Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Angelo Mai (Schilpario, 7 marzo 1782 - Castel Gandolfo, 8 settembre 1854) è stato un cardinale, filologo e bibliotecario, consultore e poi membro della Congregazione del Sant'Uffizio e consultore, membro e prefetto della Congregazione dell'Indice.
Nato da Angelo Mai e Pietra Mai dei Battistei, in una famiglia di condizioni relativamente agiate nonostante la modesta professione paterna, compì i primi studi a Clusone e quindi, dal 1796, nel seminario di Bergamo. La chiusura del seminario in seguito all'occupazione francese lo ricondusse temporaneamente a Schilpario.
Nel 1799 si trasferì a Colorno, dove entrò nell'ambiente della Compagnia di Gesù, allora non ancora universalmente ristabilita. Nel 1804 fu inviato a Napoli, dove insegnò umanità e retorica e vestì l'abito gesuitico. Dopo l'occupazione francese del Regno di Napoli passò dapprima a Roma e quindi a Orvieto, chiamato da Giovanni Battista Lambruschini. Qui fu ordinato sacerdote il 20 ottobre 1806 e approfondì lo studio dell'ebraico e dei manoscritti antichi, apprendendo in particolare le tecniche allora utilizzate per rendere nuovamente leggibili le scritture inferiori dei palinsesti.
Costretto dalla legislazione napoleonica a rientrare nei territori del Regno Italico, si stabilì a Milano. Il 16 dicembre 1810 entrò come scrittore per le lingue orientali nella Biblioteca Ambrosiana. Fu in questi anni che la ricerca sui palinsesti divenne il centro della sua attività di studio. Attraverso un esame metodico dei codici recuperò e pubblicò numerosi testi classici fino ad allora ignoti o conosciuti soltanto frammentariamente, tra i quali orazioni di Cicerone, scritti di Marco Cornelio Frontone, frammenti di Plauto e altri testi greci e latini.
Le sue scoperte gli procurarono rapidamente una fama europea. Particolare risonanza ebbero il recupero delle lettere di Frontone e, dopo il trasferimento a Roma, quello di ampie parti del De re publica di Cicerone. La scoperta di quest'ultima opera suscitò grande entusiasmo nel mondo culturale europeo e fu celebrata anche da Giacomo Leopardi nella canzone Ad Angelo Mai, quand'ebbe trovato i libri di Cicerone della Repubblica.
Nel 1819, su consiglio di Pio VII, lasciò la Compagnia di Gesù e si trasferì definitivamente a Roma come primo custode della Biblioteca Vaticana. Qui continuò sistematicamente l'esame dei manoscritti e sviluppò un'intensa attività editoriale, pubblicando grandi raccolte di testi classici, patristici e medievali. Tra le sue imprese maggiori si ricordano la Scriptorum veterum nova collectio e Vaticanis codicibus edita, i Classici auctores ex codicibus Vaticanis editi, lo Spicilegium Romanum e, negli ultimi anni, la Nova Patrum Bibliotheca.
L'8 giugno 1822 fu nominato consultore della Congregazione dell'Indice. In tale veste esaminò numerose opere sottoposte alla censura romana, affiancando quindi alla propria attività filologica un crescente coinvolgimento nelle istituzioni dottrinali della Curia.
Nel 1828 divenne prefetto degli studi del Collegio di Propaganda Fide e il 15 aprile 1833 fu nominato segretario della Congregazione di Propaganda Fide.
Il 24 aprile 1833 fu nominato consultore della Congregazione del Sant'Uffizio e il 29 aprile giurò come tale.
Gregorio XVI lo creò cardinale in pectore il 19 maggio 1837, pubblicandone la nomina il 12 febbraio 1838. Entrò quindi nelle Congregazioni degli Studi, dei Vescovi e Regolari, del Concilio e di Propaganda Fide, nonché nella Congregazione per la Correzione dei libri della Chiesa orientale.
Il 4 gennaio 1842 fu nominato membro della Congregazione dell'Indice e il 5 marzo 1843 ne divenne prefetto. Conservò tale incarico fino al settembre 1848.
Particolarmente complessi furono i suoi rapporti con Antonio Rosmini. Mai aveva mantenuto contatti con il roveretano ed era stato inizialmente favorevole ad alcuni aspetti della sua produzione filosofica. Come prefetto dell'Indice fu tuttavia coinvolto nel lungo esame delle opere rosminiane. Nel 1848 lasciò la prefettura dell'Indice, prima della conclusione del procedimento che nel maggio 1849 portò alla condanna delle Cinque piaghe della Santa Chiesa e della Costituzione secondo la giustizia sociale. La vicenda mostra la complessità della sua posizione, difficilmente riducibile a una semplice opposizione personale a Rosmini.
Durante la Repubblica romana del 1849 Mai rimase inizialmente a Roma. La sua fama internazionale di studioso gli procurò un particolare rispetto anche da parte delle nuove autorità. Lasciata successivamente la città, non raggiunse Pio IX a Gaeta ma si trasferì a Napoli, dove approfittò del soggiorno per continuare le proprie ricerche sui manoscritti della Biblioteca Borbonica. Rientrò a Roma dopo il ritorno del pontefice.
Il 10 dicembre 1849 fu nominato membro della Congregazione del Sant'Uffizio e il 23 gennaio 1850 giurò come cardinale inquisitore.
Negli ultimi anni fu prefetto della Congregazione del Concilio e partecipò alla commissione incaricata della preparazione della definizione dogmatica dell'Immacolata Concezione. Il 27 giugno 1853 fu nominato bibliotecario di Santa Romana Chiesa e cardinale archivista.
La sua attività scientifica continuò quasi fino alla morte. Oltre alla straordinaria quantità dei testi riportati alla luce, la sua importanza nella storia della filologia è legata soprattutto all'applicazione sistematica della ricerca sui palinsesti. I suoi metodi di lettura e di restituzione testuale furono successivamente giudicati talvolta troppo aggressivi e non sempre conformi ai criteri della filologia moderna, ma le sue scoperte trasformarono profondamente la conoscenza della tradizione manoscritta classica e patristica.
Fu membro o corrispondente di numerose istituzioni scientifiche europee, tra le quali l'Institut de France e le accademie di Berlino, Monaco, Vienna, Stoccolma e Amsterdam.
Morì a Castel Gandolfo l'8 settembre 1854.
Nonostante i suoi rapporti con Rosmini e la condotta relativamente autonoma che tenne durante la crisi del 1848-49, Mai fu pienamente inserito negli apparati dottrinali della Curia romana e ricoprì per molti anni incarichi di rilievo nell'Indice e nel Sant'Uffizio. Il suo profilo appare tuttavia dominato dall'attività erudita e filologica.
Bibliografia
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- Angelo Cavarella (a cura di), Il carteggio Mai-Pezzana (1818-1853), Deputazione di Storia Patria per le province parmensi, Parma 1973.
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- Luciano Malusa, I documenti di una condanna tra le passioni del Risorgimento ed i fraintendimenti ecclesiali, in Luciano Malusa (a cura di), Antonio Rosmini e la Congregazione dell'Indice. Il decreto del 30 maggio 1849, la sua genesi ed i suoi echi, Edizioni Rosminiane, Stresa 1999, pp. XIII-CXLI.
- Raffaele Morghen, Perchè Giacomo Leopardi non fu scrittore alla Biblioteca Vaticana. Una lettera inedita di G. Leopardi a Mons. A. Mai, in "Archivio della Società Romana di Storia Patria", 46 (1923), pp. 389-405.
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- Mariano Raoss, I contatti tra il card. Angelo Mai e Antonio Rosmini, in "Rivista Rosminiana", 49, 1955, pp. 104-118.
- Herman H. Schwedt, Tobias Lagatz, Prosopographie von romischer Inquisition und Indexkongregation: 1814-1917, Schöningh, Paderborn 2005, vol. II, pp. 918-922.
Article written by Daniele Santarelli | Ereticopedia.org © 2026
et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]