Isabella la Cattolica, regina di Castiglia

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Isabella la Cattolica, ovvero Isabella I di Castiglia (Madrigal de las Altas Torres, 22 aprile 1451 - Medina del Campo, 26 novembre 1504), è stata regina di Castiglia dal 1474 al 1504 e regina consorte d'Aragona dal 1479. Partecipò con Ferdinando il Cattolico alla fondazione dell'Inquisizione spagnola e ne sostenne il consolidamento.

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Cenni biografici

Figlia di Giovanni II di Castiglia e di Isabella di Portogallo, sposò Ferdinando d'Aragona nel 1469. Alla morte del fratellastro Enrico IV, nel 1474, si proclamò regina; la successiva guerra di successione si concluse nel 1479 con il riconoscimento del suo trono. L'unione dinastica mantenne distinti gli ordinamenti delle due Corone. Nel 1492 i sovrani completarono la conquista di Granada; nel 1496 Alessandro VI conferì loro il titolo di Re Cattolici.

La politica inquisitoriale

La nascita del nuovo tribunale si inserì nei conflitti che attraversavano la società castigliana intorno ai conversos, cristiani di ascendenza ebraica sospettati di giudaizzare. Durante il soggiorno dei sovrani a Siviglia nel 1477-1478, alle denunce si accompagnarono indagini e iniziative di istruzione religiosa. Su richiesta di Isabella e Ferdinando, Sisto IV emanò il 1° novembre 1478 la bolla Exigit sincerae devotionis affectus, concedendo loro la facoltà di designare e rimuovere inquisitori in Castiglia. I primi furono nominati nel settembre 1480; a Siviglia i processi e le condanne al rogo iniziarono nel 1481.

Nell'ambiente della regina convivevano orientamenti diversi. Il confessore Hernando de Talavera, di origine conversa, privilegiava la catechesi e difendeva i convertiti fedeli al cristianesimo. Isabella promosse la sua Católica impugnación, che confutava un libello giudaizzante circolato a Siviglia e contrastava la condanna indiscriminata dei nuovi cristiani. La fiducia accordata a Talavera e l'impiego di conversos a corte coesistettero tuttavia con l'appoggio al Sant'Uffizio.

Dal 1483 Isabella sostenne Tomás de Torquemada, inquisitore generale per entrambe le Corone, favorendo la diffusione dei tribunali, la regolamentazione delle procedure e il finanziamento dell'apparato. Partecipò anche alle trattative con Roma sui ricorsi contro le sentenze: nel 1483 Sisto IV affidò gli appelli castigliani all'arcivescovo di Siviglia Íñigo Manrique. Le proteste per gli abusi e gli interventi pontifici non indussero la sovrana a rinunciare alla difesa delle prerogative ottenute dalla monarchia. Alla morte di Torquemada, nel 1498, la direzione inquisitoriale passò a Diego de Deza.

Il 31 marzo 1492 Isabella e Ferdinando decretarono l'espulsione degli ebrei dai loro domini, consentendo di restare a chi ricevesse il battesimo. La misura venne giustificata con la presunta influenza delle comunità ebraiche sulle pratiche religiose dei conversos. Si trattava di un provvedimento regio distinto dai processi inquisitoriali, rivolti contro battezzati accusati di eresia; espulsione e persecuzione contribuirono però congiuntamente alla disgregazione della presenza ebraica e all'aumento delle conversioni.

Dopo la conquista di Granada, Talavera tentò di convertire i musulmani attraverso la predicazione, nel quadro delle garanzie riconosciute dalle capitolazioni. Dal 1499 l'intervento di Francisco Jiménez de Cisneros accelerò il ricorso alla coercizione. Le rivolte e la loro repressione precedettero la pragmatica del 1502, che impose ai musulmani della Corona di Castiglia la scelta fra battesimo ed emigrazione, sottoposta a restrizioni tali da favorire la conversione forzata. I nuovi battezzati, poi designati come moriscos, divennero potenzialmente soggetti alla giurisdizione inquisitoriale.

La documentazione non permette sempre di distinguere le iniziative personali dei due sovrani. Per Isabella, convinzioni religiose, riforma ecclesiastica e rafforzamento dell'autorità regia concorsero al sostegno continuativo del tribunale. La protezione di singoli conversos e gli interventi per attenuare alcuni procedimenti non misero in discussione l'istituzione, né impedirono che i sospetti di eresia alimentassero discriminazioni contro i cristiani di origine ebraica.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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