Bernetti, Tommaso

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Tommaso Bernetti (Fermo, 29 dicembre 1779 - Fermo, 21 marzo 1852) è stato un cardinale, diplomatico e uomo di governo pontificio, membro della Congregazione del Sant'Uffizio e della Congregazione dell'Indice e segretario di Stato sotto Leone XII e Gregorio XVI.

Figlio del conte Salvatore Bernetti e di Giuditta Brancadoro, era nipote del cardinale Cesare Brancadoro. Studiò filosofia e diritto a Fermo e nel 1800 si trasferì a Roma. Durante l'età napoleonica accompagnò lo zio Brancadoro nell'esilio in Francia e svolse missioni riservate per mantenere i collegamenti tra gli ambienti pontifici.

Rientrato a Roma dopo la caduta dell'Impero, fu pro-legato a Ferrara, referendario delle Segnature e, dal 1820 al 1826, governatore di Roma, vicecamerlengo e direttore generale di polizia. In tali incarichi si distinse per l'energica repressione delle società segrete e per una politica di rigoroso controllo dell'ordine pubblico.

Nel 1826 svolse importanti missioni diplomatiche in Russia, Austria e Francia. Leone XII lo creò cardinale il 2 ottobre 1826, quando non era ancora sacerdote.

Il 17 giugno 1828 fu nominato segretario di Stato. Il 19 giugno 1828 entrò nella Congregazione del Sant'Uffizio, giurando come cardinale inquisitore il 25 giugno. Il 30 settembre 1828 fu inoltre nominato membro della Congregazione dell'Indice.

Alla morte di Leone XII lasciò la Segreteria di Stato e fu inviato come legato a Bologna. Nel conclave del 1829 sostenne le candidature dell'area zelante, in particolare quella di Emanuele De Gregorio.

Eletto Gregorio XVI nel 1831, tornò alla guida della Segreteria di Stato, che mantenne fino al gennaio 1836. Nel contesto dei moti nelle Legazioni perseguì una linea nettamente controrivoluzionaria e sostenne il rafforzamento delle forze volontarie filopontificie, pur cercando contemporaneamente di preservare l'autonomia dello Stato della Chiesa dall'eccessiva influenza austriaca.

Ordinato sacerdote soltanto nel 1839, nel 1844 divenne vicecancelliere di Santa Romana Chiesa. Durante la crisi del 1848 raggiunse Pio IX a Gaeta. Negli ultimi anni si ritirò a Fermo, dove morì il 21 marzo 1852.

Bernetti fu indubbiamente un conservatore, anche se il suo profilo non coincide pienamente con quello degli zelanti più propriamente religioso-dottrinali. Il suo intransigentismo ebbe soprattutto carattere politico e controrivoluzionario: alla difesa di una rigida restaurazione dell'autorità pontificia unì infatti pragmatismo diplomatico e una certa autonomia rispetto ai gruppi curiali.

Bibliografia

  • Giuseppe Pignatelli, Bernetti, Tommaso, in DBI, vol. 9 (1967).
  • Lajos Pásztor, I cardinali Albani e Bernetti e l'intervento austriaco nel 1831, in "Rivista di storia della Chiesa in Italia", 8 (1954), pp. 95-128.
  • Herman H. Schwedt, Tobias Lagatz, Prosopographie von romischer Inquisition und Indexkongregation: 1814-1917, Schöningh, Paderborn 2005, vol. I, pp. 154-157.
  • Patrizia Ugolini, La politica estera del card. Tommaso Bernetti segretario di Stato di Leone XII (1828-1829), in "Archivio della Società romana di storia patria", 92, 1969, pp. 213-320.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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