Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Giulio Gabrielli iunior (Roma, 20 luglio 1748 - Albano, 26 settembre 1822), così denominato per distinguerlo dall'omonimo cardinale Giulio Gabrielli senior (1601-1677), appartenente alla stessa famiglia, è stato un cardinale e uomo di Curia, pro-segretario di Stato di Pio VII e membro della Congregazione del Sant'Uffizio.
Apparteneva alla nobile famiglia romana dei Gabrielli, principi di Prossedi. Figlio del marchese Angelo Gabrielli e di Caterina Trotti, studiò al Collegio Romano e intraprese la carriera curiale. Nel 1770 divenne referendario delle Segnature, nel 1784 segretario della Congregazione del Buon Governo e nel 1787 segretario della Congregazione del Concilio.
Ordinato sacerdote il 23 marzo 1800, fu tra i fondatori dell'Accademia di Religione Cattolica. Pio VII lo creò cardinale il 23 febbraio 1801. Nel 1808 fu nominato vescovo di Senigallia.
Il 26 marzo 1808, nel momento di più forte tensione tra la Santa Sede e Napoleone, fu nominato pro-segretario di Stato. Il 4 giugno 1808 fu nominato membro della Congregazione del Sant'Uffizio e il 6 giugno successivo giurò come cardinale inquisitore.
Pochi giorni dopo, il 16 giugno 1808, fu arrestato dalle autorità francesi e deportato. Rimase in Francia fino al 1814. Nel 1810 fu tra i tredici cardinali che rifiutarono di partecipare alle nozze religiose di Napoleone con Maria Luisa d'Asburgo e che, privati delle insegne e delle prerogative cardinalizie, divennero noti come «cardinali neri».
Rientrato a Roma dopo la caduta dell'Impero, il 9 luglio 1814 rinnovò il giuramento come membro del Sant'Uffizio. Nello stesso anno fu nominato prefetto della Congregazione del Concilio e membro della Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari.
Nel 1816 rinunciò alla diocesi di Senigallia. Nel 1818 entrò nella Congregazione di Propaganda Fide e nel 1820 fu nominato pro-datario.
Morì ad Albano il 26 settembre 1822.
La sua opposizione alla politica ecclesiastica napoleonica, la deportazione e soprattutto l'adesione al gruppo dei «cardinali neri» consentono di inquadrare il suo profilo nell'ala più intransigente della Curia del suo tempo, sebbene il suo profilo sia meno nettamente caratterizzato sul piano dottrinale rispetto a figure come Michele Di Pietro.
Bibliografia
- Philippe Boutry, Souverain et pontife: recherches prosopographiques sur la Curie romaine à l'âge de la Restauration (1814-1846), École française de Rome, Rome 2002, pp. 387-389.
- MORONI, vol. XXVIII (1844), pp. 89-90.
- Herman H. Schwedt, Tobias Lagatz, Prosopographie von romischer Inquisition und Indexkongregation: 1814-1917, Schöningh, Paderborn 2005, vol. I, pp. 632-633.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]