Imperiali, Giuseppe Renato

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Giuseppe Renato Imperiali (Oria o, più probabilmente, Francavilla Fontana, 28 aprile 1651 – Roma, 15 gennaio 1737) è stato un cardinale, membro delle Congregazioni dell’Indice e del Sant’Uffizio, esponente di rilievo della Curia romana e della corrente cardinalizia degli «zelanti».

Formazione e carriera curiale

Apparteneva a un ramo della famiglia genovese degli Imperiali, stabilitosi in Puglia nel XVI secolo. Era figlio di Michele Imperiali, principe di Francavilla, e di Brigida Grimaldi, sorella del doge di Genova Alessandro Grimaldi. Nel 1662 fu inviato a Roma insieme con tre fratelli e affidato alla protezione del prozio, il cardinale Lorenzo Imperiali. Studiò presso il Collegio Germanico-Ungarico, istituzione alla quale rimase legato per tutta la vita, e conseguì la laurea in utroque iure.

Il 19 novembre 1672 fu nominato referendario delle Segnature di Grazia e Giustizia. Intraprese quindi una rapida carriera nell’amministrazione pontificia: fu chierico della Camera apostolica, presidente della Zecca pontificia, presidente della Grascia e delle Carceri, tesoriere generale e, dal 1686, commissario generale della flotta pontificia.

Papa Alessandro VIII lo creò cardinale nel concistoro del 13 febbraio 1690, assegnandogli la diaconia di San Giorgio in Velabro. Poco dopo fu inviato come legato pontificio a Ferrara, dove rimase, con alcune interruzioni, fino al 1697. Durante la legazione promosse opere pubbliche e provvedimenti economici e fiscali, tentando di rafforzare il controllo pontificio sull’amministrazione locale. Alcune sue iniziative, fra le quali la liberalizzazione del commercio del grano, provocarono tuttavia forti contrasti con il patriziato ferrarese.

Le Congregazioni romane e il Sant’Uffizio

Rientrato a Roma, il 30 gennaio 1698 entrò a far parte della Congregazione dell'Indice. Fu inoltre prefetto della Congregazione della Disciplina dei Regolari e, dal 4 maggio 1701, della Congregazione del Buon Governo. Mantenne quest’ultimo incarico per oltre trent’anni, assumendo un ruolo centrale nell’amministrazione temporale dello Stato pontificio. Promosse visite nelle comunità soggette alla Santa Sede, controlli sui bilanci municipali, interventi sul debito pubblico locale e misure dirette a ridurre privilegi ed esenzioni fiscali.

Nel 1719 fu nominato membro della Congregazione del Sant’Uffizio. Pur non distinguendosi per un particolare coinvolgimento nelle controversie dottrinali dell’epoca, partecipò alle sedute e agli affari della Congregazione, avvalendosi della collaborazione di diversi teologi e uditori. La sua attività si concentrò soprattutto sulle questioni politiche e giurisdizionali nelle quali erano direttamente coinvolti gli interessi della Santa Sede. Fece parte, tra l’altro, della congregazione cardinalizia incaricata di giudicare il cardinale Giulio Alberoni e sostenne le iniziative dirette a ottenere la cattura di Pietro Giannone.

Attività politica

Imperiali fu uno dei principali esponenti degli "zelanti", la componente del Sacro Collegio che si proponeva di contrastare l’ingerenza delle monarchie europee nei conclavi e di riaffermare l’autonomia politica e religiosa del papato. Ebbe un ruolo significativo nell’elezione di Clemente XI nel conclave del 1700 e divenne uno dei cardinali più ascoltati nei primi anni del nuovo pontificato.

Nel 1711 fu inviato a Milano presso l’imperatore Carlo VI per trattare la restituzione di Comacchio e altre controversie tra la corte imperiale e la Santa Sede. Durante il pontificato di Benedetto XIII si oppose, insieme con il cardinale Pietro Marcellino Corradini, all’ascesa di Niccolò Coscia e alla politica di accordo con gli Stati italiani quando questa sembrava compromettere le prerogative ecclesiastiche.

Nel conclave del 1730 fu uno dei candidati più autorevoli al pontificato. La sua candidatura, sostenuta dagli zelanti, raccolse fino a ventidue voti, avvicinandosi alla maggioranza necessaria. Fu però bloccata dall’esclusiva presentata dal cardinale Cornelio Bentivoglio a nome della monarchia spagnola. Al termine del conclave fu eletto Lorenzo Corsini, che assunse il nome di Clemente XII.

Biblioteca, collezionismo e mecenatismo

Imperiali fu anche un importante bibliofilo, collezionista e mecenate. Ampliò il nucleo librario ereditato dal cardinale Lorenzo Imperiali mediante l’acquisto di raccolte private, fra le quali quelle appartenute al cardinale Jean-Gautier de Sluse e a Marcello Severoli. Nel 1711 la biblioteca comprendeva oltre quindicimila volumi, con una particolare ricchezza di opere giuridiche, filosofiche e letterarie.

Il catalogo, compilato da Giusto Fontanini, contribuì alla notorietà della raccolta, che era accessibile agli studiosi e costituiva un importante luogo d’incontro della cultura romana. Imperiali raccolse inoltre dipinti e opere d’arte e sostenne artisti come Carlo Maratta, Domenico Maria Muratori e Francesco Fernandi. Gran parte delle sue collezioni fu dispersa dopo la morte.

Morì a Roma il 15 gennaio 1737. Fu sepolto nella basilica di Sant’Agostino.

Bibliografia

  • Flavia Cancedda, Figure e fatti intorno alla biblioteca del cardinale Imperiali, mecenate del ’700, Bulzoni, Roma 1995.
  • Alfonso Gambardella, Architettura e committenza nello Stato Pontificio tra barocco e rococò. Un amministratore illuminato: Giuseppe Renato Imperiali, ESI, Napoli 1979.
  • Giusto Fontanini, Bibliothecae Josephi Renati Imperialis, Sanctae Romanae Ecclesiae diaconi cardinalis Sancti Georgii catalogus secundum auctorum cognomina ordine alphabetico dispositus, una cum altero catalogo scientiarum et artium, ex officina typographica Francisci Gonzagae, Romae 1711.
  • Herman H. Schwedt, Jyri Hasecker, Dominik Höink, Judith Schepers, Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation 1701-1813, Schöningh, Paderborn 2010, vol. I, pp. 666-668.
  • Simonetta Prosperi Valenti Rodinò, «Il cardinal Giuseppe Renato Imperiali committente e collezionista», Bollettino d’arte, XLI, 1987, pp. 17-60.
  • Stefano Tabacchi, Imperiali, Giuseppe Renato, in DBI, vol. 62 (2004) (e bibliografia ivi).

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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