Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Ferdinando il Cattolico, ovvero Ferdinando II d'Aragona e Ferdinando V di Castiglia (Sos, 10 marzo 1452 - Madrigalejo, 23 gennaio 1516), è stato re d'Aragona dal 1479 al 1516 e, insieme alla moglie Isabella, di Castiglia dal 1474 al 1504. Ebbe un ruolo determinante nella nascita e nell'espansione dell'Inquisizione spagnola, associando la repressione dell'eresia al rafforzamento dell'autorità monarchica.

Cenni biografici
Figlio di Giovanni II d'Aragona e di Giovanna Enríquez, divenne re di Sicilia nel 1468 e sposò Isabella di Castiglia nel 1469. L'unione dinastica delle due Corone lasciò sussistere ordinamenti e istituzioni distinti. Partecipò alla conquista di Granada, conclusa nel 1492, e acquisì il Regno di Napoli nel 1504. Nel 1496 Alessandro VI conferì ai due sovrani il titolo di Re Cattolici. La morte di Isabella, nel 1504, aprì una contesa per il governo castigliano con Filippo il Bello, marito della figlia Giovanna. Dopo la morte di Filippo, avvenuta nel 1506, Ferdinando riprese la reggenza nel 1507, mantenendola sino alla morte.
La politica inquisitoriale
Su richiesta di Ferdinando e Isabella, Sisto IV emanò il 1° novembre 1478 la bolla Exigit sincerae devotionis affectus, che concedeva ai sovrani la facoltà di designare e rimuovere inquisitori nei regni della Corona di Castiglia. Il primo tribunale fu insediato a Siviglia nel 1480 e iniziò a operare nel 1481, perseguendo soprattutto i conversos, cristiani di origine ebraica accusati di praticare clandestinamente l'ebraismo. Nel 1483 Tomás de Torquemada fu nominato inquisitore generale, con competenze estese alla Corona d'Aragona.
Ferdinando sostenne il nuovo apparato anche quando le proteste dei perseguitati indussero Sisto IV a contestarne gli abusi. Contrastò i provvedimenti pontifici che ostacolavano l'attività degli inquisitori e cercò di limitare i ricorsi a Roma. La giurisdizione del tribunale derivava dall'autorità papale, ma il controllo sulle nomine e il sostegno amministrativo della Corona ne facevano un mezzo particolarmente efficace di intervento nella società e nei conflitti politici.
Nei territori aragonesi l'introduzione della nuova organizzazione, che sostituiva le precedenti strutture inquisitoriali medievali, incontrò resistenze legate alla difesa dei fueros, alle garanzie processuali e al timore delle confische. Alle opposizioni parteciparono famiglie di origine ebraica, nobili e autorità cittadine. L'uccisione dell'inquisitore Pedro de Arbués a Saragozza, nel settembre 1485, favorì un'intensificazione della repressione e l'indebolimento degli avversari del tribunale. Le persecuzioni incisero sugli equilibri della corte, mentre Ferdinando continuò ad avvalersi anche di servitori di origine conversa.
Il 31 marzo 1492 Ferdinando e Isabella disposero l'espulsione degli ebrei dai loro domini. Il provvedimento regio, sostenuto da Torquemada, venne giustificato con la necessità di impedire che i rapporti con le comunità ebraiche inducessero i convertiti a giudaizzare. L'espulsione e l'attività inquisitoriale concorsero così alla crescente pressione sulle minoranze religiose, attraverso strumenti giuridici differenti.
Nel 1498 Ferdinando sostenne la successione del proprio confessore, Diego de Deza, a Torquemada. Il suo appoggio a Deza e all'inquisitore di Cordova Diego Rodríguez de Lucero contribuì alla crisi che, dopo la morte di Isabella, intrecciò contestazioni dei processi e lotta per il governo della Castiglia. Di fronte alle proteste e al discredito del tribunale, nel 1507 il sovrano promosse presso Giulio II la nomina di Francisco Jiménez de Cisneros per la Castiglia e di Juan de Enguera per l'Aragona. La separazione delle due direzioni inquisitoriali sopravvisse alla ripresa della reggenza castigliana da parte di Ferdinando.
Nei domini italiani il sovrano favorì il consolidamento del Sant'Uffizio in Sicilia al passaggio tra Quattrocento e Cinquecento. A Napoli, invece, i tentativi di introdurre l'Inquisizione spagnola, avviati dopo la conquista e ripresi nel 1510, provocarono l'opposizione della nobiltà e della popolazione, costringendolo a rinunciare. La diversa riuscita dei due progetti mostra quanto l'espansione inquisitoriale dipendesse dai rapporti della monarchia con le istituzioni e le società dei singoli regni.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]