Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Carlo II d'Asburgo (Madrid, 6 novembre 1661 – Madrid, 1º novembre 1700) è stato re di Spagna dal 1665 al 1700, ultimo sovrano spagnolo della dinastia degli Asburgo. Il suo regno fu caratterizzato da importanti trasformazioni nei rapporti tra monarchia e Inquisizione spagnola, dalla prosecuzione della repressione religiosa e da crescenti conflitti sulla giurisdizione e sulle prerogative del Sant'Uffizio.
Cenni biografici e politica religiosa
Figlio di Filippo IV e di Marianna d'Austria, succedette al padre nel 1665, sotto la reggenza della madre, che mantenne il governo fino alla sua maggiore età nel 1675. Le difficili condizioni politiche e finanziarie della monarchia e l'incertezza sulla successione favorirono la competizione tra le fazioni di corte, nella quale le autorità ecclesiastiche e inquisitoriali svolsero un ruolo di primo piano.
La regina reggente favorì inizialmente l'ascesa del gesuita Juan Everardo Nithard, suo confessore, nominato inquisitore generale nel 1666 dopo la rinuncia del cardinale Pascual de Aragón. Nithard esercitò una notevole influenza sulla politica della monarchia, suscitando l'opposizione di importanti settori della nobiltà e di don Giovanni d'Austria, figlio naturale di Filippo IV. La sua destituzione nel 1669 dimostrò quanto la direzione del Sant'Uffizio fosse ormai coinvolta negli equilibri di potere della corte.
Il successore, Diego Sarmiento de Valladares, rimase alla guida dell'Inquisizione fino al 1695. Durante il suo lungo mandato proseguì la persecuzione dei cristianos nuevos sospettati di praticare clandestinamente il giudaismo, in particolare delle famiglie di origine portoghese stabilitesi nei territori della monarchia. La difesa dell'ortodossia continuò a essere uno dei fondamenti della legittimazione religiosa del potere regio, come dimostrò il solenne autodafé celebrato nella Plaza Mayor di Madrid il 30 giugno 1680, alla presenza del sovrano e della famiglia reale. L'evento, immortalato nel celebre dipinto di Francisco Rizi, costituì una delle più imponenti manifestazioni pubbliche dell'autorità inquisitoriale nella Spagna del Seicento.
Accanto alla repressione del cripto-giudaismo, l'attività del Sant'Uffizio si rivolse sempre più verso superstizioni, pratiche magiche, irregolarità del clero e controversie dottrinali. Particolarmente significativa fu la vicenda del quietismo, movimento spirituale legato all'insegnamento di Miguel de Molinos, la cui Guía espiritual, pubblicata a Roma nel 1675, aveva riscosso notevole successo anche nella penisola iberica. Nel 1685 la Suprema proibì la circolazione dell'opera, anticipando la condanna romana di Molinos del 1687. La controversia coinvolse esponenti di rilievo dell'episcopato spagnolo, tra cui l'arcivescovo di Siviglia Jaime de Palafox, inizialmente sostenitore dello scrittore.
Nel frattempo, l'Inquisizione dovette affrontare crescenti contrasti con gli altri organismi della monarchia, soprattutto a causa dell'estensione dei privilegi e delle immunità rivendicati dai suoi funzionari e familiari. Le controversie interessarono anche i territori della Corona d'Aragona e i domini italiani, mettendo in discussione i rapporti tra giurisdizione inquisitoriale e autorità civili. Dopo la nomina dell'inquisitore generale Juan Tomás de Rocabertí nel 1695, la Corona istituì la cosiddetta Junta Magna del 1696, incaricata di esaminare tali conflitti. Le proposte di ridimensionamento delle competenze temporali del Sant'Uffizio non ebbero tuttavia seguito immediato.
Negli ultimi anni del regno, le preoccupazioni per la salute del sovrano e per la mancanza di eredi alimentarono le voci relative a presunti malefici, che determinarono il ricorso a esorcismi e nuove controversie inquisitoriali. Il procedimento contro il confessore reale Froilán Díaz, coinvolto nelle indagini sulle supposte influenze diaboliche esercitate sul re, mostrò ancora una volta quanto le questioni religiose fossero intrecciate con le rivalità politiche della corte.
Carlo II morì senza discendenza nel 1700, designando come successore Filippo V di Borbone. Il suo regno, a lungo interpretato come una semplice fase di decadenza, fu in realtà segnato da una complessa ridefinizione dei rapporti tra Corona, Chiesa e Inquisizione. Alla persistente centralità del Sant'Uffizio come strumento di controllo religioso si accompagnarono una diminuzione complessiva dei processi e una crescente contestazione delle sue prerogative giurisdizionali, anticipando alcune delle controversie che avrebbero caratterizzato il successivo periodo borbonico.
Bibliografia
- María Victoria Caballero Gómez, El Auto de Fe de 1680. Un lienzo para Francisco Rizi, in «Revista de la Inquisición», 3, 1994, pp. 69-140.
- María Concepción Gómez Roán, La causa inquisitorial contra el confesor de Carlos II. Fray Froilán Díaz, in «Revista de la Inquisición», 12, 2006, pp. 323-389.
- Roberto López Vela, Inquisición y cambio dinástico. La defensa de la constitución católica de la monarquía (1696-1714), in Europa en torno a Utrecht, a cura di Marina Torres Arce e Susana Truchuelo García, Universidad de Cantabria, Santander 2014, pp. 311-352.
- José Martínez Millán, Los problemas de jurisdicción del Santo Oficio: la Junta Magna (1696), in «Hispania Sacra», 37/75, 1985, pp. 205-259.
- José Martínez Millán, Los problemas de la Inquisición en tiempos de Carlos II, in «Libros de la Corte», monografico 6, 2017, pp. 11-38.
- Juan Ignacio Pulido Serrano, Carlos II y la Inquisición, in «Criticón», 151-152, 2024, pp. 261-271.
Links
- Carlo II, nel portale PARES degli Archivi di Stato spagnoli.
- Francisco Rizi, "Auto de fe en la plaza Mayor de Madrid" (1683), Museo del Prado.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]