Galleffi, Pietro Francesco

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Pietro Francesco Galleffi (Cesena, 27 ottobre 1770 - Roma, 18 giugno 1837) è stato un cardinale e uomo di Curia, membro della Congregazione del Sant'Uffizio.

Appartenente a una famiglia del patriziato cesenate, si formò inizialmente a Cesena e dal 1791 frequentò l'Accademia dei Nobili Ecclesiastici di Roma. Nel 1794 Pio VI lo nominò cameriere segreto partecipante e canonico della basilica di San Pietro.

Espulso da Roma durante la Repubblica romana del 1798, vi rientrò dopo la restaurazione del governo pontificio. Nel 1800 divenne segretario ed economo della Fabbrica di San Pietro e referendario delle Segnature. Pio VII lo creò cardinale l'11 luglio 1803; nello stesso anno fu nominato abate commendatario di Subiaco e membro di diverse congregazioni romane.

Nel 1808, in seguito all'occupazione francese di Roma, fu nuovamente allontanato. Deportato in Francia, aderì al gruppo dei cosiddetti «cardinali neri», rifiutando di partecipare alle nozze religiose di Napoleone con Maria Luisa d'Asburgo. Rimase in soggiorno coatto tra Sedan e Charleville fino alla caduta dell'Impero.

Rientrato a Roma nel 1814, fu nominato pro-segretario dei Memoriali e nel 1817 prefetto della Congregazione della Disciplina Regolare. Il 26 gennaio 1820 fu nominato membro della Congregazione del Sant'Uffizio e il 23 febbraio giurò come cardinale inquisitore.

Nel maggio 1820 divenne prefetto della Fabbrica di San Pietro e cardinale vescovo di Albano. Nel 1824 fu nominato camerlengo di Santa Romana Chiesa.

Nel conclave del 1823 si affermò come uno dei principali esponenti del gruppo degli zelanti, contribuendo all'elezione di Leone XII. Durante il nuovo pontificato sostenne la linea di restaurazione ecclesiastica e politica contraria alle riforme promosse da Ercole Consalvi. Il suo rigorismo si manifestò anche nell'ambito dell'istruzione e della cultura, dove sostenne un più stretto controllo ecclesiastico sulle idee considerate incompatibili con l'ordine religioso e politico.

Nel conclave del 1829 guidò nuovamente gli zelanti e sostenne la candidatura di Emanuele De Gregorio. Nel 1830 divenne cardinale vescovo di Porto e Santa Rufina.

Morì a Roma il 18 giugno 1837.

Ben documentata è la sua collocazione nell'area più conservatrice e intransigente della Chiesa del suo tempo: pur dotato di capacità di mediazione e formatosi inizialmente in un ambiente cattolico-illuminato, durante la Restaurazione divenne uno dei principali rappresentanti del partito degli zelanti e della reazione alla politica riformistica consalviana.

Bibliografia

  • Paolo Alvazzi del Frate, Galleffi, Pietro Francesco, in DBI, vol. 51 (1998).
  • Philippe Boutry, Souverain et pontife: recherches prosopographiques sur la Curie romaine à l'âge de la Restauration (1814-1846), École française de Rome, Rome 2002, in part. pp. 389-390.
  • MORONI, vol. XXVIII (1844), pp. 114-116.
  • Herman H. Schwedt, Tobias Lagatz, Prosopographie von romischer Inquisition und Indexkongregation: 1814-1917, Schöningh, Paderborn 2005, vol. I, pp. 636-639.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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