Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Antonio Felice Zondadari o Zondadori (Siena, 13 dicembre 1665 - Siena, 23 novembre 1737), è stato un cardinale, diplomatico pontificio e membro delle Congregazioni dell'Indice e del Sant'Uffizio.
Figlio di Ansano e Agnese Chigi, pronipote di Alessandro VII, si laureò in diritto civile e canonico a Siena. Ordinato sacerdote nel 1690, intraprese la carriera curiale grazie al cardinale Flavio Chigi. Fu referendario delle due Segnature nel 1693, vicelegato di Bologna dal 1694 al 1697 e successivamente governatore di Ancona.
Consacrato arcivescovo titolare di Damasco nel dicembre 1701, nel gennaio 1702 fu nominato nunzio straordinario presso Filippo V. Durante la guerra di successione spagnola sostenne la mediazione pontificia e difese le prerogative ecclesiastiche. Divenuto nunzio ordinario il 28 maggio 1706, nell'aprile 1709 dovette lasciare Madrid per la rottura fra la monarchia e Roma, proseguendo da Avignone l'attività informativa.
Creato cardinale il 18 maggio 1712, ricevette il titolo di Santa Balbina nel 1715. Vicino agli zelanti, contrastò l'ascesa di Niccolò Coscia. Nel conclave del 1730 la sua candidatura incontrò il veto spagnolo. Clemente XII lo nominò prefetto della Segnatura di grazia il 20 luglio 1730.
Entrò nella Congregazione dell'Indice il 3 aprile 1731. Il 22 gennaio 1737 fu nominato membro della Congregazione del Sant'Uffizio e prestò giuramento come tale il 29 gennaio. Il giorno successivo giurarono i suoi collaboratori: Cesare Tavaranza come aiutante di studio, Mariano Sozzini come uditore e Carlo Lucarelli come teologo.
Morì a Siena e fu sepolto nella chiesa di San Giorgio, della quale aveva finanziato il rinnovamento.
Bibliografia
- Lorenzo Cardella, Memorie storiche de' cardinali della Santa Romana Chiesa, vol. VIII, Stamperia Pagliarini, Roma 1794, pp. 124-125.
- Luca Giangolini, Zondadari, Antonio Felice, in DBI, vol. 100 (2020).
- MORONI, vol. CIII (1861), pp. 479-480.
- Herman H. Schwedt, Jyri Hasecker, Dominik Höink, Judith Schepers, Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation 1701-1813, Schöningh, Paderborn 2010, vol. II, pp. 1329-1330.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]