Valera, Cipriano de

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Cipriano de Valera (Fregenal de la Sierra o Valera la Vieja, 1531-1532 ca. – Londra?, post 1602) fu un monaco geronimita, traduttore, biblista e polemista protestante spagnolo.

Le notizie sui suoi primi anni sono scarse. Il nome con il quale è conosciuto potrebbe derivare da Valera la Vieja, insediamento nei pressi di Fregenal de la Sierra, nell’attuale provincia di Badajoz. Studiò filosofia e teologia a Siviglia, dove ebbe modo di ascoltare la predicazione di Juan Gil e Constantino Ponce de la Fuente, protagonisti di quella stagione evangelica che precedette la scoperta e la repressione dei gruppi protestanti cittadini.

Entrò quindi nel monastero geronimita di San Isidoro del Campo, presso Santiponce. Qui conobbe Casiodoro de Reina e Antonio del Corro e partecipò all’esperienza di un cenobio nel quale la lettura delle Scritture, la giustificazione per fede e la critica delle pratiche tradizionali avevano trovato un terreno particolarmente fertile. Quando l’intervento dell’Inquisizione spagnola apparve imminente, Valera abbandonò la Spagna insieme con altri confratelli. Nel 1557 raggiunse Ginevra, dove entrò in contatto con Juan Pérez de Pineda e con gli ambienti della diaspora riformata iberica.

La permanenza in Svizzera fu breve. Nel 1559 si trasferì in Inghilterra, destinata a diventare il centro stabile della sua attività. Collaborò inizialmente con Reina al tentativo di organizzare a Londra una comunità protestante di lingua spagnola; frequentò quindi Cambridge e Oxford, dove nel 1565 fu incorporato come Master of Arts. Svolse attività di insegnante e precettore e si inserì nel protestantesimo inglese, senza tuttavia perdere di vista il pubblico al quale intendeva principalmente rivolgersi: gli spagnoli rimasti nella penisola, gli esuli e quanti vivevano lontano dalla propria terra per motivi religiosi.

In patria fu condannato in contumacia. La sua effigie venne bruciata nell’autodafé sivigliano del 1562 e le sue opere furono sistematicamente proibite. Negli indici inquisitoriali il suo nome finì anzi per assumere un valore quasi esemplare: Valera vi fu indicato come «l’eretico spagnolo», definizione che rende bene la rilevanza attribuita dal Santo Ufficio alla sua attività editoriale.

Valera fu un efficace mediatore, capace di scegliere, tradurre e rielaborare testi destinati a diffondere in castigliano i fondamenti della fede riformata. Nel 1588 pubblicò a Londra i Dos tratados: el primero es del Papa y de su autoridad; el segundo es de la misa, poi riproposti in forma ampliata nel 1599. Il papato vi era rappresentato come il risultato di una lunga corruzione della Chiesa primitiva; la messa, invece, come una deformazione idolatrica della Cena del Signore. Valera insisteva sul carattere sacrificale della liturgia cattolica, sul culto dei santi, sull’esclusione dei laici dal calice e soprattutto sull’uso di una lingua che impediva al popolo di comprendere ciò che veniva celebrato.

Alla seconda edizione dei Dos tratados aggiunse l’Enjambre de los falsos milagros, dedicato al caso della domenicana portoghese María de la Visitación, celebrata come mistica e smascherata infine come autrice di stimmate fraudolente. L’episodio offriva a Valera l’occasione per colpire, con un tono più sarcastico che propriamente teologico, la credulità collettiva, il culto dei prodigi e la facilità con cui le autorità ecclesiastiche potevano conferire legittimità a fenomeni superstiziosi.

Diverso per finalità era il Tratado para confirmar en la fe cristiana a los cautivos de Berbería, pubblicato nel 1594. Rivolgendosi agli spagnoli prigionieri nell’Africa settentrionale, Valera cercava di sostenerli di fronte alla possibilità dell’abiura e della conversione all’islam. Anche in questo caso scriveva per una comunità dispersa, priva di guide religiose e sottoposta a pressioni che potevano metterne in crisi l’identità cristiana.

Nel 1597 pubblicò la prima versione castigliana completa dell’Institutio Christianae religionis di Giovanni Calvino. La traduzione non era soltanto un’operazione letteraria. Attraverso adattamenti, chiarimenti e un’ampia prefazione, Valera cercò di rendere accessibile al lettore spagnolo quella che considerava la più coerente esposizione della dottrina riformata. La sua adesione al calvinismo fu assai più netta di quella di Casiodoro de Reina, poco incline a lasciarsi racchiudere entro una precisa identità confessionale.

L’impresa alla quale il nome di Valera è rimasto definitivamente legato fu però la revisione della Bibbia tradotta da Reina e pubblicata a Basilea nel 1569. Egli affermò di avere dedicato circa vent’anni al confronto di quel testo con le versioni ebraiche e greche e con altre traduzioni. Nel 1596 fece uscire a Londra una prima revisione del Nuovo Testamento; nel 1602 pubblicò ad Amsterdam l’intera Bibbia con il titolo La Biblia, que es, los sacros libros del Viejo y Nuevo Testamento. Segunda edición, revista y conferida con los textos hebreos y griegos y con diversas traslaciones.

Quella di Valera non fu una nuova traduzione. Il testo di Reina rimase largamente riconoscibile, ma fu corretto, alleggerito e reso più conforme agli orientamenti delle chiese riformate. Valera intervenne sulle note, modificò alcune scelte linguistiche e collocò i libri deuterocanonici in una sezione separata fra l’Antico e il Nuovo Testamento. Nell’Exhortación al cristiano lector rivendicò il diritto di leggere direttamente le Scritture e rovesciò contro le autorità ecclesiastiche l’accusa di favorire l’eresia: non era la lettura della Bibbia a generare l’errore, bensì l’ignoranza nella quale il popolo veniva deliberatamente mantenuto.

L’edizione del 1602 è comunemente chiamata Bibbia del Cántaro per l’emblema riprodotto sul frontespizio, nel quale due uomini annaffiano un albero servendosi di un’anfora. Attraverso le successive revisioni, essa divenne la base della Bibbia Reina-Valera, ancora oggi largamente utilizzata nel protestantesimo di lingua spagnola. La denominazione congiunta riconosce due operazioni differenti ma complementari: a Reina spettò la traduzione, a Valera la revisione e il definitivo inserimento dell’opera nella tradizione delle chiese riformate.

Dopo il 1602 non si hanno più notizie certe di Valera. Non sono conosciuti né il luogo né la data esatta della morte. La sua importanza risiede meno nell’elaborazione di una teologia personale che nella capacità di trasformare l’esilio in un’officina editoriale rivolta alla Spagna. Attraverso traduzioni, revisioni e scritti polemici contribuì a costruire una cultura protestante in castigliano proprio mentre l’Inquisizione tentava di cancellarne ogni traccia dalla penisola.

Opere

  • Dos tratados: el primero es del Papa y de su autoridad; el segundo es de la misa, Londra 1588; edizione ampliata, Londra 1599.
  • Tratado para confirmar en la fe cristiana a los cautivos de Berbería, Peter Short, Londra 1594.
  • El Testamento Nuevo de Nuestro Señor Jesucristo, revisto y conferido con el texto griego, Richard Field, Londra 1596.
  • Giovanni Calvino, Institución de la religión cristiana, traduzione di Cipriano de Valera, Richard Field, Londra 1597.
  • Enjambre de los falsos milagros y ilusiones del demonio con que María de la Visitación, priora de la Anunciada de Lisboa, engañó a muy muchos, Londra 1599.
  • Aviso a los de la Iglesia romana sobre la indicción del jubileo por la bula del papa Clemente VIII, Londra 1600.
  • La Biblia, que es, los sacros libros del Viejo y Nuevo Testamento. Segunda edición, revista y conferida con los textos hebreos y griegos y con diversas traslaciones, Lorenzo Jacobi, Amsterdam 1602.

Bibliografia

  • Plutarco Bonilla, Cosas olvidadas (o no sabidas) acerca de la versión de Casiodoro de Reina, luego revisada por Cipriano de Valera, in "Revista Bíblica", 59, 1995, pp. 155-180.
  • Paul J. Hauben, Three Spanish Heretics and the Reformation: Antonio del Corro, Cassiodoro de Reina, Cypriano de Valera, Droz, Ginevra 1967.
  • L. J. Hutton, The Spanish Heretic: Cipriano de Valera, in "Church History", 27/1, 1958, pp. 23-31.
  • Arthur Gordon Kinder, Cipriano de Valera, Spanish Reformer (1532?-1602?), in "Bulletin of Hispanic Studies", 46/2, 1969, pp. 109-119.
  • Arthur Gordon Kinder, Further Unpublished Material and Some Notes on Cipriano de Valera, in "Bibliothèque d’Humanisme et Renaissance", 31, 1969, pp. 169-171.
  • Juan Luis Monreal Pérez, Biblismo, lengua vernácula y traducción en Casiodoro de Reina y Cipriano de Valera, in "Hikma", 13, 2014, pp. 67-96.
  • José C. Nieto, El Renacimiento y la otra España. Visión cultural socioespiritual, Droz, Ginevra 1997.
  • Miguel Sáenz Sagaseta, Traductor y revisor: Casiodoro de Reina y Cipriano de Valera, in Julio César Santoyo et al. (a cura di), Fidus interpres. Actas de las Primeras Jornadas Nacionales de Historia de la Traducción, vol. I, Universidad de León, León 1987, pp. 91-97.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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