Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Alfredo Ottaviani (Roma, 29 ottobre 1890 - Città del Vaticano, 3 agosto 1979) è stato un cardinale e canonista; fu prima assessore, quindi membro in qualità di cardinale e infine cardinale segretario della Congregazione del Sant'Uffizio,.
Formatosi presso il Pontificio Seminario Romano dell'Apollinare, conseguì i titoli in filosofia, teologia e utroque iure e fu ordinato sacerdote il 18 marzo 1916. Insegnò diritto pubblico ecclesiastico presso l'Apollinare e filosofia al Pontificio Collegio Urbaniano. Nel 1919 entrò nella Congregazione de Propaganda Fide, passando nel 1921 alla Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari; nel 1929 divenne sostituto della Segreteria di Stato.
La sua formazione teologico-giuridica fu caratterizzata da una marcata impostazione tradizionale e intransigente. Nelle Institutiones iuris publici ecclesiastici sviluppò una concezione della Chiesa come societas perfecta, dotata di un ordinamento autonomo e superiore, nelle materie di propria competenza, rispetto all'autorità civile. Tale impostazione, tipica della scuola canonistica romana del periodo, rimase un punto di riferimento costante del suo pensiero ecclesiologico e politico.
Il 10 gennaio 1936 Pio XI lo nominò assessore della Suprema Sacra Congregazione del Sant'Uffizio, succedendo a Nicola Canali, creato cardinale poche settimane prima. Ottaviani occupò quindi per diciassette anni uno degli incarichi operativi più importanti della Suprema, partecipando direttamente alla preparazione e alla gestione delle questioni dottrinali e disciplinari sottoposte alla Congregazione.
Durante il pontificato di Pio XII acquistò una crescente influenza. Fu tra i principali sostenitori della linea di netta opposizione al comunismo e svolse un ruolo di primo piano nell'elaborazione del decreto del Sant'Uffizio del 1º luglio 1949, che stabiliva gravi conseguenze canoniche per quanti professassero consapevolmente la dottrina comunista e per coloro che ne propagassero o sostenessero le organizzazioni.
Il suo orientamento rigorista non impedì tuttavia alcune aperture circoscritte: collaborò, ad esempio, all'istruzione Ecclesia Catholica del 1949, che segnò una prudente attenuazione delle precedenti chiusure romane nei confronti del movimento ecumenico.
Pio XII lo creò cardinale nel concistoro del 12 gennaio 1953. Il 15 gennaio successivo gli assegnò la diaconia di Santa Maria in Domnica e lo aggregò, come cardinale, alle Congregazioni del Sant'Offizio, de Propaganda Fide e degli Affari Ecclesiastici Straordinari, nonché al Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica. Nello stesso giorno Ottaviani fu nominato prosegretario della Suprema.
Negli anni Cinquanta Ottaviani divenne una delle figure più rappresentative dell'orientamento conservatore e intransigente della Curia romana. La sua concezione dei rapporti fra Chiesa e società rimaneva fondata sull'ideale dello Stato cattolico e sulla necessità di preservare la società dall'influenza del comunismo e dalla secolarizzazione. Nel 1953 indicò nella Spagna franchista un esempio di ordinamento cattolico, suscitando indirettamente una precisazione dello stesso Pio XII sulla legittimità, in determinate circostanze, della tolleranza religiosa.
Parallelamente il Sant'Uffizio intensificò la vigilanza sulle nuove correnti teologiche e pastorali. Ottaviani si oppose a quelle tendenze che riteneva suscettibili di relativizzare l'autorità del magistero, la tradizione scolastica e la struttura gerarchica della Chiesa. La sua posizione si inseriva nella linea di controllo dottrinale che interessò negli anni Cinquanta teologi, biblisti, esperienze pastorali innovative e forme di dialogo con il marxismo.
Dopo la rinuncia definitiva di Giuseppe Pizzardo alla carica di cardinale segretario del Sant'Uffizio nell'autunno del 1959, Ottaviani gli subentrò a pieno titolo.
La sua linea non mutò sostanzialmente con l'elezione di papa Giovanni XXIII. Ottaviani guardò con preoccupazione alle aperture politico-sociali verso la sinistra e alle nuove correnti teologiche. Nel 1962, sotto la sua segreteria, il Sant'Uffizio emanò inoltre il Monitum relativo alle opere di Pierre Teilhard de Chardin, mettendo in guardia contro le ambiguità e gli errori filosofici e teologici che vi ravvisava.
Il Concilio Vaticano II
Nella preparazione del Concilio Vaticano II Ottaviani assunse un ruolo centrale come presidente della Commissione teologica preparatoria. Riteneva che il Concilio dovesse soprattutto ribadire e precisare la dottrina cattolica di fronte agli errori contemporanei e sostenne gli schemi elaborati dalla Commissione teologica.
Durante il Concilio divenne una delle figure maggiormente rappresentative della componente conservatrice. Difese le prerogative della Curia e del Sant'Uffizio e si oppose a formulazioni che riteneva potessero indebolire l'autorità pontificia, il carattere gerarchico della Chiesa o la dottrina tradizionale sui rapporti fra Chiesa e Stato. Particolarmente forte fu la sua resistenza al riconoscimento della libertà religiosa quale diritto fondato sulla dignità della persona indipendentemente dalla verità professata.
Il confronto conciliare investì direttamente anche il Sant'Uffizio. Numerosi padri conciliari ne criticarono i metodi, la segretezza delle procedure e l'impossibilità per gli autori sottoposti a esame di conoscere pienamente le accuse e difendersi. Ottaviani difese a lungo il ruolo e l'operato della Congregazione, divenendo uno dei simboli della continuità con il sistema dottrinale e disciplinare precedente al Concilio.
Il 7 dicembre 1965 Paolo VI, con il motu proprio Integrae servandae, riformò profondamente la Suprema Sacra Congregazione del Sant'Uffizio, che assunse il nome di Congregazione per la Dottrina della Fede. Furono modificati anche i metodi di esame delle dottrine, riconoscendo esplicitamente agli autori la possibilità di essere ascoltati e di difendersi.
Con tale riforma si concluse formalmente l'attività di Ottaviani come cardinale segretario del Sant'Uffizio. Rimase alla guida del nuovo dicastero come pro-prefetto e quindi prefetto fino al gennaio 1968.
La sua figura costituisce uno degli esempi più significativi della cultura curiale intransigente del Novecento: fortemente legato al primato pontificio, alla concezione della Chiesa come societas perfecta, alla difesa dell'ortodossia dottrinale e all'opposizione al comunismo e alla secolarizzazione, Ottaviani fu al tempo stesso protagonista della fase nella quale i tradizionali strumenti di controllo del Sant'Uffizio furono progressivamente messi in discussione e infine profondamente riformati dal Concilio Vaticano II e da Paolo VI.
Opere
- Institutiones iuris publici ecclesiastici, 2 voll., Apud Aedes Facultatis Iuridicae ad S. Apollinaris, Romae 1926; 2ª ed. ampliata, Typis Polyglottis Vaticanis, Città del Vaticano 1935.
- Compendium iuris publici ecclesiastici ad usum auditorum S. Theologiae, Typis Vaticanis, Romae 1936.
- Il baluardo, Ares, Roma 1961.
Bibliografia
- Acta Apostolicae Sedis, 28 (1936), p. 84.
- Acta Apostolicae Sedis, 45 (1953), pp. 107-108.
- Emilio Cavaterra, Il prefetto del Sant'Offizio. Le opere e i giorni del cardinale Ottaviani, presentazione di Pietro Palazzini, Mursia, Milano 1990.
- Enrico Galavotti, Ottaviani, Alfredo, in DBI, vol. 79 (2013).
- Antonino Indelicato, Difendere la dottrina o annunciare l'Evangelo. Il dibattito nella Commissione centrale preparatoria del Vaticano II, Marietti, Genova 1992.
- Andrea Riccardi, Ottaviani, Alfredo, in Dizionario storico del movimento cattolico in Italia, 1860-1980, vol. II, I protagonisti, Marietti, Casale Monferrato 1982, pp. 435-439.
- Andrea Riccardi, Il potere del papa. Da Pio XII a Giovanni Paolo II, Laterza, Roma-Bari 1993.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]