Cosimo I, granduca di Toscana

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Cosimo I de' Medici (Firenze, 12 giugno 1519 – Villa di Castello, 21 aprile 1574) è stato duca di Firenze (dal 1537) e granduca di Toscana (dal 1569).

Biografia

Nato nel 1519 da Giovanni de' Medici, detto delle Bande Nere (ucciso nel 1526 in uno scontro con i lanzichenecchi), e Maria Salviati, ereditò inaspettatamente il titolo di duca di Firenze nel 1537, alla morte del suo predecessore Alessandro de' Medici, assassinato dal cugino Lorenzino. Fedele all'imperatore Carlo V, prese in sposa nel 1539 Eleonora de Toledo, figlia di Pedro de Toledo, viceré di Napoli, e sorella di Fernando Alvarez de Toledo, duca d'Alba. L'azione di Cosimo favorì il progressivo dissolvimento delle antiche istituzioni comunali e lo Stato evolse sempre più verso una struttura monarchica sul modello delle grandi monarchie straniere. Questo non gli venne perdonato dall'opposizione repubblicana, precocemente schiacciata nella battaglia di Montemurlo (1537), ma che, sotto la guida militare di Piero Strozzi, diede vita a una lunga resistenza nonché propaganda antimedicea almeno fino alla caduta di Siena e quindi dell'ultima roccaforte di Montalcino. Nel 1554-55 assediò Siena con gli Spagnoli, che, una volta espugnata, venne annessa al suo Stato col beneplacito di Filippo II.

Il consolidamento del principato procedette attraverso una crescente concentrazione delle funzioni amministrative nelle mani del duca e dei suoi collaboratori. Il trasferimento della corte a Palazzo Vecchio, la costruzione degli Uffizi, avviata nel 1560 sotto la direzione di Giorgio Vasari, e il riordinamento delle magistrature conferirono una concreta espressione istituzionale e simbolica al nuovo potere. Anche le accademie furono inserite nel progetto ducale: l'Accademia fiorentina divenne uno strumento di organizzazione della cultura e di promozione della lingua toscana, mentre nel 1563 venne fondata l'Accademia del Disegno. Letterati, artisti e funzionari furono così chiamati a contribuire alla costruzione dell'immagine dinastica e alla celebrazione di Cosimo come pacificatore e ordinatore della Toscana.

Negli anni quaranta e cinquanta del Cinquecento il duca Cosimo condusse una politica antipapale e fu in odore di eresia (proteggendo diversi eretici, tra i quali Pietro Carnesecchi); per non parlare poi degli affreschi commissionati a Pontormo a San Lorenzo a partire dal 1548; Eleonora de Toledo stessa era sospettata di valdesianesimo, ed anche il segretario Pier Francesco Riccio, potente maggiordomo di corte, era sospettato di simpatie riformate. I suoi rapporti col papato furono per lo più molto tesi: Paolo III scagliò contro di lui l'Interdetto a causa della sua opposizione alle pesanti tasse richieste dal papa per finanziare le guerre contro Turchi e protestanti. Ancor di più Cosimo fu fieramente odiato da un papa intransigente come Paolo IV, che d'altronde considerava eretici Carlo V e Filippo II, alleati di Cosimo. Con l'inizio degli anni '60, particolarmente dal 1562, Cosimo si allineò decisamente alla Controriforma, cedendo anche sull'estradizione a Roma di Pietro Carnesecchi, da lui precedentemente sempre protetto, richiesta da Pio V.

La politica religiosa di Cosimo fu comunque più complessa di una semplice contrapposizione tra tolleranza e repressione. Il duca intese anzitutto difendere le prerogative del potere civile nelle materie ecclesiastiche, intervenendo nella gestione dei benefici, dei monasteri femminili, delle confraternite e dei luoghi pii. Nel 1539 istituì un Economato incaricato di sorvegliare una parte rilevante dei patrimoni ecclesiastici e nel 1545 affidò a funzionari di nomina ducale il controllo delle entrate dei monasteri femminili. Aspirava in tal modo a presentarsi come tutore della Chiesa e della disciplina religiosa all'interno del proprio Stato, senza rinunciare a esercitare una forte sorveglianza sulle istituzioni ecclesiastiche.

Le tensioni con Roma ebbero pertanto motivazioni soprattutto politiche e giurisdizionali, ma si intrecciarono con la presenza, negli ambienti della corte e dell'Accademia fiorentina, di uomini attratti dalla predicazione evangelica, dal messaggio valdesiano o dagli scritti provenienti dai paesi riformati. Nel 1549 il commissario generale del Sant'Uffizio Teofilo Scullica arrivò a raccogliere un dossier contro Cosimo, sospettato di proteggere gli eretici. Le deposizioni di Pietro Manelfi e i processi celebrati in Toscana nel 1552 fecero emergere un reticolo di relazioni che coinvolgeva personaggi vicini al duca, come Bartolomeo Panciatichi, il vescovo di Cortona Giovanni Battista Ricasoli, Alessandro del Caccia e lo stesso Riccio. Anche lo stampatore ducale Lorenzo Torrentino aveva accolto nella propria officina Lodovico Domenichi, coinvolto nella traduzione e nella stampa dei Nicodemiana di Giovanni Calvino.

Il giro di vite del 1552 non comportò tuttavia un'immediata epurazione della corte. Ricasoli continuò a godere della fiducia del duca; Domenichi ricevette nel 1556 l'incarico di narrare la conquista di Siena; Carnesecchi rimase a lungo protetto dalle richieste di estradizione avanzate da Roma. Gli stessi lavori nel coro di San Lorenzo, affidati a Pontormo e ispirati a un controverso programma iconografico elaborato nell'ambiente di Benedetto Varchi, proseguirono fino al 1558. La corte fiorentina costituì così, almeno per una fase, un luogo nel quale la protezione principesca, le convenienze politiche e le relazioni personali offrirono margini di sicurezza a uomini ormai sospetti al Sant'Uffizio.

La presenza di personaggi legati agli ambienti valdesiani non significa peraltro che Cosimo condividesse un preciso orientamento dottrinale. La sua condotta rispose prevalentemente alla ragion di Stato e alla volontà di conservare il controllo sui propri sudditi, sottraendoli, per quanto possibile, all'intervento diretto delle autorità romane. Al tempo stesso egli sollecitò i vescovi a visitare le diocesi e a riformare i costumi del clero, sostenendo quelle iniziative religiose che potevano contribuire alla disciplina della popolazione e al consolidamento del principato. La sua opposizione al savonarolismo dipese soprattutto dai legami persistenti tra la tradizione piagnona e il repubblicanesimo antimediceo, mentre forme di religiosità savonaroliana ormai prive di implicazioni politiche poterono essere assorbite nel nuovo ordine ducale.

La svolta degli anni sessanta maturò in un contesto profondamente mutato, segnato dalla conclusione del Concilio di Trento, dall'inizio delle guerre di religione in Francia e dal consolidamento dell'egemonia spagnola nella penisola. Cosimo ritenne allora più vantaggioso ricercare un accordo stabile con Roma. La consegna di Carnesecchi, arrestato a Firenze nel 1566 e trasferito a Roma, dove fu processato e giustiziato nel 1567, costituì la manifestazione più clamorosa di questa nuova politica. A essa si affiancarono la pubblicazione della bolla In Coena Domini nel 1567, l'applicazione della legislazione tridentina e, nel 1570, i provvedimenti di espulsione degli ebrei dalle città dello Stato e di concentrazione delle comunità rimaste nei ghetti di Firenze e Siena.

Tra novembre e dicembre 1562 perse due dei figli maschi e l'adorata moglie, il che suscitò in lui non poco turbamento. Dal 1564 affidò il governo e le rendite dello Stato al figlio Francesco, conservando per sé il titolo ducale. Negli anni immediatamente successivi continuò comunque a partecipare al governo dello Stato toscano, in collaborazione con il figlio. Nel 1569 Pio V, a cui Cosimo aveva consegnato l'eretico Carnesecchi, lo nominò granduca di Toscana e l'anno seguente lo incoronò solennemente a Roma. Negli ultimi anni si allontanò dalla corte, risiedendo nelle sue ville di campagna. Morì nel 1574.

Il conferimento del titolo granducale suggellò dunque il riavvicinamento tra il principe mediceo e il papato. Cosimo, che pochi decenni prima era stato sospettato di eresia e aveva opposto una tenace resistenza alle pretese inquisitoriali romane, poté ora presentarsi come difensore dell'ortodossia e sovrano pienamente inserito nell'ordine politico e religioso della Controriforma. La sua vicenda mostra tuttavia come la costruzione dello Stato toscano si fosse accompagnata a una continua negoziazione con l'autorità ecclesiastica e come la protezione o l'abbandono degli uomini sospetti di eresia dipendesse strettamente dagli equilibri politici e dinastici del principato.

Bibliografia essenziale

  • Rudolf von Albertini, Firenze dalla repubblica al principato. Storia e coscienza politica, Einaudi, Torino 1970.
  • Gustavo Bertoli, Attività dell'Inquisizione a Firenze fra il 1549 e il 1552. Tre ricerche, Edizioni CLORI, Firenze 2021.
  • Elena Fasano Guarini, Cosimo I de' Medici, duca di Firenze, granduca di Toscana, in DBI, vol. 30 (1984).
  • Massimo Firpo, Gli affreschi di Pontormo a San Lorenzo. Eresia, politica e cultura nella Firenze di Cosimo I, Einaudi, Torino 1997.

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Article written by Daniele Santarelli | Ereticopedia.org © 2013-2026

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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