronimita di San Isidoro del Campo, presso Siviglia, uno dei principali centri di diffusione delle nuove idee religiose nella Spagna del Cinquecento. Qui ricevette una buona formazione umanistica e teologica e si avvicinò agli ambienti influenzati da Juan Gil (il dottor Egidio).

Corro avrebbe in seguito fatto risalire proprio al processo contro Juan Gil del 1552 la maturazione delle proprie riserve nei confronti dell'Inquisizione. Nel monastero poté inoltre leggere opere di Martin Lutero e di altri autori protestanti, che circolavano clandestinamente anche attraverso gli stessi ambienti inquisitoriali. Nel 1557 abbandonò San Isidoro del Campo e la Spagna, precedendo la fuga di altri monaci del convento, tra i quali Casiodoro de Reina e Cipriano de Valera. Raggiunse Ginevra e quindi Losanna, dove, grazie a una borsa di studio bernese, approfondì la teologia riformata nell'ambiente di Théodore de Bèze.

L'esperienza del protestantesimo ginevrino provocò tuttavia presto nuove inquietudini. Le polemiche suscitate dalla condanna di Michele Serveto e il conflitto tra gli ambienti calvinisti e Sebastiano Castellione indussero Corro a scorgere anche nelle Chiese riformate il pericolo di una nuova intolleranza dottrinale. Si interessò quindi ad autori dissidenti come Schwenckfeld, Krautwald, Velsius e Aconcio, maturando una concezione del cristianesimo sempre più insofferente verso le controversie teologiche che giudicava estranee all'"edificazione delle coscienze".

Dopo aver esercitato il ministero in Aquitania e nel Béarn, entrò nell'ambiente di Jeanne d'Albret, regina di Navarra, e soggiornò a Pau, dove fu coinvolto anche nell'educazione del giovane principe Enrico, futuro Enrico IV di Francia. Passò successivamente a Montargis, presso la corte di Renata di Francia, dove soggiornarono anche altri esuli religiosi spagnoli, tra i quali Casiodoro de Reina e Juan Pérez de Pineda.

Nel 1566 fu chiamato ad Anversa come ministro della comunità protestante francofona. Durante il breve periodo di relativa libertà religiosa del Wonderjaar rifiutò di sottoscrivere una condanna indiscriminata di anabattisti, antitrinitari e altri dissidenti e propose invece un accordo fondato su un nucleo essenziale di principi cristiani condivisi. Nell'Epistre et amiable remonstrance (1567) attaccò l'intolleranza dei "nuovi inquisitori delle Chiese riformate", criticando quanti trasformavano confessioni di fede, catechismi e interpretazioni teologiche particolari in criteri assoluti di ortodossia.

Nello stesso periodo indirizzò a Filippo II la Lettre envoiée à la Majesté du Roy des Espagnes (1567), nella quale difese le proprie scelte religiose, denunciò la persecuzione inquisitoriale e sostenne la necessità della libertà di coscienza. Il testo risente sensibilmente della riflessione di Castellione sulla tolleranza. Corro aveva del resto motivi personali per attaccare il Sant'Uffizio: l'Inquisizione spagnola lo aveva condannato a morte in contumacia e la sua effigie era stata bruciata, insieme a quelle di altri fuggitivi di San Isidoro, nell'auto de fe sivigliano del 26 aprile 1562.

Dopo la restaurazione del controllo spagnolo sui Paesi Bassi si trasferì in Inghilterra. Anche qui entrò però in conflitto con gli ambienti calvinisti più rigorosi, in particolare con la Chiesa francese di Londra, che guardava con sospetto alle sue posizioni teologiche e ai suoi rapporti con Castellione. Fu sospeso ed excomunicato e le controversie impedirono anche la costituzione stabile di una comunità protestante spagnola sotto la sua guida. Corro reagì denunciando apertamente il carattere oppressivo assunto, a suo giudizio, dalle strutture ecclesiastiche riformate.

Trovò invece protezione negli ambienti della Chiesa d'Inghilterra e soprattutto presso il conte di Leicester. Nonostante l'opposizione che gli impedì di conseguire il dottorato in teologia, insegnò a Oxford, fu membro di Christ Church e ottenne diverse prebende ecclesiastiche. Negli ultimi decenni della sua vita la sua posizione religiosa si avvicinò così maggiormente all'anglicanesimo, senza che venisse meno la sua diffidenza verso definizioni confessionali troppo rigide.

La produzione di Corro fu ampia e linguisticamente varia. Accanto agli scritti di controversia e di esegesi biblica pubblicò il Dialogus theologicus (Londra 1574), dedicato all'interpretazione dell'Epistola ai Romani, opere sull'Ecclesiaste e le Reglas gramaticales para aprender la lengua española y francesa (Oxford 1586). Curò inoltre un'edizione del Diálogo de las cosas ocurridas en Roma di Alfonso de Valdés e nel 1588 pubblicò anonimamente il De sacrae scripturae auctoritate di Fausto Sozzini, attribuendolo fittiziamente a un gesuita e indicando come luogo di stampa Siviglia.

Morì a Londra il 30 marzo 1591. Il suo percorso, iniziato nel cattolicesimo spagnolo e proseguito attraverso calvinismo, dissenso riformato e anglicanesimo, rende difficile ricondurlo a una precisa identità confessionale. Più che elaborare una nuova ortodossia, Corro cercò progressivamente uno spazio cristiano fondato su un patrimonio essenziale di fede, sulla limitazione delle dispute dogmatiche e sul rifiuto della persecuzione religiosa: un orientamento che lo colloca nel più vasto universo della dissidenza religiosa e della riflessione cinquecentesca sulla tolleranza.

Opere principali

  • Lettre envoiée à la Majesté du Roy des Espagnes, Anversa 1567.
  • Epistre et amiable remonstrance, Anversa 1567.
  • Summa ceu epitome orationis coram habitae ab Antonio Corrano, Londra 1569.
  • Tableau de l'oeuvre de Dieu, Londra 1569.
  • Acta Consistorii Ecclesiae Londino-Gallicae, cum responso Antonii Corrani, Londra 1571.
  • Dialogus theologicus. Quo Epistola Pauli Apostoli ad Romanos explanatur, Londra 1574.
  • Monas theologica, 1576.
  • Sapientissimi Regis Salomonis Concio de summo hominis bono […] Ecclesiasten vocant, Londra 1579.
  • Reglas gramaticales para aprender la lengua española y francesa, Oxford 1586.

Bibliografia

  • Eduard Boehmer, Bibliotheca Wiffeniana. Spanish Reformers of Two Centuries from 1520, vol. III, Karl J. Trübner, Strasburgo 1904, pp. 1-146.
  • Luigi Firpo, La Chiesa italiana di Londra nel Cinquecento e i suoi rapporti con Ginevra, in Delio Cantimori (a cura di), Ginevra e l'Italia, Firenze 1959, pp. 309-412.
  • Carlos Gilly, Spanien und der Basler Buchdruck bis 1600, Helbing & Lichtenhahn, Basel-Frankfurt am Main 1985.
  • Carlos Gilly, «Comme un cincquiesme Evangile»: Konfessionalismus und Toleranz in Antwerpens «Wonderjaar», in Henry Méchoulan et al. (a cura di), La formazione storica della alterità. Studi di storia della tolleranza nell'età moderna offerti a Antonio Rotondò, vol. I, Olschki, Firenze 2001, pp. 295-329.
  • Carlos Gilly, Corro, Antonio del, il giovane, in DSI, vol. I, pp. 418-419.
  • Arthur Gordon Kinder, Spanish Protestants and Reformers in the Sixteenth Century, Grant & Cutler, London 1983.
  • Arthur Gordon Kinder, Antonio del Corro, in André Séguenny (dir.), Bibliotheca Dissidentium. Répertoire des non-conformistes religieux des seizième et dix-septième siècles, vol. VII, Éditions Valentin Koerner, Baden-Baden 1986, pp. 121-176.
  • William McFadden, The Life and Works of Antonio del Corro, PhD dissertation, Queen's University, Belfast 1953.
  • Bernard A. Vermaseren, The Life of Antonio del Corro (1527-1591) before his Stay in England, in "Archives et Bibliothèques de Belgique", 57, 1986, pp. 530-568; 61, 1990, pp. 175-275.

Article written by Daniele Santarelli | Ereticopedia.org © 2026

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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