Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Il distretto inquisitoriale di Lima fu una circoscrizione americana dell’Inquisizione spagnola, amministrata dal tribunale con sede nella capitale del vicereame del Perù. Istituito nel quadro della riorganizzazione del governo delle Indie promossa alla fine degli anni Sessanta del Cinquecento, il tribunale iniziò la propria attività nel 1570 e cessò definitivamente di funzionare nel 1820.
Origini e giurisdizione
La decisione di creare tribunali permanenti del Sant’Uffizio a Lima e in Nuova Spagna risaliva al 1569. L’avvio della sede peruviana nel 1570, con Serván de Cerezuela, introdusse un’organizzazione dipendente dall’inquisitore generale e dalla Suprema, distinta dalle precedenti forme di repressione episcopale e missionaria.
Il distretto di Lima comprendeva inizialmente un territorio assai vasto. La creazione del tribunale di Cartagena de Indias nel 1610 ne ridusse l’estensione settentrionale; la circoscrizione continuò a comprendere il Perù e ampie aree dell’America meridionale spagnola, tra cui Charcas, il Cile e il Río de la Plata. La sede operava attraverso commissari e familiari distribuiti nel territorio, necessari per ricevere denunce, raccogliere testimonianze e organizzare i trasferimenti degli imputati.
Gli indigeni erano esclusi dalla giurisdizione ordinaria del tribunale in quanto neofiti. Tale esclusione non significava assenza di coercizione religiosa: la repressione delle pratiche indigene faceva capo ad altre autorità ecclesiastiche e a campagne di estirpazione dell’idolatria. Il Sant’Uffizio esercitava invece la propria competenza sugli altri gruppi della società coloniale soggetti alla giurisdizione inquisitoriale.
Attività e cessazione
La persecuzione dei protestanti, soprattutto stranieri entrati nei territori spagnoli, e dei cristiani nuovi accusati di giudaizzare costituì un aspetto rilevante dell’attività del tribunale. Le inchieste contro i conversos di origine portoghese coinvolsero reti mercantili e familiari che collegavano il vicereame con altri territori americani e con l’Europa. Nell’auto da fé del 1639 furono condannati, tra gli altri, Francisco Maldonado da Silva e Manuel Bautista Pérez.
L’azione inquisitoriale comprendeva inoltre processi per proposizioni eterodosse, bigamia, pratiche magiche e sollecitazione in confessione, nonché il controllo di libri e scritti. Le cause conservate consentono di studiare la repressione religiosa insieme alle relazioni sociali, alle gerarchie coloniali e ai conflitti nella vita quotidiana.
Il tribunale fu soppresso nel 1813, in seguito ai provvedimenti delle Cortes di Cadice, e riprese a funzionare nel 1815 dopo la restaurazione di Ferdinando VII. La nuova abolizione dell’Inquisizione nel 1820 ne determinò la cessazione definitiva. La dispersione di parte dell’archivio, particolarmente durante la crisi del 1813, rende necessario integrare le fonti locali con la documentazione trasmessa alla Suprema e oggi conservata nell’Archivo Histórico Nacional di Madrid.
Cronotassi
Per il personale della sede si veda la Lista degli inquisitori di Lima.
Bibliografia
- René Millar Carvacho, Lima, in DSI, vol. II, pp. 906–907.
- Paulino Castañeda Delgado, Pilar Hernández Aparicio, La Inquisición de Lima, 3 voll., Deimos, Madrid 1989–1998.
- René Millar Carvacho, Inquisición y sociedad en el virreinato peruano. Estudios sobre el tribunal de la Inquisición de Lima, Pontificia Universidad Católica del Perú – Pontificia Universidad Católica de Chile, Lima – Santiago de Chile 1998.
- Teodoro Hampe Martínez, Santo Oficio e historia colonial. Aproximaciones al tribunal de la Inquisición de Lima (1570–1820), Ediciones del Congreso del Perú, Lima 1998.
- Ricardo Escobar Quevedo, Inquisición y judaizantes en América española (siglos XVI–XVII), Editorial Universidad del Rosario, Bogotá 2008.
Collegamenti esterni
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]