Alessandro VIII, papa

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Alessandro VIII, al secolo Pietro Ottoboni (Venezia, 22 aprile 1610 – Roma, 1º febbraio 1691), fu papa dal 6 ottobre 1689 alla morte. Vescovo di Brescia, membro della Congregazione dell’Indice e della Congregazione del Sant'Uffizio, di cui fu cardinale segretario, ebbe un ruolo rilevante nella repressione dei pelagini e del quietismo. La difesa dell’autorità pontificia e della giurisdizione inquisitoriale caratterizzò la sua lunga attività curiale e il breve pontificato, durante il quale intervenne contro il rigorismo morale e le rivendicazioni gallicane.

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Formazione e carriera ecclesiastica

Proveniente da una famiglia della cittadinanza veneziana, aggregata al patriziato nel 1646, Ottoboni ricevette una formazione giuridica e intraprese la carriera ecclesiastica a Roma. Ricoprì incarichi nel governo territoriale pontificio e nel 1643 entrò nella Sacra Rota. L’esperienza giudiziaria contribuì a orientarne la concezione del governo ecclesiastico, fondata sulla tutela delle competenze della Chiesa e sull’autorità delle sue istituzioni.

Creato cardinale da Innocenzo X il 19 febbraio 1652, con il sostegno della Repubblica di Venezia, nel 1654 fu nominato vescovo di Brescia. Mantenne la diocesi fino al 1664, quando tornò stabilmente a Roma. Nel dicembre di quell’anno entrò nella Congregazione dell’Indice; il 10 dicembre fu nominato membro del Sant’Uffizio, prestando giuramento il 16 successivo. Divenne poi segretario della Congregazione inquisitoriale, assumendo una posizione centrale nell’esame delle principali controversie religiose del secondo Seicento.

Fu tra i protagonisti dello «squadrone volante», il gruppo cardinalizio che rivendicava una maggiore autonomia del papato dalle monarchie europee. In questo ambiente collaborò con Francesco Albizzi e Decio Azzolino, condividendo la difesa delle prerogative romane, pur con differenze di giudizio su singole questioni teologiche e politiche.

La repressione dei pelagini

Durante l’episcopato bresciano Ottoboni contrastò i gruppi dei cosiddetti pelagini, diffusi soprattutto in Val Camonica intorno alla predicazione di Giacomo Filippo Casolo. La loro pratica religiosa attribuiva particolare importanza all’orazione interiore e alle riunioni devozionali, suscitando il sospetto delle autorità ecclesiastiche per il rapporto con la disciplina sacramentale e per gli spazi di autonomia riconosciuti ai fedeli.

Ottoboni intervenne in collaborazione con l’inquisitore locale e con il Sant’Uffizio romano. Alle intimazioni di interrompere le riunioni seguirono provvedimenti repressivi diretti contro i promotori e i partecipanti. La vicenda costituì un momento significativo del rafforzamento della giurisdizione ecclesiastica nei territori veneziani, in un clima politico ormai lontano dalla contrapposizione dell’Interdetto.

L’esperienza bresciana contribuì a consolidare la sua diffidenza verso le forme di spiritualità che sembravano sottrarsi alla mediazione del clero e alle pratiche devozionali riconosciute. Negli anni successivi Ottoboni avrebbe individuato elementi di continuità tra i pelagini e le nuove correnti dell’orazione di quiete.

Il Sant’Uffizio e la lotta al quietismo

Nel Sant’Uffizio Ottoboni sostenne una vigilanza rigorosa sui fenomeni mistici, entrando in contrasto con prelati che guardavano favorevolmente alla spiritualità contemplativa. Queste divergenze si intrecciarono con l’opposizione ad alcuni indirizzi del pontificato di Innocenzo XI. Ottoboni difendeva infatti l’assetto tradizionale della Curia e i privilegi del tribunale inquisitoriale, mentre i progetti di riforma promossi nell’ambiente pontificio ne mettevano in discussione alcuni aspetti.

La controversia intorno a Miguel de Molinos rese particolarmente evidenti tali tensioni. Il successo della sua proposta spirituale aveva coinvolto fedeli, comunità religiose ed esponenti della gerarchia. In una prima fase le critiche al quietismo incontrarono resistenze anche negli organismi censori: nel 1681 furono proibiti scritti di Paolo Segneri e Gottardo Belluomo contrari a quegli orientamenti.

Ottoboni e Albizzi insistettero invece sui rischi dell’orazione di quiete, richiamando anche le precedenti esperienze repressive nei domini veneti. Il mutamento degli equilibri curiali e l’intervento di ulteriori avversari di Molinos favorirono l’apertura del procedimento che condusse al suo arresto nel 1685 e alla condanna nel 1687.

Ottoboni partecipò inoltre alla commissione incaricata di esaminare gli scritti del cardinale Pier Matteo Petrucci, vescovo di Jesi e importante esponente della spiritualità contemplativa italiana. Contribuì all’esito sfavorevole del procedimento, concluso nel 1687 con la ritrattazione di quarantacinque proposizioni. La repressione del quietismo confermò il peso del Sant’Uffizio nella disciplina della vita spirituale, anche quando questa coinvolgeva figure vicine al pontefice.

Il pontificato e le controversie morali

Eletto papa il 6 ottobre 1689, Ottoboni assunse il nome di Alessandro VIII. La sua elevazione premiava una lunga esperienza di governo e rispondeva anche alle resistenze suscitate dai metodi e dai progetti riformatori di Innocenzo XI. Durante il pontificato favorì i familiari, promuovendo al cardinalato il pronipote omonimo Pietro Ottoboni.

Nelle controversie morali mantenne un orientamento volto a contenere posizioni giudicate incompatibili con l’insegnamento della Chiesa, senza identificarsi stabilmente con una singola scuola. Da cardinale aveva accettato la condanna di sessantacinque proposizioni lassiste emanata nel 1679; da papa, il 7 dicembre 1690, fece condannare trentuno proposizioni di indirizzo rigorista.

Il 24 agosto dello stesso anno il Sant’Uffizio aveva censurato due proposizioni relative al cosiddetto «peccato filosofico», sostenute in ambienti gesuitici francesi. La controversia riguardava la possibilità di distinguere la colpa contro la ragione dalla colpa intesa come offesa a Dio, in particolare nel caso di chi non ne avesse conoscenza. Il problema investiva la responsabilità morale e assumeva rilievo anche nel confronto con le popolazioni dei territori di missione.

I due interventi mostrano come la condanna del rigorismo non comportasse un’adesione indiscriminata alle posizioni dei suoi avversari. Il criterio prevalente rimaneva la salvaguardia dell’autorità dottrinale romana.

Censura, nuove filosofie e gallicanesimo

La cultura e il mecenatismo di Ottoboni avevano suscitato aspettative di maggiore apertura nei confronti delle scienze, anche rispetto alla proibizione del copernicanesimo. Il pontificato non produsse tuttavia la revisione auspicata. Coincise invece con una fase particolarmente intensa del processo contro gli «ateisti» napoletani, nel quale la repressione delle nuove correnti filosofiche si intrecciava con la volontà romana di rafforzare la propria giurisdizione nel Regno di Napoli.

Altrettanto ferma fu la difesa delle prerogative pontificie nei confronti della monarchia francese. Già sotto Innocenzo XI, Ottoboni aveva contrastato l’estensione della regalia e le posizioni dell’assemblea del clero di Francia del 1682. La ricerca di rapporti diplomatici meno conflittuali con Luigi XIV non lo indusse ad abbandonare questa linea.

Con la costituzione Inter multiplices del 31 gennaio 1691 dichiarò nulli gli atti dell’assemblea del 1682 e i provvedimenti regi connessi, riaffermando l’opposizione romana alle limitazioni gallicane dell’autorità papale. Morì il giorno successivo. Il suo pontificato concluse una carriera nella quale l’attività inquisitoriale, la competenza canonistica e la difesa politica della Santa Sede erano rimaste strettamente collegate.

Bibliografia

  • Maria Pia Donato, Alessandro VIII, papa, in DSI, vol. I, pp. 40-42.
  • Adelisa Malena, L’eresia dei perfetti. Inquisizione romana ed esperienze mistiche nel Seicento italiano, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 2003.
  • Antonio Menniti Ippolito, Fortuna e sfortune di una famiglia veneziana nel Seicento. Gli Ottoboni al tempo dell’aggregazione al patriziato, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, Venezia 1996.
  • Luciano Osbat, L’Inquisizione a Napoli. Il processo agli ateisti (1688-1697), Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1974.
  • Armando Petrucci, Alessandro VIII, papa, in DBI, vol. 2, Roma 1960.
  • Armando Petrucci, Alessandro VIII, in EP, vol. III, pp. 389-393.
  • Herman H. Schwedt, Die Römische Inquisition. Kardinäle und Konsultoren 1601 bis 1700, Herder, Freiburg 2017, pp. 443-444.
  • Gianvittorio Signorotto, Inquisitori e mistici nel Seicento italiano. L’eresia di Santa Pelagia, il Mulino, Bologna 1989.

Article written by Daniele Santarelli | Ereticopedia.org © 2026

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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