Espinosa, Diego de

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
HOW TO CITE | EDITORIAL GUIDELINES | CODE OF CONDUCT | LIST OF ABREVIATIONS


Diego de Espinosa (Martín Muñoz de las Posadas, 1512 – Madrid, 5 settembre 1572) è stato un giurista, ecclesiastico e cardinale spagnolo, presidente del Consiglio di Castiglia e inquisitore generale di Spagna dal 1566 al 1572. Tra i principali collaboratori di Filippo II, svolse un ruolo determinante nella riorganizzazione dell'Inquisizione e nel rafforzamento del controllo religioso e politico della monarchia spagnola.

Cardenal_Diego_de_Espinosa.jpg?utm_source=en.wikipedia.org&utm_campaign=imageinfo&utm_content=original

Nato da una famiglia della piccola nobiltà castigliana, probabilmente di ascendenza conversa per parte materna, studiò diritto all'Università di Salamanca, entrando nel 1543 nel Collegio maggiore di Cuenca. Conseguì la laurea nel 1547 e intraprese una carriera amministrativa che lo portò a ricoprire importanti incarichi giudiziari a Sigüenza, Siviglia e Navarra. Nel 1562 fu nominato consigliere di Castiglia e nel 1565 presidente del relativo Consiglio, conquistando la piena fiducia di Filippo II. Nel 1566 succedette a Fernando de Valdés alla guida dell'Inquisizione spagnola. Nel 1568 ottenne la porpora cardinalizia e fu nominato vescovo di Sigüenza.

L'ascesa di Espinosa coincise con il consolidamento dell'indirizzo confessionale della monarchia spagnola, orientato a rafforzare l'autorità regia e a garantire l'uniformità religiosa dei suoi domini. Per realizzare questo programma si avvalse di una vasta rete di funzionari e giuristi, reclutati soprattutto negli ambienti universitari e amministrativi castigliani. Attraverso tali rapporti di patronato contribuì al rafforzamento degli organismi centrali della monarchia e alla subordinazione dell'attività inquisitoriale alle esigenze del governo regio.

Durante il suo mandato, la Suprema intensificò la vigilanza sui tribunali periferici, promuovendo una più razionale organizzazione dei distretti e un maggiore controllo delle attività giudiziarie. Furono rafforzate le reti di commissari e familiari del Sant'Uffizio, soprattutto nelle regioni di frontiera e nei porti, per contrastare la diffusione del protestantesimo e l'introduzione di libri proibiti. Espinosa favorì l'istituzione del tribunale di Santiago di Compostela, il trasferimento di quello di Calahorra a Logroño e il consolidamento della sede inquisitoriale delle Canarie. Le concordias del 1568 contribuirono inoltre a definire i rapporti tra giurisdizione inquisitoriale e autorità locali.

Particolare attenzione fu rivolta anche alla gestione economica e amministrativa dell'istituzione. Espinosa promosse una revisione degli stipendi, delle entrate e delle procedure contabili, introducendo nuove disposizioni per la tenuta dei registri e la trattazione delle cause. Rafforzò inoltre le verifiche sulla limpieza de sangre dei candidati agli uffici inquisitoriali, contribuendo a consolidare i criteri di esclusione sociale e religiosa applicati all'interno del Sant'Uffizio.

La sua politica ebbe importanti conseguenze anche nel mondo mediterraneo. Durante la guerra contro l'Impero ottomano favorì l'istituzione dell'Inquisizione del Mare (1571), tribunale itinerante destinato a esercitare la giurisdizione inquisitoriale sulle flotte cristiane impegnate nelle campagne della Lega Santa. L'incarico fu affidato a Jerónimo Manrique de Lara, stretto collaboratore di Espinosa. L'iniziativa mirava a estendere la sorveglianza religiosa agli equipaggi e ai militari, inserendo il controllo dell'ortodossia nella più ampia strategia politico-militare della monarchia spagnola nel Mediterraneo.

Parallelamente, Espinosa contribuì all'espansione dell'Inquisizione nei territori americani. Nell'ambito delle riforme discusse dalla giunta del 1568, sostenne l'istituzione dei tribunali di Lima e del Messico, organizzati tra il 1569 e il 1571. La scelta dei primi inquisitori, tra cui Pedro Moya de Contreras in Messico, rifletteva il peso delle reti clientelari costruite dal cardinale e la volontà della Corona di rafforzare il controllo sulle istituzioni ecclesiastiche coloniali.

Un ulteriore campo d'intervento fu la censura libraria. Nel 1569 Espinosa avviò la preparazione di un nuovo Indice dei libri proibiti, destinato ad armonizzare le disposizioni dell'Indice spagnolo del 1559 con quelle dell'Indice romano del 1564 e ad aggiornare le proibizioni. Il progetto sarebbe stato portato a compimento soltanto sotto il successore Gaspar de Quiroga, con la pubblicazione dell'Indice del 1583.

La sua attività contribuì a definire un modello di governo inquisitoriale caratterizzato da maggiore centralizzazione, controllo burocratico e stretto collegamento con la politica della monarchia. Morì a Madrid nel settembre 1572, lasciando un'impronta duratura sull'organizzazione del Sant'Uffizio spagnolo e sulla sua espansione nel mondo mediterraneo e atlantico.

Bibliografia

  • Ezequiel Borgognoni, Confesionalismo, gobierno y privanza. El cardenal Diego de Espinosa (1565-1572), in «Chronica Nova», 43, 2017, pp. 169-186 ([testo online]).
  • José Antonio Escudero, Notas sobre la carrera del inquisidor general Diego de Espinosa, in «Revista de la Inquisición», 10, 2001, pp. 7-16.
  • José Luis González Novalín, El cardenal Espinosa († 1572). Proceso informativo para su consagración episcopal, in «Anthologica Annua», 15, 1967, pp. 465-481.
  • José Martínez Millán, Un curioso manuscrito: el libro de gobierno del cardenal Diego de Espinosa (1512?-1572), in «Hispania», 53/183, 1993, pp. 299-344.
  • José Martínez Millán, En busca de la ortodoxia: el inquisidor general Diego de Espinosa, in La Corte de Felipe II, a cura di José Martínez Millán, Alianza Editorial, Madrid 1994, pp. 189-228.
  • José Martínez Millán, Espinosa, Diego de, in DSI, vol. II, pp. 556-557.

Link

Article written by Redazione | Ereticopedia.org © 2026

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

thumbnail?id=1_usu8DkYtjVJReospyXXSN9GsF3XV_bi&sz=w1000
The content of this website is licensed under Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0) License