Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Don Carlos Ometochtzin Chichimecatecuhtli (Texcoco, inizi del XVI secolo – Città del Messico, 30 novembre 1539) è stato un nobile indigeno e cacique di Texcoco, nella Nuova Spagna, condannato a morte per eresia e apostasia dall'Inquisizione episcopale messicana. Il suo processo costituisce uno degli episodi più significativi della repressione delle religioni indigene durante la prima evangelizzazione dell'America spagnola.
Figlio di Nezahualpilli e appartenente alla nobiltà acolhua, ricevette il battesimo dai missionari francescani giunti in Messico dopo la conquista spagnola, assumendo il nome di Carlos. Educato dai religiosi, apprese anche la scrittura e mantenne una posizione di rilievo nella società indigena, esercitando le funzioni di cacique. La sua condizione rifletteva le tensioni attraversate dalle antiche élites locali, chiamate ad adattarsi al nuovo ordinamento coloniale e ad abbandonare le tradizionali prerogative politiche e religiose.
Nel 1539 fu denunciato per avere criticato la predicazione cristiana e incoraggiato la conservazione delle credenze ancestrali. Il procedimento fu istruito dal francescano Juan de Zumárraga, vescovo di Città del Messico e inquisitore apostolico, che esercitava poteri conferitigli dall'inquisitore generale di Spagna Alonso Manrique. Le testimonianze raccolte, anche attraverso interpreti francescani come Bernardino de Sahagún e Alonso de Molina, attribuirono a don Carlos la difesa dei culti indigeni, la contestazione dell'autorità dei missionari e il rifiuto di alcune norme cristiane, in particolare quelle matrimoniali. Le indagini portarono inoltre al sequestro di immagini e oggetti rituali legati alle antiche divinità, tra cui Tlaloc e Quetzalcoatl.
La documentazione processuale mostra come la repressione dell'idolatria si intrecciasse con le rivalità interne alla nobiltà indigena e con il controllo politico delle comunità locali. Don Carlos respinse le principali accuse, ma fu riconosciuto colpevole di eresia e di diffusione di dottrine contrarie alla fede cristiana. Il 30 novembre 1539, dopo un pubblico auto de fe celebrato a Città del Messico alla presenza delle autorità coloniali, fu consegnato al braccio secolare, giustiziato e successivamente bruciato.
La vicenda ebbe importanti conseguenze istituzionali. Il 22 novembre 1540 l'inquisitore generale di Spagna indirizzò a Zumárraga istruzioni sul trattamento degli indigeni battezzati tornati alle pratiche religiose tradizionali, censurando la severità della condanna. Si affermò progressivamente il principio secondo cui gli indigeni, considerati neofiti non ancora sufficientemente istruiti nella fede, dovessero essere sottratti alla normale giurisdizione inquisitoriale. Tale esclusione fu confermata nell'organizzazione del successivo tribunale inquisitoriale del Messico, istituito nel 1569 e insediato nel 1571.
Il processo di Ometochtzin testimonia inoltre la diffusione nel Nuovo Mondo degli strumenti giudiziari dell'Inquisizione spagnola, sviluppati nella penisola iberica anche attraverso la repressione dei giudaizzanti e dei moriscos. Il confronto con l'esperienza mediterranea, segnata dal problema delle conversioni forzate e della persistenza delle antiche appartenenze religiose, mette tuttavia in evidenza le differenze tra le condizioni dei neoconvertiti iberici e quelle delle popolazioni indigene americane. Proprio tali differenze contribuirono a ridefinire i limiti della giurisdizione inquisitoriale nei territori coloniali.
Fonti
- Proceso inquisitorial del cacique de Tetzcoco, con introduzione di Luis González Obregón, Eusebio Gómez de la Puente, México 1910.
Bibliografia
- Patricia Lopes Don, The 1539 Inquisition and Trial of Don Carlos of Texcoco in Early Mexico, in «Hispanic American Historical Review», 88/4, 2008, pp. 573-606.
- Patricia Lopes Don, Bonfires of Culture. Franciscans, Indigenous Leaders, and the Inquisition in Early Mexico, 1524-1540, University of Oklahoma Press, Norman 2010.
- León García Garagarza, The 1539 Trial of Don Carlos Ometochtli and the Scramble for Mount Tlaloc, in Mesoamerican Memory. Enduring Systems of Remembrance, a cura di Amos Megged e Stephanie Wood, University of Oklahoma Press, Norman 2012, pp. 193-214.
- Richard E. Greenleaf, Zumárraga and the Mexican Inquisition, 1536-1543, Academy of American Franciscan History, Washington 1961.
- Richard E. Greenleaf, The Mexican Inquisition of the Sixteenth Century, University of New Mexico Press, Albuquerque 1969.
- Xavier Noguez, El juicio inquisitorial del noble texcocano don Carlos Ometochtli Chichimecatecuhtli (1539), in «Arqueología Mexicana», 127, 2014, pp. 54-57.
- Pierre Ragon, Evangelización, matrimonio cristiano y poder de los caciques en el Valle de México (siglo XVI), in La Iglesia católica en México, a cura di Nelly Sigaut, El Colegio de Michoacán, Zamora 1997, pp. 49-68.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]