Coscia, Niccolò

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Niccolò Coscia (Pietradefusi, 25 gennaio 1681 – Napoli, 8 febbraio 1755) è stato un cardinale e arcivescovo cattolico, membro della Congregazione del Sant'Uffizio e figura di primo piano del pontificato di Benedetto XIII.

Biografia

Originario di Pietradefusi, presso Benevento, fu avviato giovanissimo alla carriera ecclesiastica sotto la protezione di Vincenzo Maria Orsini, allora arcivescovo di Benevento e futuro papa Benedetto XIII. Ricevette la tonsura nel 1696 e fu successivamente mansionario della cattedrale, canonico della basilica di San Bartolomeo e quindi canonico e arciprete della metropolitana beneventana. Ordinato sacerdote nel 1705, ricoprì diversi incarichi nella curia arcivescovile, divenendo uno dei più stretti collaboratori dell'Orsini. Nel 1715 conseguì il dottorato in utroque iure alla Sapienza di Roma. Partecipò come conclavista dell'Orsini ai conclavi del 1721 e del 1724.

L'elezione dell'Orsini al pontificato con il nome di Benedetto XIII determinò la rapida ascesa di Coscia nella Curia romana. Nel 1724 divenne segretario dei Memoriali e il 7 giugno dello stesso anno fu nominato arcivescovo titolare di Traianopoli. L'11 giugno 1725 Benedetto XIII lo creò cardinale, nonostante l'opposizione manifestatasi all'interno del Collegio cardinalizio; il 23 luglio gli fu assegnato il titolo di Santa Maria in Domnica. Nel settembre seguente fu nominato coadiutore dell'arcivescovo di Benevento con diritto di successione.

Coscia divenne uno degli uomini più influenti del pontificato di Benedetto XIII e una delle figure principali del gruppo dei cosiddetti «beneventani», collaboratori provenienti dall'ambiente dell'Orsini che assunsero importanti incarichi nella Curia romana.

Il 23 gennaio 1726 Coscia fu nominato cardinale inquisitore, entrando a far parte della Congregazione del Sant'Uffizio; nello stesso giorno prestò il relativo giuramento. La sua appartenenza alla Congregazione coincise dunque con il periodo di maggiore influenza del cardinale durante il pontificato di Benedetto XIII.

La morte di Benedetto XIII, il 21 febbraio 1730, provocò il rapido crollo della posizione di Coscia. L'ostilità accumulatasi contro di lui e contro il gruppo dei «beneventani» sfociò anche in manifestazioni popolari a Roma. Dopo l'elezione di Clemente XII, nell'agosto 1730 fu istituita una speciale congregazione cardinalizia, detta De nonnullis, incaricata di esaminare gli abusi attribuiti ai collaboratori del precedente pontefice e in particolare a Coscia. Il procedimento formale contro il cardinale fu avviato con motu proprio del 1° dicembre 1730.

Le accuse riguardavano soprattutto l'uso della posizione privilegiata presso Benedetto XIII per conseguire vantaggi economici: vendita di cariche e benefici, concussioni ed estorsioni, appropriazione di somme di denaro e falsificazione di rescritti pontifici, oltre all'abuso della fiducia accordatagli dal pontefice. Gli furono inoltre contestate la disobbedienza agli ordini impartiti durante l'istruzione del procedimento e la diffusione di scritti offensivi contro i suoi avversari. Più controversa rimase invece l'attribuzione a Coscia della responsabilità generale per il dissesto delle finanze pontificie e per alcune scelte politiche del pontificato di Benedetto XIII: la storiografia successiva ha ridimensionato una lettura che riconduca tali vicende esclusivamente all'influenza del cardinale.

Costretto a rinunciare alla successione nell'arcidiocesi di Benevento, Coscia cercò dapprima di sottrarsi al procedimento rifugiandosi nel Regno di Napoli. Tornato successivamente a Roma, fu arrestato e sottoposto a un lungo processo. Il procedimento si concluse il 9 maggio 1733 con una sentenza particolarmente severa: Coscia fu riconosciuto colpevole di concussioni, estorsioni, falsificazione di rescritti e abuso della fiducia di Benedetto XIII a fini di arricchimento personale, oltre che di disobbedienza. Fu condannato a dieci anni di reclusione a Castel Sant'Angelo, alla scomunica maggiore, alla restituzione delle somme indebitamente percepite e a pesanti pene pecuniarie; durante la pena gli fu inoltre sospeso il diritto di voto nei conclavi.

Nel febbraio 1734 fu assolto dalla scomunica. Negli anni seguenti Clemente XII attenuò progressivamente alcune conseguenze della condanna e nel 1738 gli restituì il diritto di partecipare all'elezione del futuro pontefice. Coscia prese così parte al conclave del 1740 che portò all'elezione di Benedetto XIV. Nel dicembre dello stesso anno gli fu nuovamente consentito di partecipare alle sedute delle congregazioni delle quali era stato membro, con l'eccezione iniziale del Sant'Uffizio.

Nel 1741 ottenne il permesso di trasferirsi a Napoli. Con provvedimento dell'8 gennaio 1742 Benedetto XIV gli condonò le pene ancora pendenti e lo reintegrò negli onori e negli uffici, compresa l'appartenenza alla Congregazione del Sant'Uffizio. Non si trattò tuttavia di una revisione giudiziaria del processo del 1733 né di un annullamento della condanna.

Coscia trascorse gli ultimi anni prevalentemente a Napoli, dove morì l'8 febbraio 1755. Fu sepolto nella chiesa del Gesù Nuovo.

Bibliografia

  • Alfonso D'Amato, Il processo e la deposizione del card. N. Coscia, in «Atti della Società storica del Sannio», 4, 1926, pp. 23-30.
  • Giacomo De Antonellis, Appunti intorno alla figura del cardinale Nicolò Coscia alla luce di un inedito documento, in «Samnium», 43, 1970, pp. 153-167.
  • Salvatore De Lucia, Il card. Nicolò Coscia. Profilo storico, Benevento 1934.
  • Franca Petrucci, Coscia, Niccolò, in DBI, vol. 30 (1984).
  • Herman H. Schwedt, Jyri Hasecker, Dominik Höink, Judith Schepers, Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation 1701-1813, Schöningh, Paderborn 2010, vol. I, pp. 385-388.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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