Zumarraga, Juan de

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Juan de Zumárraga (Durango, Biscaglia, ca. 1475 – Città del Messico, 3 giugno 1548) è stato un religioso francescano spagnolo, primo vescovo e arcivescovo di Città del Messico e inquisitore apostolico nella Nuova Spagna. La sua attività fu determinante nell'organizzazione della Chiesa coloniale e nella definizione delle prime forme di controllo inquisitoriale sulle popolazioni indigene americane.

Entrato nell'Osservanza francescana, ricevette una formazione teologica e ricoprì diversi incarichi all'interno dell'Ordine, tra cui quello di guardiano del convento di El Abrojo, presso Valladolid. Nel 1527 fu scelto da Carlo V per guidare la nuova diocesi messicana e l'anno successivo raggiunse la Nuova Spagna, dove assunse anche l'incarico di protettore degli indigeni. Entrò presto in contrasto con la prima Audiencia, presieduta da Nuño de Guzmán, denunciandone gli abusi e le violenze contro le popolazioni locali. Richiamato in Spagna, ottenne il riconoscimento della legittimità del proprio operato e ricevette la consacrazione episcopale nel 1533. Tornò definitivamente in Messico nel 1534.

Il suo programma pastorale mirava a costruire una Chiesa capace di integrare le popolazioni indigene attraverso l'evangelizzazione, l'istruzione e la riorganizzazione della vita religiosa. Sensibile all'umanesimo cristiano e alle idee di Erasmo da Rotterdam, Zumárraga attribuiva particolare importanza alla conoscenza delle Scritture e alla formazione dei fedeli. Favorì l'istituzione del collegio di Santa Cruz de Tlatelolco (1536), destinato all'educazione dei giovani della nobiltà indigena, e sostenne la fondazione di ospedali e scuole. Partecipò inoltre alla definizione delle norme sui battesimi collettivi, affrontate anche dalla bolla Altitudo divini consilii di Paolo III (1537).

Nel giugno 1535 ricevette dall'inquisitore generale di Spagna Alonso Manrique de Lara la nomina a inquisitore apostolico, organizzando a partire dal 1536 un tribunale incaricato di perseguire le deviazioni dall'ortodossia nella Nuova Spagna. La sua attività, protrattasi fino al 1543, riguardò numerose persone accusate di eresia, idolatria, superstizione e altre trasgressioni religiose. La giurisdizione inquisitoriale si estese anche agli indigeni battezzati, che Zumárraga riteneva soggetti agli stessi obblighi religiosi degli altri cristiani.

L'episodio più controverso fu il processo del 1539 contro don Carlos Ometochtzin Chichimecatecuhtli, cacique di Texcoco, accusato di avere difeso le antiche credenze religiose e ostacolato la diffusione del cristianesimo. Dichiarato eretico e apostata, don Carlos fu condannato a morte e giustiziato il 30 novembre 1539. La severità del provvedimento suscitò forti riserve nelle autorità spagnole: nel novembre 1540 l'inquisitore generale indirizzò a Zumárraga istruzioni che censuravano il suo operato e invitavano a distinguere la condizione degli indigeni neoconvertiti da quella degli eretici già pienamente istruiti nella fede. La vicenda contribuì all'affermazione del principio secondo cui gli indigeni dovevano essere sottratti alla normale giurisdizione inquisitoriale, esclusione successivamente confermata nell'organizzazione del tribunale del Messico, istituito nel 1569 e insediato nel 1571.

Zumárraga svolse anche un ruolo decisivo nella diffusione della stampa nel Nuovo Mondo, favorendo l'apertura nel 1539 della prima tipografia messicana, affidata a Juan Pablos per conto dell'impresa sivigliana dei Cromberger. Promosse la pubblicazione di catechismi e manuali religiosi, alcuni dei quali riflettevano l'influenza dell'evangelismo erasmiano. Particolarmente significativa fu la Doctrina cristiana del 1546, largamente derivata dalla Suma de doctrina cristiana di Constantino Ponce de la Fuente, teologo spagnolo successivamente perseguitato dall'Inquisizione di Siviglia. La circolazione di questi testi suscitò in seguito sospetti dottrinali, contribuendo alla censura di alcune opere promosse dal vescovo.

Nel 1546 Città del Messico fu elevata a sede arcivescovile e Zumárraga ne divenne il primo titolare. Morì nel giugno 1548. La sua vicenda testimonia le contraddizioni dell'evangelizzazione coloniale, nella quale aspirazioni umanistiche, progetti educativi e difesa degli indigeni convivevano con il ricorso alla coercizione religiosa. Essa riveste particolare interesse anche per la storia dell'Inquisizione spagnola e della sua proiezione oltre il Mediterraneo: l'applicazione alle popolazioni americane di strumenti giudiziari elaborati nella penisola iberica rese necessaria una progressiva ridefinizione dei criteri di repressione dell'eterodossia e dei limiti della giurisdizione inquisitoriale.

Opere principali

  • Doctrina breve muy provechosa de las cosas que pertenecen a la fe católica, México 1543-1544.
  • Doctrina cristiana cierta y verdadera para gente sin erudición y letras, México 1545-1546; nuova edizione ampliata, 1546.
  • Regla cristiana breve, México 1547.

Bibliografia

  • Sergio Botta, Zumárraga, Juan de, in DSI, vol. III, pp. 1722-1723.
  • José Luis Egío, Pragmatic or Heretic? Editing Catechisms in Mexico in the Age of Discoveries and Reformation (1539-1547), in Knowledge of the Pragmatici. Legal and Moral Theological Literature and the Formation of Early Modern Ibero-America, Brill, Leiden-Boston 2020, pp. 243-281.
  • Joaquín García Icazbalceta, Fray Juan de Zumárraga, primer obispo y arzobispo de México, a cura di Rafael Aguayo Spencer e Antonio Castro Leal, 4 voll., Porrúa, México 1947.
  • Juan Gil, testo online Una mirada familiar a fray Juan de Zumárraga: ocho documentos inéditos, in «Anuario de Estudios Americanos», 79/2, 2022, pp. 575-612.
  • Fernando Gil, Primeras doctrinas del Nuevo Mundo. Estudio histórico-teológico de las obras de fray Juan de Zumárraga († 1548), Universidad Católica Argentina, Buenos Aires 1994.
  • Richard E. Greenleaf, Zumárraga and the Mexican Inquisition, 1536-1543, Academy of American Franciscan History, Washington 1961.
  • Richard E. Greenleaf, The Mexican Inquisition of the Sixteenth Century, University of New Mexico Press, Albuquerque 1969.
  • Bernard Grunberg, L'Inquisition apostolique au Mexique. Histoire d'une institution et de son impact dans une société coloniale (1521-1571), L'Harmattan, Paris 1998.
  • Robert Ricard, La «Conquête spirituelle» du Mexique, Institut d'Ethnologie, Paris 1933.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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