Clemente XI, papa

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Clemente XI, al secolo Giovanni Francesco Albani (Urbino, 22 luglio 1649 – Roma, 19 marzo 1721), fu papa dal 23 novembre 1700 alla morte. Membro della Congregazione del Sant’Uffizio prima dell’elezione, legò il proprio pontificato alla repressione del giansenismo e agli interventi romani nella controversia sui riti cinesi. La difesa dell’autorità dottrinale della Santa Sede costituì un elemento centrale della sua azione, suscitando resistenze che coinvolsero vescovi, ordini religiosi e poteri civili.

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Formazione e carriera ecclesiastica

Originario di una famiglia dell’élite urbinate, Albani si formò al Collegio Romano, coltivando interessi umanistici, patristici e giuridici. Entrato nella prelatura, ricoprì i governatorati di Rieti, della Sabina e di Orvieto. Nel 1687 divenne segretario dei brevi e nel 1690 fu creato cardinale da Alessandro VIII.

Schwedt documenta il suo giuramento come membro del Sant’Uffizio il 15 settembre 1694. Negli ultimi anni del pontificato di Innocenzo XII partecipò all’esame dell’Explication des maximes des saints di François Fénelon. In quella controversia cercò di limitare la severità della condanna, senza impedire la censura delle ventitré proposizioni pronunciata nel 1699. La sua posizione teneva conto anche della fedeltà di Fénelon alla Santa Sede e delle implicazioni politiche dello scontro con Bossuet.

Eletto il 23 novembre 1700, assunse il nome di Clemente XI. La precedente esperienza curiale gli aveva assicurato una conoscenza diretta delle procedure con cui Roma esaminava e condannava le dottrine controverse.

La repressione del giansenismo

La controversia giansenista occupò una parte decisiva del pontificato. Con la Vineam Domini Sabaoth del luglio 1705 Clemente XI escluse che il «silenzio rispettoso» bastasse a soddisfare l’obbligo di adesione alle condanne romane: non era sufficiente astenersi dal contestare pubblicamente le decisioni pontificie, mantenendo riserve sulla presenza delle proposizioni condannate nell’opera di Giansenio.

L’intervento contro Pasquier Quesnel rese ancora più stretto il rapporto tra censura libraria, giudizio dottrinale e disciplina ecclesiastica. Le sue Réflexions morales furono proibite nel 1708 con il breve Universi dominici gregis. Un successivo esame condusse alla costituzione Unigenitus Dei Filius dell’8 settembre 1713, che condannò centouno proposizioni tratte dall’opera. Il Sant’Uffizio ebbe un ruolo centrale nella preparazione del provvedimento, attraverso un lavoro collegiale seguito personalmente dal pontefice.

La condanna non ricompose l’unità della Chiesa francese. Le opposizioni coinvolsero una parte dell’episcopato, del clero e degli ambienti parlamentari, trasformando il giudizio su Quesnel in una controversia sui limiti dell’autorità papale. Nel 1717 quattro vescovi si appellarono a un concilio generale. Clemente XI rispose nel 1718 con la Pastoralis officii, che colpiva gli appellanti con la scomunica. Alla sua morte, la questione restava aperta e avrebbe continuato a condizionare la vita religiosa e politica francese.

Sant’Uffizio, Indice e controllo dei libri

Il pontificato si collocò entro un sistema censorio nel quale operavano sia il Sant’Uffizio sia la Congregazione dell’Indice. Le due istituzioni mantenevano competenze e procedure distinte, pur intervenendo entrambe nella sorveglianza della produzione libraria. Nel 1713 Clemente XI nominò consultore del Sant’Uffizio Prospero Lambertini, futuro Benedetto XIV, già coinvolto nell’esame di libri sottoposti all’Indice.

Un episodio significativo riguarda la Biblioteca Casanatense. Nel febbraio 1701 il papa autorizzò i domenicani a conservarvi anche i libri proibiti provenienti dalla raccolta del cardinale Girolamo Casanate. La concessione rispondeva alle finalità teologiche e controversistiche dell’istituzione, strettamente collegata agli ambienti della censura romana.

La presenza di opere ereticali in una biblioteca ecclesiastica poteva dunque essere funzionale alla loro confutazione. La selezione dei lettori autorizzati e la disponibilità dei testi per gli specialisti costituivano parte dello stesso ordinamento che ne limitava la circolazione generale.

La controversia sui riti cinesi

Nelle missioni asiatiche Clemente XI intervenne sul problema della compatibilità tra appartenenza cristiana e pratiche tradizionali locali. In Cina la controversia riguardava soprattutto le cerimonie in onore di Confucio e degli antenati, oltre alla terminologia impiegata per designare Dio. Molti missionari gesuiti attribuivano a quelle pratiche un significato prevalentemente civile; i loro oppositori vi riconoscevano elementi religiosi incompatibili con il cristianesimo.

Il decreto del Sant’Uffizio del 20 novembre 1704, approvato dal pontefice, adottò una linea restrittiva. La missione del legato Carlo Tommaso Maillard de Tournon rese più acuto il conflitto, coinvolgendo anche l’imperatore Kangxi e mettendo in discussione le condizioni entro cui i missionari potevano operare.

Con la costituzione Ex illa die del 19 marzo 1715 Clemente XI confermò le proibizioni e impose ai missionari un giuramento di obbedienza. La controversia investiva così sia la definizione delle pratiche ammissibili sia la subordinazione delle missioni alle decisioni romane. Il successivo invio di Carlo Ambrogio Mezzabarba mostrò quanto restasse difficile applicare quelle disposizioni nel contesto cinese.

Clemente XI morì a Roma il 19 marzo 1721. Le controversie sulle quali aveva impegnato il Sant’Uffizio continuarono oltre il suo pontificato, lasciando ai successori conflitti nei quali il controllo dell’ortodossia risultava inseparabile dalla questione dell’autorità ecclesiastica.

Bibliografia essenziale

  • Stefano Andretta, Clemente XI, papa in DBI, vol. 26 (1982).
  • Stefano Andretta, Clemente XI, in EP, vol. III, pp. 405-420.
  • David E. Mungello (a cura di), The Chinese Rites Controversy: Its History and Meaning, Steyler Verlag, Nettetal 1994.
  • Herman H. Schwedt, Die Römische Inquisition. Kardinäle und Konsultoren 1601 bis 1700, Herder, Freiburg 2017, p. 40.

Article written by Daniele Santarelli | Ereticopedia.org © 2026

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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