Lambruschini, Luigi

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Luigi Lambruschini (Sestri Levante, 16 maggio 1776 - Roma, 12 maggio 1854) è stato un cardinale barnabita, diplomatico e uomo di Curia, membro della Congregazione del Sant'Uffizio e segretario di Stato di Gregorio XVI.

Battezzato con i nomi di Emanuele Nicolò, entrò nel 1793 tra i Chierici Regolari di San Paolo (barnabiti), assumendo il nome di Luigi. Dopo gli studi a Macerata e Roma, fu ordinato sacerdote il 1° gennaio 1799. Insegnò quindi nei collegi dell'ordine e dal 1803 fu professore di teologia a San Carlo ai Catinari, dove fu vicino a Francesco Luigi Fontana.

Durante l'occupazione napoleonica fu costretto a lasciare Roma e soggiornò a Genova. Dopo la Restaurazione tornò nella capitale pontificia e nel 1814 divenne consultore della Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari.

Il 10 marzo 1816 fu nominato consultore della Congregazione del Sant'Uffizio e il 13 marzo assunse formalmente l'incarico mediante giuramento. Nello stesso mese divenne segretario della Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari.

Nel 1819 fu nominato arcivescovo di Genova. Dal 1826 fu nunzio apostolico in Francia, dove assistette alla caduta di Carlo X e alla rivoluzione del luglio 1830. La sua linea diplomatica fu caratterizzata dalla difesa delle prerogative ecclesiastiche e dalla diffidenza verso il liberalismo politico e religioso.

Gregorio XVI lo creò cardinale il 30 settembre 1831. Il 24 febbraio 1832 fu nominato membro della Congregazione del Sant'Uffizio e il 14 marzo giurò come cardinale inquisitore.

Negli anni successivi entrò in numerose congregazioni. Nel dicembre 1832 divenne prefetto della Congregazione della Disciplina Regolare e nel 1834 prefetto della Congregazione degli Studi.

Nel gennaio 1836 succedette a Tommaso Bernetti come segretario di Stato di Gregorio XVI, incarico che mantenne fino alla morte del pontefice nel 1846. La sua politica fu caratterizzata da una netta opposizione alle istanze liberali, da un forte accentramento amministrativo e dalla repressione dei movimenti rivoluzionari, pur accompagnati da una certa autonomia diplomatica rispetto alle potenze europee.

Nel conclave del 1846 fu uno dei principali candidati alla successione di Gregorio XVI, ma l'elezione cadde su Giovanni Maria Mastai Ferretti, Pio IX. Negli anni successivi rimase uno dei principali esponenti dell'ala conservatrice del Sacro Collegio.

Morì a Roma il 12 maggio 1854.

Lambruschini costituisce una delle figure più rappresentative dell'intransigentismo curiale della prima metà dell'Ottocento. La sua formazione teologica antigiansenista, la concezione fortemente papalista della Chiesa e l'opposizione alle libertà politiche moderne ne fanno uno dei principali esponenti dell'area intransigente e conservatrice, in particolare durante il pontificato di Gregorio XVI.

Bibliografia

  • Philippe Boutry, Souverain et pontife: recherches prosopographiques sur la Curie romaine à l'âge de la Restauration (1814-1846), École française de Rome, Rome 2002, pp. 402-405.
  • Luigi M. Manzini, Il Cardinale Luigi Lambruschini, Biblioteca Apostolica Vaticana, Città del Vaticano 1960.
  • Giuseppe Monsagrati, Lambruschini, Luigi, in DBI, vol. 63 (2004).
  • Herman H. Schwedt, Tobias Lagatz, Prosopographie von romischer Inquisition und Indexkongregation: 1814-1917, Schöningh, Paderborn 2005, vol. II, pp. 823-829.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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