Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Michele Di Pietro (Albano, 18 gennaio 1747 - Roma, 2 luglio 1821) è stato un cardinale e uomo di Curia, consultore e poi membro della Congregazione del Sant'Uffizio e prefetto della Congregazione dell'Indice.
Formatosi nel seminario di Albano e quindi a Roma, conseguì nel 1768 il dottorato in utroque iure alla Sapienza. Ordinato sacerdote il 28 ottobre 1771, insegnò diritto canonico, teologia e storia ecclesiastica.
Nel 1772 entrò nell'ambiente del Sant'Uffizio come adjutor studiorum del maestro del Sacro Palazzo Tommaso Agostino Ricchini. Intorno al 1784 fu nominato consultore della Congregazione dell'Indice e il 19 gennaio 1787 consultore del Sant'Uffizio.
Il 18 dicembre 1788 divenne segretario della congregazione incaricata di esaminare gli atti del sinodo di Pistoia, partecipando ai lavori che condussero alla condanna delle proposizioni sinodali con la bolla Auctorem fidei del 1794. Nello stesso anno fu nominato vescovo titolare di Isauropoli.
Durante la Repubblica romana del 1798 svolse funzioni di delegato apostolico per Roma e fu arrestato e rinchiuso a Castel Sant'Angelo. Nel 1800 divenne patriarca titolare di Gerusalemme e segretario della congregazione particolare incaricata degli affari ecclesiastici di Francia.
Pio VII lo creò cardinale in pectore il 23 febbraio 1801, pubblicandone la nomina il 9 agosto 1802. Il 14 settembre 1802 fu nominato membro della Congregazione dell'Indice; il 28 marzo 1803 membro del Sant'Uffizio, nel quale prese formalmente servizio il 4 aprile, giurando come cardinale inquisitore.
Nel 1804-1805 accompagnò Pio VII a Parigi. Nel 1805 fu pro-prefetto di Propaganda Fide e nel 1808 pro-segretario dei Brevi Apostolici.
Durante il conflitto tra Napoleone e la Santa Sede fu deportato in Francia nel 1810. Divenuto penitenziere maggiore nel 1811, fu imprigionato a Vincennes e successivamente confinato ad Auxonne. Dopo la caduta dell'Impero rientrò a Roma e fu confermato penitenziere maggiore.
Nel 1814 entrò nella Congregazione della Riforma, nella Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari e in quella dei Vescovi e Regolari. L'8 marzo 1816 divenne cardinale vescovo di Albano e nel luglio dello stesso anno entrò nella commissione pontificia per la riforma degli studi.
Il 25 settembre 1818 fu nominato prefetto della Congregazione dell'Indice, incarico che mantenne fino alla morte. Nel 1820 divenne prefetto degli studi del Collegio Romano e cardinale vescovo di Porto e Santa Rufina.
Fu uno dei principali esponenti dell'area curiale ultramontana e intransigente: avversò il giansenismo, la Chiesa costituzionale francese e le posizioni più moderate di Ercole Consalvi, sostenendo fortemente il primato pontificio e le prerogative della Santa Sede.
Bibliografia
- Philippe Boutry, Souverain et pontife: recherches prosopographiques sur la Curie romaine à l'âge de la Restauration (1814-1846), École française de Rome, Rome 2002, in part. pp. 366-369.
- Marina Caffiero, Di Pietro, Michele, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 40, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 1991, pp. 245-248.
- MORONI, vol. LIII (1851), pp. 37-39.
- Herman H. Schwedt, Tobias Lagatz, Prosopographie von romischer Inquisition und Indexkongregation: 1814-1917, Schöningh, Paderborn 2005, vol. I, pp. 490-493.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]