Giuliano da Dezza

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Giuliano di Giovan Pietro da Dezza (nato prima del 1515; morto entro il 1585) fu un caciaiuolo, ossia venditore di formaggio, lucchese processato per eresia e autore di una pubblica abiura nel 1559.

Vita e attività

La sua famiglia proveniva dalla vicaria di Coreglia, ma Giuliano e il padre Giovan Pietro erano cittadini lucchesi. Entrambi esercitavano il mestiere di caciaiuolo e possedevano terreni a Dezza e Diecimo. Nel 1534 Giuliano agì come procuratore del padre: da questo atto Simonetta Adorni Braccesi deduce che avesse già superato i diciotto anni. Nel 1537 è attestato come casearius. Gli atti notarili lo mostrano inserito nelle attività economiche cittadine, fra compravendite, piccoli crediti e gestione di immobili. Nel 1548 promise in matrimonio la figlia Elisabetta al barbitonsore Bastiano da Cremona, assegnandole una dote di 300 scudi. I figli Giovan Pietro, Donato e Michele operarono nella lavorazione della seta (Adorni Braccesi 1980, pp. 92-100, 133).

Giuliano è stato accostato anche a Scolio, l’anonimo autore del poema ereticale Settennario, conservato con il titolo Poema sopra i dieci comandamenti. Eugenio Donadoni aveva proposto un’identificazione legata alla famiglia di Giuliano, confondendolo con il padre Giovan Pietro. Adorni Braccesi la respinge: Scolio colloca il proprio matrimonio nel 1563, mentre Giuliano era già padre di una figlia prossima alle nozze nel 1548; anche le rispettive vicende sociali e professionali non coincidono (Adorni Braccesi 1980, pp. 89-102).

Processo e abiura

Il 18 maggio 1556 il vescovo di Lucca, su disposizione della Congregazione del Sant'Uffizio, fece arrestare Giuliano insieme a Giovan Battista Carletti e Girolamo Santucci. Il procedimento si inseriva nel conflitto fra le autorità ecclesiastiche e il governo della Repubblica sulla competenza a giudicare l’eresia. Secondo una cronaca, ai tre fu imposto anche il confinamento nelle rispettive abitazioni (Adorni Braccesi 1980, pp. 105-112).

La copia dell’atto di abiura reca la data del 27 gennaio 1559. Giuliano ritrattò le opinioni secondo cui la confessione al sacerdote non era necessaria, i santi e la Vergine non dovevano essere invocati, le preghiere per i morti erano vane e il purgatorio non esisteva. Gli furono contestate anche la giustificazione mediante la sola fede, la negazione di una speciale autorità del papa, i dubbi sulla messa e la concezione dell’ostia consacrata come segno e memoria della morte di Cristo, senza presenza corporea. L’abiura fu resa pubblica nella cattedrale di San Martino (Adorni Braccesi 1980, pp. 118-122, 134-135).

Ultime attestazioni

Dopo l’abiura Giuliano continuò a comparire negli atti notarili. Nel 1563 vendette a un altro caciaiuolo una casa e la bottega presso piazza San Michele, dove aveva esercitato il mestiere. Conservò rapporti con i Quilici di Lammari e il suo nome ricompare in denunce anonime del 1567 fra quelli di persone sospettate di eresia. Tali denunce documentano il permanere dei sospetti, ma non provano da sole che continuasse a professare le opinioni abiurate. La data della morte è ignota; nel 1585 risulta già defunto (Adorni Braccesi 1980, pp. 124-134).

Bibliografia

  • Simonetta Adorni Braccesi, Giuliano da Dezza, caciaiuolo: nuove prospettive sull’eresia a Lucca nel XVI secolo, in «Actum Luce», IX/1-2, 1980, pp. 89-138.
  • Marino Berengo, Nobili e mercanti nella Lucca del Cinquecento, Torino, Einaudi, 1965, in part. pp. 445-453.
  • Eugenio Donadoni, Di uno sconosciuto poema eretico della seconda metà del Cinquecento di autore lucchese, in «Studi di letteratura italiana», II, 1900, pp. 58-199.
  • Simone Ragagli, La Repubblica e il Sant’Uffizio. Il controllo delle coscienze nella Lucca del secolo di ferro, tesi di perfezionamento, Scuola Normale Superiore, Pisa, 2009, in part. p. 52.
  • Simone Ragagli, Lucca, in DSI, vol. II, pp. 936-941, in part. p. 937.
  • Ilaria Taddeo, The Guidiccioni Family between Lucca and Rome: Artistic Patronage and Cultural Production 1530–1550ca, tesi di dottorato, IMT School for Advanced Studies Lucca, 2017, p. 48.

Article written by Daniele Santarelli | Ereticopedia.org © 2026

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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