Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Mariano Rampolla del Tindaro (Polizzi Generosa, 17 agosto 1843 – Roma, 16 dicembre 1913) è stato un cardinale, segretario di Stato di Leone XIII e segretario della Congregazione del Sant'Uffizio, della quale era stato precedentemente consultore.
Figlio di Ignazio Rampolla e di Orsola Errante, apparteneva a una famiglia dell'aristocrazia siciliana. Trasferitosi a Roma nel 1856, studiò al Seminario Romano e, dal 1861, al collegio Capranica. Ordinato sacerdote nel 1866, completò la propria formazione all'Accademia dei Nobili Ecclesiastici e conseguì nel 1870 il dottorato in utroque iure.
Entrato al servizio della Congregazione degli Affari ecclesiastici straordinari, nel 1875 fu inviato alla nunziatura di Madrid come collaboratore di Giovanni Simeoni. Il 16 maggio 1877 divenne segretario di Propaganda Fide per gli affari di rito orientale. L'8 aprile 1880 fu nominato consultore del Sant'Uffizio, prestando giuramento il 21 aprile successivo. Il 16 novembre dello stesso anno assunse la segreteria della Congregazione degli Affari ecclesiastici straordinari.
Nel 1882 fu nominato arcivescovo titolare di Eraclea e nunzio apostolico in Spagna, dove ebbe come collaboratore Giacomo Della Chiesa, futuro Benedetto XV. Leone XIII lo creò cardinale il 14 marzo 1887 e il 1° giugno successivo lo nominò segretario di Stato, incarico che conservò fino alla morte del pontefice nel luglio 1903. Il 13 luglio 1887 entrò nel Sant'Uffizio come membro della Congregazione e il giorno seguente prestò giuramento come cardinale inquisitore.
La sua azione diplomatica mirò a rafforzare l'autorità internazionale e l'indipendenza della Santa Sede. Sostenne il ralliement dei cattolici francesi alla Repubblica e il riavvicinamento alla Russia. Sulla questione romana mantenne invece una linea prevalentemente anticonciliatorista, pur prendendo in considerazione ipotesi negoziali: la difesa dell'autonomia pontificia rimase il criterio centrale della sua politica.
Nel conclave del 1903 fu tra i principali candidati al pontificato. Il cardinale Jan Puzyna comunicò contro di lui il veto dell'imperatore Francesco Giuseppe. Rampolla conservò inizialmente numerosi suffragi, ma il conclave elesse infine Giuseppe Sarto, Pio X.
Durante il nuovo pontificato continuò a svolgere importanti funzioni curiali. Nel 1904 entrò nella commissione preparatoria per la codificazione del diritto canonico. Il 30 dicembre 1908 succedette a Serafino Vannutelli come cardinale segretario del Sant'Uffizio, mantenendo l'incarico fino alla morte. In questi anni si avvicinò ad ambienti conciliatoristi, come documenta il carteggio con Geremia Bonomelli. Nel novembre 1912 fu nominato bibliotecario di Santa Romana Chiesa.
Accanto all'attività diplomatica e curiale coltivò interessi storici, patristici e agiografici. Pubblicò De authentico Romani Pontificis magisterio solemne testimonium ex monumentis liturgicis Ecclesiae universae nel 1870, Del luogo del martirio e del sepolcro dei Maccabei nel 1897 e Santa Melania giuniore, senatrice romana. Documenti contemporanei e note nel 1905.
Morì a Roma il 16 dicembre 1913.
Bibliografia
- Herman H. Schwedt, Tobias Lagatz, Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation 1814-1917, Schöningh, Paderborn 2005, vol. II, pp. 1235-1238.
- Jean-Marc Ticchi, Rampolla del Tindaro, Mariano, in DBI, vol. 86, 2016.
- Luciano Trincia, Conclave e potere politico. Il veto a Rampolla nel sistema delle potenze europee (1887-1904), Studium, Roma 2004.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]