Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Giuseppe Pizzardo (Savona, 13 luglio 1877 - Roma, 1º agosto 1970) è stato un cardinale, diplomatico pontificio; fu membro e cardinale segretario della Congregazione del Sant'Uffizio.
Formazione e carriera curiale
Figlio di Francesco Pizzardo, segretario della Camera di commercio di Savona, e di Carmelita Manara, compì gli studi classici nella città natale e si laureò in giurisprudenza presso l'Università di Genova. Dopo essere entrato nel seminario di Savona proseguì la formazione ecclesiastica a Roma, studiando presso la Pontificia Università Gregoriana e Sant'Apollinare, dove conseguì i titoli in teologia e diritto canonico. Fu ordinato sacerdote il 19 settembre 1903.
Durante gli anni romani fu alunno del Pontificio Seminario Lombardo, del quale divenne anche vicerettore. Frequentò quindi l'Accademia dei Nobili Ecclesiastici, avviandosi alla carriera diplomatica della Santa Sede.
Nel 1909 fu inviato come segretario alla nunziatura apostolica di Monaco di Baviera, dove rimase fino al 1912. Rientrato a Roma, divenne minutante della Segreteria di Stato per gli Affari Ecclesiastici Straordinari e nel 1919 ne fu nominato sottosegretario.
Nel maggio 1921 Benedetto XV lo nominò sostituto della Segreteria di Stato, incarico nel quale fu confermato da Pio XI e che mantenne fino al 1929. In questa veste seguì numerose questioni diplomatiche internazionali, tra cui i rapporti con la Germania e con la Russia sovietica, e fu strettamente legato a Eugenio Pacelli, futuro Pio XII.
Parallelamente assunse un ruolo di primo piano nell'Azione cattolica. Dal 1922 fu assistente ecclesiastico della Giunta centrale dell'Azione cattolica italiana e partecipò alla riorganizzazione dell'associazione voluta da Pio XI, improntata a una più stretta dipendenza dalla gerarchia ecclesiastica.
L'8 giugno 1929 fu nominato segretario della Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari. In questa funzione partecipò alla gestione di alcune tra le più delicate questioni diplomatiche del pontificato di Pio XI, dai rapporti con il fascismo e il nazionalsocialismo alla situazione religiosa nell'Europa orientale e alla guerra civile spagnola. Fu inoltre presidente della Pontificia Commissione per la Russia.
Il 28 marzo 1930 fu nominato arcivescovo titolare di Cirro e il 22 aprile successivo trasferito alla sede titolare di Nicea. Ricevette la consacrazione episcopale il 27 aprile 1930 dal cardinale Eugenio Pacelli.
Membro della Congregazione del Sant'Uffizio e altri incarichi
Pio XI lo creò cardinale nel concistoro del 13 dicembre 1937. Nel concistoro pubblico del 16 dicembre gli fu assegnato il titolo di Santa Maria in Via Lata, elevato pro hac vice a titolo presbiterale.
Nello stesso giorno, con biglietto della Segreteria di Stato del 16 dicembre 1937, Pio XI lo assegnò alle Congregazioni del Sant'Uffizio, Concistoriale e degli Affari Ecclesiastici Straordinari. Pizzardo divenne pertanto.
Nel 1938 fu nominato presidente dell'Ufficio centrale dell'Azione cattolica, attraverso il quale esercitò una notevole influenza sull'associazionismo cattolico italiano e internazionale. Il 14 marzo 1939 Pio XII lo nominò prefetto della Congregazione dei Seminari e delle Università degli Studi, incarico che avrebbe mantenuto per quasi trent'anni.
Nel governo dei seminari e nella formazione del clero sostenne una concezione fortemente gerarchica e disciplinare della vita ecclesiastica. Particolare importanza attribuì all'obbedienza, alla formazione ascetica dei seminaristi e alla vigilanza contro orientamenti teologici e pastorali considerati incompatibili con l'insegnamento tradizionale della Chiesa.
Il 21 giugno 1948 optò per l'ordine dei cardinali vescovi, ricevendo la sede suburbicaria di Albano.
Cardinale segretario del Sant'Uffizio
Dopo la morte di Francesco Marchetti Selvaggiani, Pio XII nominò Pizzardo, nel febbraio 1951, cardinale segretario della Congregazione del Sant'Uffizio. Ricoprì l'incarico fino al 1959. In questa veste fu una delle figure più influenti della Curia romana negli ultimi anni del pontificato di Pio XII.
Il periodo della sua direzione fu caratterizzato da una forte vigilanza dottrinale e disciplinare. Il Sant'Uffizio intervenne in questi anni nei confronti di numerosi ecclesiastici e ambienti cattolici impegnati nella ricerca di nuove forme di presenza pastorale e culturale.
Particolarmente significativo fu il caso di Primo Mazzolari, al quale nel 1951 furono imposte restrizioni alla predicazione e alla pubblicazione degli scritti. Nel 1952 il Sant'Uffizio intervenne nei confronti di Zeno Saltini e dell'esperienza di Nomadelfia.
Pizzardo ebbe inoltre un ruolo centrale nella repressione dell'esperienza dei preti operai francesi. Nel 1953 furono vietate ai seminaristi esperienze di lavoro in fabbrica e l'anno successivo fu chiuso il seminario della Mission de France. La linea restrittiva nei confronti dei prêtres-ouvriers proseguì fino alla fine del suo mandato.
Negli stessi anni furono oggetto dell'attenzione del Sant'Uffizio anche ambienti e figure quali Ernesto Balducci, David Maria Turoldo e Camillo De Piaz. Nel 1957 una circolare dispose il ritiro dalle biblioteche dei seminari delle opere di Pierre Teilhard de Chardin; nel 1958 il Sant'Uffizio intervenne sull'opera Esperienze pastorali di Lorenzo Milani.
Questi interventi collocano Pizzardo tra gli esponenti più nettamente conservatori e intransigenti della Curia romana dell'età di Pio XII. Tale orientamento emerge anche dalla sua persistente diffidenza verso forme di autonomia dell'associazionismo cattolico e dalle sue posizioni sulla formazione sacerdotale, nelle quali sottolineò costantemente la centralità dell'obbedienza all'autorità ecclesiastica.
Il 12 ottobre 1959 Giovanni XXIII gli comunicò ufficialmente l'accettazione della sua disponibilità a lasciare la segreteria del Sant'Uffizio, affinché potesse dedicarsi maggiormente alla Congregazione dei Seminari e delle Università degli Studi. Gli succedette nella direzione operativa della Congregazione del Sant'Uffizio Alfredo Ottaviani.
Pizzardo continuò comunque a far parte della Congregazione del Sant'Uffizio come cardinale fino alla riforma del dicastero attuata da Paolo VI il 7 dicembre 1965.
Gli ultimi anni
Partecipò ai conclavi del 1939, 1958 e 1963 e ai lavori del Concilio Vaticano II. Nella fase preparatoria del Concilio sostenne generalmente le posizioni più conservatrici della Curia, trovandosi frequentemente vicino alla linea di Alfredo Ottaviani.
Rimase prefetto della Congregazione dei Seminari e delle Università degli Studi fino al 1968. Negli ultimi anni si dedicò soprattutto alla diocesi suburbicaria di Albano, della quale era stato cardinale vescovo dal 1948.
Morì a Roma il 1º agosto 1970. Per sua volontà fu sepolto nella chiesa di San Giuseppe a Frattocchie.
Bibliografia
- Acta Apostolicae Sedis, 29 (1937), p. 491.
- Carlo Felice Casula, Domenico Tardini (1888-1961). L'azione della Santa Sede nella crisi fra le due guerre, Studium, Roma 1988.
- Giuliana Chamedes, Contro il totalitarismo di Stato. Il cardinal Pizzardo e l'internazionalizzazione dell'Azione Cattolica, in Laura Pettinaroli (a cura di), Le gouvernement pontifical sous Pie XI. Pratiques romaines et gestion de l'universel, École française de Rome, Roma 2013, pp. 359-377.
- Carlo Falconi, Il Pentagono vaticano, Laterza, Bari 1958.
- Luigi Gedda, Il cardinale Giuseppe Pizzardo, Roma 1970.
- Marco Guasco, Storia del clero in Italia dall'Ottocento a oggi, Laterza, Roma-Bari 1997.
- Francesco Malgeri, Pio XI e l'Azione cattolica, in Cosimo Semeraro (a cura di), La sollecitudine ecclesiale di Pio XI. Alla luce delle nuove fonti archivistiche, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2010, pp. 149-182.
- Andrea Riccardi, Il potere del papa. Da Pio XII a Giovanni Paolo II, Laterza, Roma-Bari 1993.
- Andrea Riccardi, Il «partito romano». Politica italiana, Chiesa cattolica e Curia romana da Pio XII a Paolo VI, 2ª ed., Morcelliana, Brescia 2007.
- Paolo Trionfini, Pizzardo, Giuseppe, in DBI, vol. 84 (2015).
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]