Pallavicino, Giambattista

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Giambattista Pallavicino o Pallavicini (Bologna, ca. 1500 - dopo il 1545) è stato un predicatore carmelitano, più volte perseguito per le sue posizioni religiose eterodosse.

Entrò nel 1514 nell'Ordine dei carmelitani presso il convento bolognese di San Martino Maggiore, appartenente alla congregazione mantovana dell'Osservanza. Dotato di notevoli capacità oratorie, acquistò rapidamente fama come predicatore e ricoprì incarichi di rilievo all'interno dell'Ordine, divenendo priore dei conventi di Genova e di Casale Monferrato.

Nel 1528, durante un ciclo di prediche tenute a Brescia, fu accusato di avere sostenuto pubblicamente proposizioni contrarie alla dottrina cattolica. Nello stesso anno predicò a Torino, Chieri e in altre località piemontesi, suscitando nuovi sospetti: tra le opinioni che gli furono attribuite figuravano la negazione del purgatorio e del valore meritorio delle opere. Le autorità ecclesiastiche intervennero contro di lui e nel dicembre 1528 ne fu ordinato l'arresto. Nel febbraio 1529 Pallavicini ritrattò alcune delle proprie affermazioni e, dopo essere stato inizialmente espulso dalla congregazione mantovana, riuscì a essere riammesso nell'Ordine. Nel 1530 conseguì il dottorato in teologia a Bologna.

Fu successivamente coinvolto anche nella controversia relativa al matrimonio di Enrico VIII e Caterina d'Aragona, schierandosi a favore delle ragioni del sovrano inglese. I suoi rapporti con ambienti religiosamente inquieti continuarono a destare sospetti. Durante i soggiorni francesi entrò inoltre in contatto con Alessandro Citolini e Giulio Camillo Delminio; suo fratello Cosimo Pallavicino fu a sua volta vicino a questi ambienti.

Nel 1534 fu arrestato in Francia, anche in relazione alle accuse di eterodossia e alle sue posizioni sulla questione inglese, e rinchiuso nella Bastiglia. Liberato nel 1535, fu nuovamente imprigionato l'anno seguente e infine consegnato alle autorità pontificie nel 1539. Detenuto per alcuni mesi in Castel Sant'Angelo, dove conobbe anche Benvenuto Cellini, ottenne la grazia da Paolo III e divenne confessore di Margherita d'Austria. Nuovamente arrestato nel 1540, fu sottoposto a interrogatori e torture. Nel 1545 risulta condannato al confino perpetuo nella rocca di Ostia, dove probabilmente trascorse gli ultimi anni della sua vita.

La vicenda di Pallavicini costituisce un significativo esempio della precoce circolazione, già alla fine degli anni venti del Cinquecento, di temi riconducibili alla Riforma nella predicazione italiana, prima della definitiva istituzionalizzazione della repressione inquisitoriale.

Bibliografia essenziale

  • Adrianus Staring, Giambattista Pallavicini e la eterodossia italiana nel Cinquecento, in «Carmelus», 14, 1967, pp. 142-183.
  • Chiara Quaranta, Pallavicino, Giambattista, in DBI, vol. 80 (2014).

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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