Pietro Maria da Lucca

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Pietro Maria da Lucca o Piermaria da Lucca (Lucca, 24 novembre 1667 - Roma, 21 ottobre 1740), è stato un religioso cappuccino, consultore della Congregazione dell'Indice. A volte citato anche come Pietro Maria Pieri, ma non va confuso con il cardinale servita Pietro Maria Pieri, che fu membro della Congregazione del Sant'Uffizio.

Fece la professione religiosa a Cortona il 7 gennaio 1685. Fu lettore, definitore della provincia toscana e consultore generale dell'ordine. Ricoprì inoltre l'incarico di segretario del superiore generale a Roma, mantenendolo fino al 1721. Nel 1713 divenne definitore generale e nel 1721 procuratore generale, carica che esercitò fino al 1726.

Il 22 giugno 1724 prestò giuramento come teologo del cardinale Lorenzo Corsini, futuro papa Clemente XII. Il 31 agosto 1726 fu nominato consultore della Congregazione dell'Indice. Fu successivamente postulatore generale dell'ordine dal 1729 al 1733 e, nel maggio 1733, tornò a ricoprire l'incarico di procuratore generale a Roma.

Nell'ambito dell'attività presso l'Indice redasse un parere sulle Novelle di Franco Sacchetti, nell'edizione del 1724 recante l'indicazione di Firenze ma stampata a Napoli: la relazione è registrata al 22 aprile 1727. Si occupò inoltre degli Actorum eruditorum quae Lipsiae publicantur supplementa, con un parere registrato al 29 agosto 1730 relativo all'annata 1692 e un altro, del 30 luglio 1736, relativo all'annata 1727.

Morì a Roma il 21 ottobre 1740.

Bibliografia

  • Herman H. Schwedt, Jyri Hasecker, Dominik Höink, Judith Schepers, Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation 1701-1813, 2 voll., Schöningh, Paderborn 2010, vol. II, pp. 1020-1021.
  • Sisto da Pisa, Storia dei Cappuccini Toscani. Con prolegomeni sull'Ordine francescano e le sue riforme, 2 voll., Firenze 1906-1909, vol. I, pp. 579, 625; vol. II, pp. 124, 225, 300, 338, 367, 381, 398.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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