Possevino, Antonio

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Antonio Possevino (Mantova, 12 luglio 1533 - Ferrara, 26 febbraio 1611) è stato un gesuita, diplomatico e controversista. Fu uno dei principali promotori della diffusione del cattolicesimo nell'Europa settentrionale e orientale e di un progetto di organizzazione della cultura fondato sulla selezione delle letture, sull'educazione e sulla lotta all'eresia.

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Cenni biografici

Nacque da Francesco e Caterina, in una famiglia di orefici di origine piemontese. Trasferitosi a Roma nel 1550 al seguito del fratello Giovan Battista, frequentò gli ambienti umanistici e acquisì una formazione letteraria che avrebbe mantenuto un ruolo importante anche nella sua successiva attività religiosa. Entrò quindi al servizio del cardinale Ercole Gonzaga, come segretario e precettore dei nipoti Francesco e Scipione.

Dopo soggiorni in diverse città italiane, maturò la vocazione gesuitica attraverso il contatto con la Compagnia di Gesù, la predicazione di Benedetto Palmio e l'amicizia con Achille Gagliardi e i suoi fratelli. Entrò nel noviziato romano il 29 settembre 1559 e fu ordinato sacerdote a Fossano nel 1561.

Inviato in Piemonte e in Savoia, si impegnò nella controversia contro valdesi e calvinisti, nella diffusione di catechismi e nella promozione di collegi. Disputò con il pastore Scipione Lentolo. Sostenne anche l'intervento militare di Emanuele Filiberto contro le comunità valdesi e disapprovò la pace di Cavour del 5 giugno 1561, che riconosceva loro limitati spazi di culto. La predicazione e l'istruzione religiosa si accompagnavano dunque, nella sua azione, all'accettazione della coercizione come mezzo per ottenere la conversione.

Dal 1562 al 1572 operò prevalentemente in Francia, dove contrastò gli ugonotti e lavorò al consolidamento della presenza gesuitica. La fondazione di collegi, la formazione del clero e l'attività missionaria erano strumenti per rafforzare il cattolicesimo in un paese attraversato dalle guerre di religione.

Tra il 1573 e il 1577 fu segretario del generale Everardo Mercuriano. L'incarico gli consentì di conoscere la corrispondenza e le esperienze missionarie della Compagnia. Nel 1577 rielaborò, per Gregorio XIII, un progetto di Jean Vendeville riguardante l'organizzazione delle missioni. Il memoriale risultante proponeva un coordinamento dell'espansione cattolica e appartiene ai precedenti della successiva istituzione della Congregazione di Propaganda fide, fondata nel 1622.

Per incarico di Gregorio XIII compì due missioni in Svezia, tra il 1577 e il 1580, trattando con Giovanni III Vasa il riavvicinamento a Roma. La conversione personale del sovrano non si tradusse nel ritorno del regno al cattolicesimo: il negoziato si arenò sulle condizioni richieste dal re, relative al matrimonio dei sacerdoti, alla liturgia in volgare e alla comunione sotto le due specie.

Nel 1581-1582 svolse una missione presso Ivan IV, contribuendo alla tregua di Jam Zapol'skij del gennaio 1582 fra la Moscovia e il re di Polonia Stefano Báthory. La mediazione perseguiva anche l'obiettivo di favorire l'espansione cattolica e una coalizione antiturca. Questi progetti non ebbero il successo sperato, soprattutto per la resistenza all'unione con Roma e per la divergenza degli interessi politici dei sovrani.

Negli anni successivi operò in Polonia-Lituania, Livonia e Transilvania, promuovendo collegi e seminari destinati alla preparazione di un clero capace di intervenire nelle regioni di compresenza e conflitto fra diverse confessioni. Nel 1583, insieme al nunzio Alberto Bolognetti, esercitò pressioni su Fausto Sozzini perché abbandonasse le proprie posizioni religiose. Il tentativo, condotto secondo le direttive del Sant'Uffizio, si accompagnò alla minaccia di procedimenti giudiziari e contribuì al suo allontanamento da Cracovia.

La morte di Báthory e i contrasti suscitati dalla sua attività diplomatica precedettero il richiamo in Italia. Dal 1587 si stabilì a Padova, insegnando nel collegio gesuitico e lavorando alle sue maggiori opere. Guidò inoltre negli esercizi spirituali Francesco di Sales. I rapporti con il generale Claudio Acquaviva furono spesso difficili, per l'autonomia con cui Possevino conduceva iniziative politiche e religiose.

Nel 1593 tornò a occuparsi degli affari francesi, intervenendo nelle trattative fra Enrico IV e la Santa Sede. Durante il conflitto dell'Interdetto veneziano del 1606-1607 partecipò alla polemica in difesa delle prerogative pontificie e contro Paolo Sarpi, anche mediante scritti pubblicati sotto pseudonimo. Dopo l'espulsione dei gesuiti dai territori della Repubblica si trasferì a Ferrara, dove morì il 26 febbraio 1611.

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Opere, bibliografia e controllo della cultura

L'esperienza missionaria fu accompagnata da una costante attenzione alla stampa. Possevino considerava la disponibilità di testi adatti ai diversi destinatari una condizione essenziale per la diffusione e la difesa della fede cattolica.

Il Soldato cristiano, pubblicato nel 1569, applicava la catechesi all'ambiente militare. La formazione religiosa del combattente, la confessione e la pratica sacramentale venivano inserite nella preparazione alla guerra contro gli avversari della Chiesa. Il testo contribuì alla diffusione di una letteratura rivolta ai soldati e ai cappellani, nella quale disciplina militare e disciplina religiosa si sostenevano reciprocamente.

La Moscovia, apparsa nel 1586, raccolse osservazioni e documenti della missione russa. Costituisce una fonte importante sulla Russia di Ivan IV, da leggere tenendo conto degli obiettivi diplomatici e confessionali dell'autore.

Nel Iudicium del 1592 polemizzò contro Machiavelli, Jean Bodin, François de La Noue e Philippe Duplessis-Mornay. La controversia coinvolgeva tanto la dottrina religiosa quanto le concezioni della politica e dell'autorità, mostrando l'ampiezza del campo nel quale riteneva necessario contrastare idee incompatibili con il cattolicesimo.

La Bibliotheca selecta, stampata a Roma nel 1593, fu la sua opera più ambiziosa. Proponeva un ordinamento degli studi e una scelta di autori e libri utili alla formazione cattolica. Teologia, filosofia, diritto, medicina, storia, letteratura e arti erano valutati entro un sistema che attribuiva alla religione il compito di orientare l'acquisizione e l'uso delle conoscenze. L'opera poteva servire alla preparazione di insegnanti, ecclesiastici e missionari, ma anche alla formazione delle élites laiche.

Il confronto con la Bibliotheca universalis di Conrad Gesner rende evidente la differenza fra due concezioni della bibliografia: all'estensione della registrazione dei libri, indipendentemente dall'appartenenza confessionale degli autori, Possevino opponeva una selezione regolata dall'ortodossia. Il repertorio bibliografico diventava così uno strumento per delimitare il sapere accessibile e raccomandabile al lettore cattolico.

Nel suo programma la censura comprendeva, accanto all'esclusione e all'espurgazione, la produzione e la distribuzione di testi approvati. L'offerta di libri religiosamente affidabili doveva accompagnare la rimozione di quelli giudicati pericolosi. La scelta dei testi, la loro correzione e il loro impiego nell'insegnamento collegavano il controllo della stampa alla formazione dei lettori.

La Coltura degl'ingegni, pubblicata a Vicenza nel 1598, riprese e sviluppò in italiano la parte introduttiva della Bibliotheca selecta. Vi affrontò la formazione intellettuale, la scelta degli studi e delle letture e le responsabilità degli educatori. La valorizzazione delle capacità individuali restava legata alla finalità religiosa dell'educazione.

L'Apparatus sacer ad scriptores Veteris et Novi Testamenti, pubblicato a Venezia fra il 1603 e il 1606, ampliò il versante bibliografico del progetto attraverso un vasto repertorio di circa ottomila autori cristiani e delle loro opere. La ricostruzione della tradizione letteraria ecclesiastica offriva un ulteriore strumento per orientare lo studio e la composizione delle biblioteche.

Conversioni e discriminazioni nella Compagnia di Gesù

Possevino si occupò anche della conversione degli ebrei e dei musulmani. Il suo impegno missionario si accompagnò però all'opposizione alle restrizioni introdotte nella Compagnia di Gesù contro l'ammissione di persone di ascendenza ebraica o musulmana, sancite dal decreto De genere del 1593.

Nei suoi memoriali difese il valore del battesimo e il contributo dei convertiti alla vita della Chiesa e dell'ordine. Questa posizione non comportava il riconoscimento di una legittimità religiosa dell'ebraismo o dell'islam: riguardava l'inclusione nella comunità cattolica di chi si fosse convertito e dei suoi discendenti. Le presunte origini ebraiche di Possevino, richiamate nella polemica interna alla Compagnia e riprese dalla storiografia, non risultano documentalmente accertate.

Bibliografia

  • Luigi Balsamo, How to Doctor a Bibliography: Antonio Possevino's Practice, in Gigliola Fragnito (a cura di), Church, Censorship and Culture in Early Modern Italy, Cambridge University Press, Cambridge 2001, pp. 50-78.
  • Luigi Balsamo, Antonio Possevino S.I. bibliografo della Controriforma e diffusione della sua opera in area anglicana, Olschki, Firenze 2006.
  • Albano Biondi, La Bibliotheca selecta di Antonio Possevino. Un progetto di egemonia culturale, in Gian Paolo Brizzi (a cura di), La «Ratio studiorum». Modelli culturali e pratiche educative dei Gesuiti in Italia tra Cinque e Seicento, Bulzoni, Roma 1981, pp. 43-75.
  • Linda Bisello, La «disseminazione» dei libri salutari: il codice del sapere di Antonio Possevino, in «Rivista di storia e letteratura religiosa», XLVII, 1, 2011, pp. 57-87.
  • Linda Bisello, Diffusione dei libri e censura: il lessico metaforico nella Bibliotheca selecta di Antonio Possevino S.J. (1593), in Cesc Esteve (a cura di), Las razones del censor. Control ideológico y censura de libros en la primera Edad Moderna, Universitat Autònoma de Barcelona, Bellaterra 2013, pp. 73-92.
  • Emanuele Colombo, Possevino, Antonio, in DBI, vol. 85 (2016).
  • John Patrick Donnelly, Antonio Possevino and Jesuits of Jewish Ancestry, in «Archivum Historicum Societatis Iesu», LV, 1986, pp. 3-31.
  • Francesco Guida, Antonio Possevino e la Livonia. Un episodio della Controriforma (1582-1585), in «Europa Orientalis», II, 1983, pp. 73-105.
  • Vincenzo Lavenia, Machiavelli e una biblioteca non troppo «selecta». Una svista di Antonio Possevino, in «Bruniana & Campanelliana», XII, 1, 2006, pp. 183-190.
  • Stéphane Mund, La mission diplomatique du père Antonio Possevino (s.j.) chez Ivan le Terrible en 1581-1582 et les premiers écrits jésuites sur la Russie moscovite à la fin du XVIe siècle, in «Cahiers du monde russe», XLV, 3-4, 2004, pp. 407-440.
  • Sabina Pavone, Possevino, Antonio, in DSI, vol. III, 2010, pp. 1250-1251.
  • Antonio Possevino, Coltura degl'ingegni, a cura di Cristiano Casalini e Luana Salvarani, presentazione di Francesco Mattei, Anicia, Roma 2008.
  • Mario Scaduto, Le missioni di Antonio Possevino in Piemonte. Propaganda calvinista e restaurazione cattolica, 1560-1563, in «Archivum Historicum Societatis Iesu», XXVIII, 1959, pp. 51-191.

Article written by Daniele Santarelli | Ereticopedia.org © 2026

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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