Marchetti Selvaggiani, Francesco

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Francesco Marchetti Selvaggiani (Roma, 1º ottobre 1871 - Roma, 13 gennaio 1951) è stato un cardinale, diplomatico pontificio, membro della Congregazione del Sant'Uffizio, della quale fu cardinale segretario dal 1939 fino alla morte.

Formazione e carriera diplomatica

Nato a Roma da Vincenzo Marchetti Selvaggiani e Valeria Caretti, dopo aver frequentato per alcuni anni corsi di carattere scientifico presso l'Università di Roma entrò nell'Almo Collegio Capranica. Proseguì quindi la formazione filosofica, teologica e giuridica presso la Pontificia Università Gregoriana. Fu ordinato sacerdote il 4 aprile 1896.

Entrato nel servizio diplomatico della Santa Sede, nel 1900 fu inviato negli Stati Uniti come addetto alla Delegazione apostolica di Washington. Rientrato a Roma, prestò servizio presso la Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari e fu quindi destinato alla nunziatura di Monaco di Baviera come uditore.

Durante la prima guerra mondiale svolse attività diplomatica in Svizzera, partecipando anche alle iniziative umanitarie promosse dalla Santa Sede. Nel 1918 fu nominato arcivescovo titolare di Seleucia di Isauria e rappresentante pontificio in Venezuela. Nel 1920 fu trasferito a Vienna come nunzio apostolico nella nuova Repubblica austriaca, in una fase particolarmente delicata seguita alla dissoluzione dell'Impero austro-ungarico.

Richiamato a Roma alla fine del 1922, divenne segretario della Congregazione di Propaganda Fide. In questo incarico collaborò con il cardinale Willem Marinus van Rossum e partecipò alla politica missionaria della Santa Sede negli anni di Pio XI. Svolse inoltre missioni diplomatiche straordinarie, tra cui quella presso l'imperatore d'Etiopia Hailé Selassié.

Cardinale e vicario di Roma

Pio XI lo creò cardinale nel concistoro del 30 giugno 1930, assegnandogli il titolo di Santa Maria Nuova. Poco dopo gli fu affidata la direzione dell'Opera pontificia per la preservazione della fede e la provvista di nuove chiese in Roma, istituzione che doveva rispondere alla rapida espansione urbanistica della capitale e alla necessità di assicurare una più capillare presenza ecclesiastica nelle nuove periferie.

Il 9 maggio 1931 fu nominato vicario generale di Sua Santità per Roma e distretto, succedendo al cardinale Basilio Pompilj. Il 26 maggio seguente divenne arciprete della basilica di San Giovanni in Laterano. Il suo lungo vicariato, protrattosi fino alla morte, coincise con una profonda trasformazione della città. In collaborazione con Pio XI promosse l'erezione di numerose nuove parrocchie, la costruzione di chiese nelle zone periferiche e una più articolata organizzazione pastorale della diocesi.

La sua azione come vicario si collocò su una linea sostanzialmente conservatrice e fortemente legata alle direttive pontificie. Significative furono anche le tensioni con gli ambienti della FUCI e con Giovanni Battista Montini, futuro Paolo VI, che nel 1933 lasciò l'incarico di assistente ecclesiastico nazionale dell'associazione in un contesto nel quale Marchetti Selvaggiani aveva espresso riserve nei confronti del suo orientamento.

Il 13 giugno 1931 fu incluso nella Congregazione del Sant'Uffizio. La sua appartenenza al Sant'Uffizio si affiancò quindi, per quasi un ventennio, alle funzioni di governo della diocesi romana.

Il 15 giugno 1936 optò per l'ordine dei cardinali vescovi e gli fu assegnata la sede suburbicaria di Frascati, che mantenne fino alla morte.

Cardinale segretario del Sant'Uffizio

Dopo la morte del cardinale Donato Raffaele Sbarretti Tazza, Pio XII nominò Marchetti Selvaggiani, il 30 aprile 1939, cardinale segretario della Congregazione del Sant'Uffizio. Ricoprì l'incarico fino alla morte nel gennaio 1951.

Il suo lungo mandato coincise con una fase importante dell'attività dottrinale e disciplinare del Sant'Uffizio durante il pontificato di Pio XII e vide contemporaneamente crescere il ruolo dell'assessore Alfredo Ottaviani.

Tra gli interventi più noti del periodo rientra la controversia sorta negli Stati Uniti intorno al gesuita Leonard Feeney e alla rigida interpretazione della formula extra Ecclesiam nulla salus. L'8 agosto 1949 Marchetti Selvaggiani, in qualità di cardinale segretario del Sant'Uffizio, sottoscrisse insieme all'assessore Ottaviani la lettera Suprema haec sacra, indirizzata all'arcivescovo di Boston Richard Cushing. Il documento, approvato da Pio XII, respingeva l'interpretazione restrittiva sostenuta da Feeney e dai suoi seguaci e precisava il significato della necessità della Chiesa per la salvezza.

L'attività di Marchetti Selvaggiani al vertice del Sant'Uffizio si intrecciò con quella di vicario di Roma, incarico nel quale continuò a esercitare una forte vigilanza sulla disciplina ecclesiastica, sulla formazione del clero e sulle organizzazioni cattoliche. Il suo profilo fu quello di un uomo di governo solidamente inserito negli ambienti conservatori della Curia romana, più che di un teologo o di un elaboratore autonomo di dottrina.

Durante la seconda guerra mondiale continuò a governare la diocesi di Roma. Dopo il bombardamento del quartiere di San Lorenzo del 19 luglio 1943 Pio XII indirizzò a lui, come proprio vicario generale, una lettera relativa all'assistenza spirituale e materiale della popolazione romana colpita dalla guerra.

Nel febbraio 1948 divenne decano del Collegio cardinalizio e, conseguentemente, cardinale vescovo di Ostia, conservando anche la sede di Frascati. Assunse inoltre la prefettura della Congregazione del Cerimoniale. Rimase contemporaneamente vicario di Roma e cardinale segretario del Sant'Uffizio.

Morì a Roma il 13 gennaio 1951. Pio XII ne ricordò poco dopo i quasi vent'anni trascorsi alla guida della diocesi romana.

Bibliografia

  • Acta Apostolicae Sedis, 23 (1931), pp. 238-239, 357, 419.
  • Acta Apostolicae Sedis, 31 (1939), p. 233.
  • Annuario Pontificio per l'anno 1935, Tipografia Poliglotta Vaticana, Città del Vaticano 1935, pp. 641-643.
  • Augusto D'Angelo, Educazione cattolica e ceti medi. L'Istituto Massimo di Roma nei suoi primi cento anni di vita (1881-1981), Studium, Roma 2000.
  • Giuseppe De Marchi, Le nunziature apostoliche dal 1800 al 1956, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1957, pp. 50, 72, 255.
  • Luigi Fiorani, Un vescovo e la sua diocesi. Pio XI, «primo pastore e parroco» di Roma, in Achille Ratti pape Pie XI. Actes du colloque de Rome (15-18 mars 1989), École française de Rome, Roma 1996, pp. 423-497, in part. pp. 426, 440-441.
  • Francesco Marchetti Selvaggiani, In memoria aeterna, in "Bollettino del clero romano", 20/3 (1939), p. 33.
  • Pio XII, Lettera al Cardinale Francesco Marchetti Selvaggiani, dopo il primo bombardamento aereo di Roma, 20 luglio 1943, in Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, vol. V, Tipografia Poliglotta Vaticana, Città del Vaticano 1944, pp. 401-404.
  • Andrea Riccardi, Marchetti Selvaggiani, Francesco, in Francesco Traniello, Giorgio Campanini (diretto da), Dizionario storico del movimento cattolico in Italia. 1860-1980, vol. III/2, Le figure rappresentative, Marietti, Casale Monferrato 1984, pp. 505-506.
  • Andrea Riccardi, Roma «città sacra»? Dalla Conciliazione all'operazione Sturzo, Vita e Pensiero, Milano 1979, in part, pp. 120 sgg.
  • Suprema Sacra Congregazione del Sant'Uffizio, A Letter from the Holy Office haec sacra//, 8 agosto 1949, in "The American Ecclesiastical Review", 127, 1952, pp. 307-315.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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