Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Albert Gregory Meyer (Milwaukee, 9 marzo 1903 - Chicago, 9 aprile 1965) è stato un cardinale e arcivescovo statunitense, membro della Congregazione del Sant'Uffizio.
Formatosi a Roma e specializzatosi negli studi biblici presso il Pontificio Istituto Biblico, fu ordinato sacerdote nel 1926. Dopo aver insegnato a lungo nel seminario di Saint Francis a Milwaukee, del quale divenne rettore, nel 1946 fu nominato vescovo di Superior, nel 1953 arcivescovo di Milwaukee e nel 1958 arcivescovo di Chicago.
Giovanni XXIII lo creò cardinale nel concistoro del 14 dicembre 1959, assegnandogli il titolo di Santa Cecilia.
Meyer partecipò alle prime tre sessioni del Concilio Vaticano II, emergendo progressivamente come una delle figure più autorevoli dell'episcopato statunitense. Proveniente da una formazione ecclesiastica e teologica tradizionale, durante il Concilio si avvicinò decisamente all'area moderata e riformatrice, sostenendo il rinnovamento liturgico, la collegialità episcopale e soprattutto la libertà religiosa. Ebbe inoltre un ruolo significativo nelle discussioni sulla rivelazione divina e sulla costituzione della Chiesa.
Particolarmente importante fu il suo sostegno allo schema sulla libertà religiosa. Nel novembre 1964, quando la votazione sul relativo testo fu rinviata, Meyer, insieme ai cardinali Joseph Ritter e Paul-Émile Léger e con l'appoggio di numerosi padri conciliari, intervenne presso Paolo VI affinché il documento fosse comunque sottoposto al voto dell'assemblea.
Il 4 novembre 1964 Paolo VI lo nominò membro della Suprema Sacra Congregazione del Sant'Offizio, insieme ai cardinali Luigi Traglia e Joseph-Charles Lefebvre. La nomina avvenne dunque quando Meyer si era ormai chiaramente caratterizzato, nel contesto conciliare, per un orientamento moderato-riformatore.
La sua presenza nella Suprema è significativa anche perché mostra l'ampliamento degli orientamenti rappresentati nel Sant'Uffizio negli ultimi anni precedenti alla riforma del dicastero. Meyer non apparteneva infatti alla componente intransigente legata ad Alfredo Ottaviani, ma sosteneva alcune delle principali istanze di rinnovamento discusse dal Vaticano II, in particolare in materia di libertà religiosa, rapporti ecumenici e rinnovamento biblico.
Il suo incarico nella Congregazione del Sant'Uffizio fu tuttavia molto breve. Morì a Chicago il 9 aprile 1965, pochi mesi dopo la nomina e prima della conclusione del Concilio Vaticano II.
Bibliografia
- AAS, 56 (1964), p. 1039.
- Steven M. Avella, "I Don't Think Any Council Father Could Go Back Home the Same." Albert G. Meyer and Preparing for Vatican II: A Case Study of Episcopal Transformation, in "U.S. Catholic Historian", 30/2 (2012), pp. 25-37.
- George N. Shuster, Albert Gregory Cardinal Meyer, University of Notre Dame Press, Notre Dame (Indiana) 1964.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]