Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Raffaele Monaco La Valletta (L'Aquila, 23 febbraio 1827 - Agerola, 14 luglio 1896) è stato un cardinale. Fu prima assessore e poi cardinale segretario della Congregazione del Sant'Uffizio.
Figlio di Domenico Monaco La Valletta e Maria Maddalena De Felici-Umani, nacque in una ricca famiglia borghese originaria di Chieti, ben inserita negli ambienti amministrativi del Regno delle Due Sicilie. Il secondo cognome La Valletta era stato aggiunto dal padre, magistrato, alla denominazione familiare.
Dopo la prima formazione entrò nel 1846 nell'Accademia dei Nobili Ecclesiastici a Roma e frequentò l'Università La Sapienza. Fu ordinato sacerdote nel 1849.
Avviato alla carriera curiale, divenne prelato domestico e il 14 dicembre 1854 prestò giuramento come referendario delle Segnature. Fu inoltre canonico di Santa Maria Maggiore. Il 12 febbraio 1858 entrò nell'Accademia di Religione Cattolica.
Il 25 gennaio 1859 fu nominato pro-assessore della Congregazione del Sant'Uffizio e il 3 febbraio giurò come pro-assessore. Il 20 febbraio successivo divenne canonico della basilica di San Pietro.
Il 17 dicembre 1860 fu nominato assessore della Congregazione del Sant'Uffizio. Fu inoltre consultore della Congregazione dei Riti e della Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari.
Il 24 maggio 1866 fu chiamato a far parte della commissione teologico-dogmatica istituita per la preparazione del Concilio Vaticano I, inserendosi così nel gruppo dei prelati direttamente coinvolti nella definizione dell'indirizzo dottrinale del pontificato di Pio IX.
Il 13 marzo 1868 fu creato cardinale. Il 16 marzo fu nominato membro della Congregazione dell'Indice, nonché delle Congregazioni di Propaganda Fide, del Concilio e Concistoriale. Gli fu assegnato il titolo di Santa Croce in Gerusalemme.
Partecipò al Concilio Vaticano I. Il 2 giugno 1870 giurò come cardinale inquisitore.
Il 2 novembre 1870 fu nominato segretario dei Memoriali. Negli anni immediatamente successivi alla presa di Roma si collocò tra i cardinali maggiormente contrari a una soluzione conciliatrice della questione romana. Consultato da Pio IX sull'opportunità di abbandonare Roma dopo il 20 settembre 1870, si espresse a favore del trasferimento del pontefice e della Curia in un paese cattolico e neutrale, indicando Malta o il Belgio.
Nel 1871 collaborò con i cardinali Luigi Bilio e Annibale Capalti alla redazione dell'enciclica Ubi Nos arcano Dei consilio, con la quale Pio IX respinse la legge delle Guarentigie e ogni soluzione della questione romana che presupponesse l'accettazione della perdita del potere temporale.
Il 21 aprile 1876 fu nominato vicario generale di Roma, incarico che mantenne fino al marzo 1884. Nel gennaio 1878 entrò inoltre nella Congregazione dei Riti.
Partecipò al conclave del 1878. Pur non avendo sostenuto la candidatura di Gioacchino Pecci, mantenne sotto Leone XIII una posizione di grande rilievo nella Curia.
Il 12 febbraio 1884 fu nominato penitenziere maggiore e il 15 febbraio segretario della Congregazione del Sant'Uffizio, succedendo a Luigi Bilio. Mantenne la guida effettiva della Congregazione fino alla morte.
Il 24 marzo 1884 passò all'ordine dei cardinali vescovi con la sede suburbicaria di Albano. Il 4 marzo 1885 fu nominato arciprete della basilica di San Giovanni in Laterano e il 1° marzo 1889 prefetto della Congregazione Cerimoniale.
Il 24 maggio 1889 divenne cardinale vescovo di Ostia e Velletri e decano del Collegio cardinalizio. Negli ultimi anni del pontificato di Leone XIII fu considerato uno dei principali rappresentanti della componente intransigente del Sacro Collegio e si oppose alle correnti favorevoli a una conciliazione con il Regno d'Italia.
La sua lunga esperienza nel Sant'Uffizio, iniziata con il pro-assessorato del 1859 e proseguita, dopo il cardinalato, prima come cardinale inquisitore e quindi come segretario, ne fece una delle figure centrali della Congregazione nella seconda metà dell'Ottocento. Documentata è anche la sua partecipazione diretta all'esame di questioni dottrinali, tra cui nel 1863 le opere filosofico-teologiche di Gérard Casimir Ubaghs.
Morì ad Agerola, presso Napoli, il 14 luglio 1896. Le esequie si svolsero nella chiesa romana di Sant'Andrea della Valle; fu quindi sepolto nel cimitero del Verano.
Bibliografia
- Raffaele De Cesare, Il conclave di Leone XIII con aggiunte e nuovi documenti e il futuro Conclave, 3ª ed., Lapi, Città di Castello 1888, pp. 513-526.
- Carlo M. Fiorentino, Monaco La Valletta, Raffaele, in DBI, vol. 75 (2011).
- Annibale Ilari, I Cardinali Vicari. Cronologia bio-bibliografica, in "Rivista Diocesana di Roma", 3, 1962, pp. 273-295, in particolare p. 292.
- Carlo Pietropaoli, Elogio funebre del Card. Raffaele Monaco la Valetta, Chieti 1896.
- Herman H. Schwedt, Tobias Lagatz, Prosopographie von romischer Inquisition und Indexkongregation: 1814-1917, Schöningh, Paderborn 2005, vol. II, pp. 1017-1019.
- Christoph Weber, Kardinäle und Prälaten in den letzten Jahrzehnten des Kirchenstaates. Elite-Rekrutierung, Karriere-Muster und soziale Zusammensetzung der kurialen Führungsschicht zur Zeit Pius' IX. (1846-1878), Hiersemann, Stuttgart 1978, pp. 488, 782-783.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]