Simeoni, Giovanni

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Giovanni Simeoni (Paliano, 12 luglio 1816 – Roma, 14 gennaio 1892) è stato un diplomatico pontificio, consultore del Sant'Uffizio e poi membro della stessa Congregazione in qualità di cardinale, segretario di Stato di Pio IX e prefetto della Congregazione di Propaganda Fide.

Figlio di un amministratore dei beni dei principi Colonna, studiò filosofia e teologia al Collegio Romano e conseguì il dottorato in diritto civile e canonico alla Sapienza. Ordinato sacerdote nel 1839, fu precettore presso i Colonna e professore di filosofia e teologia nel Collegio di Propaganda Fide.

Avviato alla diplomazia pontificia, prestò servizio come uditore della nunziatura di Madrid durante la missione di Giovanni Brunelli e nel 1857 vi esercitò le funzioni di incaricato d'affari. Nel 1858 accompagnò Antonmaria Panebianco in una missione in Transilvania riguardante i cattolici di rito orientale.

Dal 1860 al 1875 fu prefetto degli studi del Seminario Romano. Il 6 giugno 1862 divenne segretario di Propaganda Fide per gli affari orientali e il 13 marzo 1868 passò alla segreteria generale della congregazione. Partecipò inoltre alla preparazione del concilio Vaticano I, come consultore della commissione per le Chiese orientali e le missioni dal 24 maggio 1866 e di quella per la disciplina ecclesiastica dall'11 agosto 1867.

Nel marzo 1868 fu nominato consultore della Congregazione del Sant'Uffizio, prestando giuramento il 1° aprile successivo.

Il 5 marzo 1875 fu nominato arcivescovo titolare di Calcedonia e il 15 marzo nunzio in Spagna. Nello stesso concistoro Pio IX lo creò cardinale in pectore; la nomina fu pubblicata il 17 settembre. Rimase in Spagna come pronunzio fino al novembre 1876.

Il 18 dicembre 1876 fu nominato segretario di Stato. Nello stesso giorno fu incluso nella Congregazione del Sant'Uffizio. Prestò giuramento come cardinale inquisitore il 17 gennaio 1877. Mantenne la Segreteria di Stato fino alla morte di Pio IX; Leone XIII lo nominò prefetto di Propaganda Fide il 5 marzo 1878.

Nel dibattito sulla partecipazione dei cattolici alla vita politica italiana sostenne una posizione intransigente. Nel 1882 manifestò il timore che Luigi Maria Bilio interpretasse troppo largamente le possibilità di concedere deroghe al non expedit.

Alla guida di Propaganda Fide si occupò dell'organizzazione delle missioni e della tutela del patrimonio della congregazione. Sostenne Giovanni Battista Scalabrini nell'assistenza religiosa agli emigranti italiani, mantenendo però riserve verso iniziative che potessero tradursi in un riconoscimento politico dello Stato italiano. Incoraggiò inoltre la formazione del clero locale nei territori di missione, entro un modello fortemente legato alla direzione romana.

Morì a Roma il 14 gennaio 1892, conservando fino alla morte la prefettura di Propaganda Fide e l'incarico di cardinale inquisitore.

Bibliografia

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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