Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Emanuele De Gregorio (18 dicembre 1758 - Roma, 7 novembre 1839) è stato un cardinale e uomo di Curia, membro della Congregazione dell'Indice e della Congregazione del Sant'Uffizio.
Nacque durante un viaggio per mare da Napoli alla Spagna. Figlio di Leopoldo De Gregorio, marchese di Squillace e ministro di Carlo III di Borbone, e di Maria Josepha Verdugo y Quijada, apparteneva a una famiglia originaria del patriziato messinese. Dal 1766 studiò al Collegio Clementino di Roma.
Intrapresa la carriera curiale, fu abbreviatore del Parco Maggiore, referendario delle Segnature e dal 1785 luogotenente civile del Vicariato di Roma. Durante la Repubblica romana del 1798 fu arrestato dai francesi; liberato, raggiunse Pio VI in Toscana e divenne uno dei suoi collaboratori più fidati.
Con l'elezione di Pio VII partecipò alla restaurazione del governo pontificio. Nel 1801 fu nominato segretario della Congregazione del Concilio e successivamente pro-nunzio in Toscana, dove sostenne una decisa restaurazione delle prerogative ecclesiastiche compromesse dalle riforme leopoldine.
Dopo la nuova occupazione francese di Roma fu delegato apostolico della città per un breve periodo. Nel 1810 venne deportato a Parigi e nel gennaio 1811 imprigionato, quindi rinchiuso nel castello di Vincennes fino al 1814.
Rientrato a Roma, il 4 giugno 1814 entrò nella Congregazione della Riforma. Pio VII lo creò cardinale l'8 marzo 1816.
Il 18 novembre 1818 fu nominato membro della Congregazione dell'Indice. Il 26 gennaio 1820 fu quindi nominato membro della Congregazione del Sant'Uffizio, giurando come cardinale inquisitore il 23 febbraio successivo.
Nel maggio 1820 divenne prefetto della Congregazione del Concilio. Fu inoltre membro della Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari e della Congregazione degli Studi.
Durante il pontificato di Leone XII divenne uno degli esponenti più autorevoli del gruppo degli zelanti, contrario alla linea riformistica di Ercole Consalvi. Partecipò alla congregazione consultiva istituita dal nuovo pontefice e nel 1824 fu inviato a Bologna per sovrintendere all'applicazione della riforma universitaria.
Nel conclave del 1829 fu il principale candidato degli zelanti, senza tuttavia ottenere l'elezione. Pio VIII lo nominò penitenziere maggiore e cardinale vescovo di Frascati. Anche nel conclave del 1830-31 fu sostenuto dall'area zelante; dopo l'elezione di Gregorio XVI rimase uno dei collaboratori più autorevoli del pontefice.
Nel 1834 fu nominato segretario dei Brevi e nel 1837 cardinale vescovo di Porto e Santa Rufina.
Morì a Roma il 7 novembre 1839.
Il suo profilo è chiaramente riconducibile all'area conservatrice e intransigente della Chiesa del suo tempo, pur senza coincidere con le posizioni più estreme del gruppo degli zelanti. La sua azione fu caratterizzata dalla difesa delle prerogative pontificie, dall'opposizione al giurisdizionalismo e dalla volontà di restaurare l'assetto ecclesiastico precedente alle riforme settecentesche e napoleoniche.
Bibliografia
- Philippe Boutry, Souverain et pontife: recherches prosopographiques sur la Curie romaine à l'âge de la Restauration (1814-1846), École française de Rome, Rome 2002, pp. 357-358.
- Marina Caffiero, De Gregorio, Emanuele, in DBI, vol. 36 (1988).
- MORONI, vol. XXXIII (1845), pp. 10-17.
- Herman H. Schwedt, Tobias Lagatz, Prosopographie von romischer Inquisition und Indexkongregation: 1814-1917, Schöningh, Paderborn 2005, vol. I, pp. 415-419.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]