Consalvi, Ercole

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Ercole Consalvi (Roma, 8 giugno 1757 - Roma, 24 gennaio 1824) è stato un cardinale, diplomatico e uomo di governo pontificio, segretario di Stato di Pio VII dal 1800 al 1806 e dal 1814 al 1823. Fu anche membro della Congregazione del Sant'Uffizio dal 1800.

Vita e azione politica

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Figlio di Giuseppe Consalvi e di Claudia Carandini, apparteneva a una famiglia la cui fortuna e il cui nome derivavano dall'adozione del nonno paterno Giovanni Gregorio Brunacci da parte del marchese Ercole Consalvi. Rimasto molto presto orfano di padre, crebbe insieme ai fratelli sotto la protezione dello zio materno, il cardinale Filippo Carandini, e del cardinale Andrea Negroni.

Dal 1766 al 1771 studiò presso il collegio degli scolopi di Urbino; passò quindi al seminario di Frascati, dove rimase fino al 1776, e successivamente frequentò l'Accademia dei Nobili Ecclesiastici di Roma fino al 1782. La sua formazione e la successiva carriera ebbero un carattere prevalentemente giuridico, amministrativo e diplomatico.

Il 20 maggio 1783 divenne cameriere segreto e nel luglio 1784 prelato domestico. Il 15 luglio dello stesso anno fu nominato referendario delle Segnature. Nel 1785 divenne ponente della Congregazione del Buon Governo; nel 1787 segretario della congregazione preposta all'ospizio apostolico di San Michele a Ripa e nel gennaio 1789 presidente interinale dello stesso istituto. Il 10 aprile 1789 fu nominato votante della Segnatura e il 2 dicembre 1792 uditore della Sacra Rota.

Dopo l'occupazione francese di Roma fu arrestato il 13 febbraio 1798 e detenuto a Castel Sant'Angelo; privato dei beni, fu successivamente deportato verso Civitavecchia e Terracina ed espulso dallo Stato pontificio. Passò per Napoli e Livorno e raggiunse Pio VI in Toscana. Espulso anche da quest'ultima, si trasferì dapprima a Vicenza, presso lo zio cardinale Filippo Carandini, e quindi a Venezia.

Nel settembre 1799 fu nominato pro-segretario del conclave riunito a Venezia dopo la morte di Pio VI. In tale posizione ebbe un ruolo rilevante nelle trattative che condussero all'elezione del cardinale Barnaba Chiaramonti, divenuto papa con il nome di Pio VII. Il 15 marzo 1800 divenne pro-segretario di Stato e l'11 agosto dello stesso anno fu creato cardinale e nominato segretario di Stato.

Il 30 ottobre 1800 fu nominato membro della Congregazione del Sant'Uffizio, oltre che delle Congregazioni di Propaganda Fide, del Concilio e Concistoriale. Nel marzo 1801 entrò anche nella Congregazione Cerimoniale.

Nel giugno 1801 fu inviato a Parigi, insieme al fratello Andrea, per le decisive trattative sul Concordato tra la Santa Sede e la Francia napoleonica. Consalvi considerò l'accordo uno strumento attraverso il quale, accettando alcuni dei mutamenti prodotti dalla Rivoluzione, era possibile ricostruire la presenza della Chiesa in Francia e contemporaneamente rafforzare l'autorità pontificia sugli episcopati nazionali. Ricevette il diaconato il 21 dicembre 1801 e non fu mai ordinato sacerdote.

Il 26 dicembre 1801 fu nominato pro-prefetto della Segnatura di Giustizia. Durante il viaggio di Pio VII in Francia per l'incoronazione di Napoleone, dal novembre 1804 al maggio 1805, esercitò ampi poteri quale rappresentante del pontefice a Roma. Il 6 settembre 1805 divenne prefetto delle Segnature.

Il progressivo deterioramento dei rapporti tra Napoleone e la Santa Sede determinò la sua uscita dalla Segreteria di Stato il 17 giugno 1806. Consalvi aveva difeso la neutralità e l'integrità territoriale dello Stato pontificio contro le crescenti pretese francesi. Dopo l'occupazione e l'annessione dello Stato della Chiesa all'Impero, il 9 dicembre 1809 fu deportato da Roma e condotto in Francia.

Il 2 aprile 1810 rifiutò, insieme con altri dodici cardinali, di assistere alle nozze religiose tra Napoleone e Maria Luisa d'Asburgo. Per tale rifiuto fu privato delle insegne cardinalizie e annoverato tra i cosiddetti «cardinali neri». Fu confinato a Reims, dove rimase fino al febbraio 1813.

Liberato dopo il concordato di Fontainebleau, raggiunse Pio VII e contribuì in modo determinante a persuadere il pontefice a ritrattare l'accordo imposto da Napoleone. Rimase accanto al papa fino all'inizio del 1814, quando fu nuovamente relegato, questa volta a Béziers.

Dopo la caduta dell'Impero napoleonico raggiunse nuovamente Pio VII e il 19 maggio 1814 fu nominato per la seconda volta segretario di Stato, incarico che mantenne fino al 20 agosto 1823. Partì immediatamente per una lunga missione diplomatica che lo condusse a Parigi, Londra e infine a Vienna. Al Congresso di Vienna difese gli interessi temporali della Santa Sede e ottenne la restituzione della maggior parte dei territori dello Stato pontificio perduti durante l'età rivoluzionaria e napoleonica.

Durante la Restaurazione la sua linea politica si contrappose nettamente a quella degli ambienti intransigenti e degli «zelanti». Consalvi riteneva impossibile restaurare integralmente gli assetti anteriori alla Rivoluzione francese e perseguì invece una politica di adattamento pragmatico alle trasformazioni intervenute in Europa. Difese il Concordato del 1801 contro quanti nella Curia ne chiedevano l'annullamento e mostrò maggiore disponibilità degli ambienti zelanti nei confronti della tolleranza religiosa e delle istituzioni politiche degli Stati europei.

Questa impostazione trovò la sua più significativa espressione nella riorganizzazione amministrativa dello Stato pontificio. Il motu proprio del 6 luglio 1816 introdusse una nuova articolazione territoriale e amministrativa dello Stato, ridusse privilegi e particolarismi locali e riorganizzò numerosi settori dell'amministrazione e della finanza. Consalvi cercò inoltre di promuovere una codificazione civile e penale ispirata in parte all'esperienza legislativa francese, incontrando una forte opposizione negli ambienti curiali più conservatori e nella nobiltà. Soltanto una parte di tale programma poté essere realizzata.

Il suo riformismo non implicava tuttavia un'adesione al liberalismo politico. Consalvi respinse il costituzionalismo applicato allo Stato pontificio e perseguì piuttosto un modello di governo accentrato, amministrativamente razionalizzato e fondato sul rafforzamento dell'autorità pontificia. Sul piano ecclesiastico la politica concordataria da lui promossa mirava inoltre a ridimensionare le tradizioni gallicane e giurisdizionaliste e a consolidare il controllo della Santa Sede sulle Chiese nazionali.

Il 10 maggio 1817 divenne segretario dei Brevi Apostolici e il 29 agosto dello stesso anno bibliotecario di Santa Romana Chiesa. Il 23 marzo 1822 fu nominato pro-prefetto della Congregazione di Propaganda Fide e della Congregazione sopra la correzione dei libri della Chiesa orientale.

Alla morte di Pio VII, nell'agosto 1823, gli ambienti zelanti prevalsero nel conclave che portò all'elezione di Leone XII. Consalvi lasciò quindi la Segreteria di Stato. Il 13 gennaio 1824 fu nominato prefetto della Congregazione di Propaganda Fide e, contemporaneamente, prefetto della Congregazione sopra la correzione dei libri della Chiesa orientale.

Morì a Roma il 24 gennaio 1824. Fu sepolto nella chiesa di San Marcello al Corso.

Per il suo programma di razionalizzazione amministrativa, la sua opposizione agli zelanti e agli ambienti restauratori più rigidi e la capacità di recepire selettivamente alcuni degli effetti istituzionali dell'esperienza rivoluzionaria e napoleonica, può essere considerato un riformatore moderato, pur nel quadro di una concezione fortemente accentratrice del governo pontificio e di una decisa affermazione del primato romano.

Bibliografia essenziale

  • Philippe Boutry, Souverain et pontife: recherches prosopographiques sur la Curie romaine à l'âge de la Restauration (1814-1846), École française de Rome, Rome 2002, in part. pp. 347-351.
  • MORONI, vol. XVII (1842), pp. 5-9.
  • Alessandro Roveri, Consalvi, Ercole, in DBI, vol. 28 (1983).
  • Herman H. Schwedt, Tobias Lagatz, Prosopographie von romischer Inquisition und Indexkongregation: 1814-1917, 2 voll., Schöningh, Paderborn 2005, pp. 340-343.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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