Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Joseph-Charles Lefèbvre (Tourcoing, 15 aprile 1892 - Bourges, 2 aprile 1973) è stato un cardinale e arcivescovo francese; fu membro della Congregazione del Sant'Uffizio.
Dopo aver prestato servizio nell'esercito francese durante la prima guerra mondiale, nel corso della quale fu ferito e fatto prigioniero, intraprese la formazione ecclesiastica presso il Seminario francese di Roma e la Pontificia Università Gregoriana. Fu ordinato sacerdote il 17 dicembre 1921.
Dopo diversi incarichi pastorali nella diocesi di Poitiers, nel 1938 fu nominato vescovo di Troyes e nel 1943 arcivescovo di Bourges. Durante l'occupazione tedesca intervenne in più occasioni a tutela della popolazione civile.
Giovanni XXIII lo creò cardinale nel concistoro del 28 marzo 1960, assegnandogli il titolo di San Giovanni Battista dei Fiorentini.
Partecipò a tutte le sessioni del Concilio Vaticano II, collocandosi nell'area moderata e favorevole al rinnovamento conciliare. Già nella prima sessione sostenne il superamento del controllo esercitato dagli organismi curiali sulla composizione delle commissioni conciliari e partecipò successivamente ai lavori relativi alla revisione dello schema sulla rivelazione.
Il 4 novembre 1964 Paolo VI lo nominò, insieme ai cardinali Albert Gregory Meyer e Luigi Traglia, membro della Suprema Sacra Congregazione del Sant'Offizio.
La sua nomina si inseriva nel progressivo ampliamento della composizione della Suprema durante il Concilio Vaticano II, con l'ingresso di cardinali non appartenenti alla Curia romana e portatori di sensibilità ecclesiali differenti rispetto alla componente più tradizionale rappresentata da Alfredo Ottaviani.
Particolarmente significativa fu la posizione di Lefèbvre nel dibattito conciliare sulla libertà religiosa. Il 20 settembre 1965 intervenne in aula a sostegno dello schema, rispondendo alle principali obiezioni formulate dalla minoranza contraria e sostenendo che il riconoscimento della libertà religiosa non comportava indifferentismo dottrinale né indeboliva l'attività missionaria della Chiesa. Il suo intervento contribuì al consolidamento del consenso attorno al testo che sarebbe poi divenuto la dichiarazione Dignitatis humanae.
Joseph-Charles Lefèbvre era inoltre un lontano cugino di Marcel Lefebvre (1905-1991), missionario spiritano, già arcivescovo di Dakar e superiore generale della Congregazione dello Spirito Santo. Marcel divenne in seguito uno dei principali oppositori delle riforme sviluppatesi a partire dal Concilio Vaticano II, in particolare in materia liturgica, ecumenica e di libertà religiosa, e nel 1970 fondò la Fraternità Sacerdotale San Pio X, attorno alla quale si organizzò il movimento tradizionalista comunemente definito «lefebvriano». Il conflitto di Marcel Lefebvre con la Santa Sede sarebbe culminato nel 1988 con la consacrazione, senza mandato pontificio, di quattro vescovi per la Fraternità San Pio X.
La parentela rende particolarmente interessante la netta diversità dei rispettivi percorsi ecclesiali. Joseph-Charles Lefèbvre, infatti, assunse durante il Vaticano II posizioni sensibilmente differenti da quelle del cugino Marcel: sostenne la libertà religiosa e si collocò nell'area conciliare moderata, mentre Marcel Lefebvre divenne progressivamente uno dei più noti oppositori di alcuni degli orientamenti conciliari. Joseph-Charles morì nel 1973, prima che il contrasto tra Marcel Lefebvre e la Santa Sede assumesse le forme più acute degli anni successivi.
Rimase membro della Congregazione del Sant'Uffizio fino alla riforma del dicastero del 7 dicembre 1965.
Nel 1969 lasciò la guida dell'arcidiocesi di Bourges. Morì nella stessa città il 2 aprile 1973.
Bibliografia
- AAS, 56 (1964), p. 1039.
- André Chapeau, Fernand Combaluzier, Épiscopologe français des temps modernes, 1592-1973, Letouzey et Ané, Paris 1977, pp. 381-382.
- Étienne Fouilloux, Lefebvre, Joseph-Charles, in Dictionnaire d'histoire et de géographie ecclésiastiques, vol. XXXI, fasc. 180, Letouzey et Ané, Paris 2010, pp. 99-100.
- John W. O'Malley, What Happened at Vatican II, Belknap Press of Harvard University Press, Cambridge (MA)-London 2008, p. 256.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]