Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Giuseppe Maria Granniello (Napoli, 4 febbraio 1834 – Roma, 8 gennaio 1896), è stato un barnabita, teologo e cardinale, qualificatore e consultore della Congregazione del Sant'Uffizio, prima di esservi incluso come membro in qualità di cardinale, nonché segretario della Congregazione dei Vescovi e Regolari.
Entrò nella Congregazione dei Chierici Regolari di San Paolo, detti barnabiti, nel 1850. Dopo gli studi filosofici e teologici, fu ordinato sacerdote il 6 giugno 1857 e iniziò a insegnare teologia nel collegio romano di San Carlo ai Catinari. Alla docenza affiancò studi di storia ecclesiastica, liturgia e diritto canonico, collaborando anche con Luigi Maria Bilio alla continuazione delle Tavole cronologiche critiche della storia della Chiesa universale avviate da Ignazio Mozzoni.
Dal 1867 fu consultore della Congregazione delle Indulgenze e delle Sacre Reliquie e qualificatore del Sant'Uffizio. L'8 agosto 1870 venne nominato consultore della Congregazione dell'Indice e il 29 dicembre 1873 consultore del Sant'Uffizio. Nel 1877 divenne procuratore generale dei barnabiti, incarico che conservò fino al 1891; il 27 dicembre 1878 entrò inoltre fra i consultori della Congregazione degli Affari ecclesiastici straordinari.
La sua attività al servizio delle congregazioni romane fu particolarmente intensa. Preparò numerosi voti su questioni dottrinali, disciplinari e devozionali, fra i quali un ampio studio sull'oggetto dell'infallibilità della Chiesa, esaminato durante il concilio Vaticano I. Schwedt e Lagatz registrano pareri sulle opere di Henri Maret, Ferdinand Gregorovius, Quirico Filopanti, Pietro Siciliani e Salvatore Di Bartolo. Nell'esame degli scritti di Siciliani criticò il sistema filosofico dell'autore, giudicandolo ateo e materialistico.
Questi interventi delineano un orientamento di rigorosa difesa dell'ortodossia romana. La sua produzione comprende anche scritti contrari all'introduzione del matrimonio civile in Ungheria, pubblicati nel 1894. Parallelamente si occupò della storia e delle tradizioni del proprio Ordine, contribuendo al ripristino del culto del fondatore Antonio Maria Zaccaria.
Il 31 dicembre 1891 fu nominato segretario della Congregazione dei Vescovi e Regolari. Il 29 marzo 1892 divenne arcivescovo titolare di Cesarea del Ponto. Leone XIII lo creò cardinale il 12 giugno 1893, assegnandogli il titolo dei Santi Quirico e Giulitta.
Il 15 giugno 1893 entrò nella Congregazione dell'Indice come membro e il 16 agosto fu nominato membro del Sant'Uffizio, prestando giuramento come cardinale inquisitore il 29 agosto. Nel 1895 partecipò inoltre alla commissione cardinalizia istituita da Leone XIII per promuovere la riunione delle Chiese dissidenti.
Il 12 dicembre 1895 fu designato prefetto della Congregazione delle Indulgenze e delle Sacre Reliquie, ma rifiutò l'incarico: Schwedt e Lagatz documentano l'annullamento della nomina. Morì a Roma l'8 gennaio 1896.
Bibliografia
- Giuseppe Maria Croce, Granniello, Giuseppe Maria, in DBI, vol. 58, 2002, pp. 545-546.
- Herman H. Schwedt, Tobias Lagatz, Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation 1814-1917, Schöningh, Paderborn 2005, vol. I, pp. 723-730.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]