Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Mieczysław Halka Ledóchowski (Górki presso Klimontów, 29 ottobre 1822 – Roma, 22 luglio 1902) è stato un cardinale e diplomatico polacco, arcivescovo di Gniezno e Poznań, prefetto della Congregazione de Propaganda Fide e membro della Congregazione del Sant'Uffizio.
Appartenente a una famiglia aristocratica polacca, era figlio di Józef Zachariasz Ledóchowski e di Maria Rozalia Zakrzewska. Dopo gli studi a Radom e Varsavia e la formazione nel seminario dei lazzaristi di Varsavia, nel 1843 si trasferì a Roma, dove frequentò l'Accademia dei Nobili Ecclesiastici. Ordinato sacerdote nel 1845, conseguì nel 1847 i dottorati in teologia e in diritto canonico e civile.
Avviato alla carriera diplomatica pontificia, nel 1852 fu nominato uditore della nunziatura di Lisbona. Il 26 settembre 1856 divenne delegato apostolico a Bogotá, con competenza anche su Ecuador, Bolivia, Perù e Venezuela. Espulso da Bogotá nel luglio 1861, il 30 settembre successivo fu nominato arcivescovo titolare di Tebe e nunzio in Belgio. L'8 gennaio 1866 fu preconizzato arcivescovo di Gniezno e Poznań. Nell'attività pastorale curò la formazione del clero e cercò di attenuare le tensioni tra tedeschi e polacchi. Al concilio Vaticano I sostenne la definizione dell'infallibilità pontificia.
Durante il Kulturkampf si oppose alle ingerenze dello Stato prussiano nella vita ecclesiastica e difese l'impiego del polacco nell'insegnamento religioso. Il rifiuto di applicare le leggi ecclesiastiche del maggio 1873 e di abbandonare il proprio ufficio gli procurò sanzioni pecuniarie e, il 3 febbraio 1874, la reclusione a Ostrów. Pio IX lo creò cardinale il 15 marzo 1875, mentre si trovava ancora in carcere. Liberato il 3 febbraio 1876 e costretto all'esilio, si stabilì a Roma, continuando a governare le proprie arcidiocesi attraverso delegati.
Il 7 aprile 1876 entrò nella Congregazione dell'Indice. Fu nominato membro della Congregazione del Sant'Uffizio l'11 novembre 1881 e prestò giuramento il 16 novembre successivo, rimanendo cardinale inquisitore fino alla morte. Il 24 marzo 1884 fu nominato segretario dei Memoriali e il 4 marzo 1885 segretario dei Brevi apostolici.
Nel lavoro della commissione cardinalizia incaricata delle questioni tedesche sostenne, insieme a Johann Baptist Franzelin, una posizione di fermezza nei confronti del governo prussiano. Il suo orientamento può essere ricondotto all'intransigentismo nella difesa dell'autonomia ecclesiastica e delle prerogative pontificie. Nel 1886 accolse tuttavia la richiesta di Leone XIII di rinunciare alle sedi di Gniezno e Poznań, agevolando le trattative per la conclusione del Kulturkampf.
Il 26 gennaio 1892 divenne prefetto della Congregazione de Propaganda Fide, incarico che conservò fino alla morte. L'esperienza diplomatica e missionaria lo portò anche ad affiancare la nipote Maria Teresa Ledóchowska nelle iniziative contro la schiavitù in Africa e nella preparazione della fondazione del sodalizio di San Pietro Claver, sorto nel 1894. Morì a Roma il 22 luglio 1902.
Bibliografia
- Herman H. Schwedt, Tobias Lagatz, Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation 1814-1917, Schöningh, Paderborn 2005, vol. II, pp. 850-853.
- Bernhard Stasiewski, Ledóchowski, Mieczysław Graf, in Neue Deutsche Biographie, vol. XIV, 1985, pp. 45-46.
- Massimiliano Valente (a cura di), Vatikanische Akten zur Geschichte des deutschen Kulturkampfes. Edition der Sitzungsprotokolle der „Sacra Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari“ 1880-1884, sulla base dei lavori preparatori di Rudolf Lill, Egon J. Greipl e Martin Papenheim, Istituto Storico Germanico di Roma, Roma 2009, in particolare pp. 2-3.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]