Carletti, Giovan Battista

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Giovan Battista di Carlo Carletti fu un sensale lucchese, perseguitato per eresia e costretto ad abiurare nel 1559.

Attivo negli ambienti commerciali di Lucca, abitava presso beni di Giuliano da Dezza. Una cronaca lo ricorda anche come già filatore presso Francesco Boccella. Il 18 maggio 1556 fu arrestato dal vescovo di Lucca, per disposizione del Sant'Uffizio, insieme a Giuliano da Dezza e a Girolamo Santucci. Dopo gli interrogatori, i cui atti furono trasmessi a Roma, i tre furono relegati nelle rispettive abitazioni.

La misura non interruppe del tutto le attività di Carletti. Il 30 settembre 1557 alcuni concittadini prestarono garanzia per lui; l'11 gennaio 1558 il mercante Giovan Battista Cardosi lo nominò proprio procuratore presso la corte dei mercanti.

Nell'atto di abiura del 27 gennaio 1559 Carletti ritrattò opinioni contrarie all'intercessione e alle immagini dei santi, al purgatorio, alle preghiere per i defunti, ai voti, alla vita monastica e alle indulgenze. Aveva sostenuto la giustificazione per sola fede e negato il libero arbitrio nel compiere il bene. L'atto registra inoltre le sue critiche ai pellegrinaggi, ai digiuni prescritti e alla confessione fatta a sacerdoti che riteneva ignoranti, nonché la discussione di tali idee con altre persone. Abiurò pubblicamente nella cattedrale di San Martino.

Era padre di Paolo Carletti, coinvolto in successive indagini per questioni religiose. La data della morte di Giovan Battista non è nota.

Bibliografia

  • Simonetta Adorni Braccesi, Giuliano da Dezza, caciaiuolo: nuove prospettive sull'eresia a Lucca nel XVI secolo, in "Actum Luce/", IX/1-2, 1980, pp. 89-138, in part. pp. 97, 105, 113, 119-121, 135-136.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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