Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Alessandro Macioti (Velletri, 29 agosto 1798 - Roma, 18 gennaio 1859) è stato un arcivescovo, diplomatico e uomo di Curia; fu assessore della Congregazione del Sant'Uffizio.
Figlio di Michelangelo Macioti, apparteneva a una famiglia del patriziato di Velletri, iscritta alla nobiltà cittadina dal 1711. Due suoi zii intrapresero la carriera ecclesiastica: Geraldo Macioti fu vescovo ausiliare di Velletri, mentre Vincenzo Macioti, che ebbe un ruolo importante nella formazione e nella carriera del nipote, fu dapprima avvocato fiscale e consultore del Sant'Uffizio e successivamente vescovo di Amelia e di Ferentino.
Conseguì il dottorato in teologia nel 1818 e fu ordinato sacerdote il 21 aprile 1821. Divenne canonico della cattedrale e professore nel seminario di Velletri.
Il 2 agosto 1824 entrò per la prima volta al servizio della Congregazione del Sant'Uffizio, giurando come coadiutore dello zio Vincenzo Macioti, allora avvocato fiscale della Congregazione. Mantenne tale incarico fino al 4 ottobre 1826.
In quella data fu nominato ufficiale della Dataria Apostolica. Trasferitosi stabilmente a Roma, divenne inoltre canonico di Santa Maria Maggiore.
Il 30 agosto 1832 fu nominato prelato domestico e coadiutore del sottodatario Attone Benigni. Alla morte di quest'ultimo, il 20 dicembre 1835 divenne sottodatario e contemporaneamente segretario della Congregazione Lauretana.
Gregorio XVI lo nominò arcivescovo titolare di Colossi il 26 settembre 1845 e il 30 settembre nunzio apostolico in Svizzera. La sua missione coincise con una fase particolarmente delicata dei rapporti confessionali e politici della Confederazione, culminata nella guerra del Sonderbund. Macioti mantenne stretti rapporti con i cantoni cattolici e si occupò, tra l'altro, della controversia sui giorni festivi nel Canton Ticino, della situazione dell'abbazia di Disentis e della successione alla sede episcopale di Losanna-Ginevra. Fu richiamato a Roma all'inizio del 1848, pur conservando nominalmente il titolo di nunzio fino al 1850.
Il 6 giugno 1850 fu nominato coadiutore dell'elemosiniere pontificio. Il 14 settembre dello stesso anno divenne consultore della Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari e il 20 settembre entrò nella commissione incaricata della preparazione della definizione dogmatica dell'Immacolata Concezione.
Il 9 aprile 1856 fu nominato assessore della Congregazione del Sant'Uffizio e il 16 aprile giurò come assessore.
Il 18 aprile 1856 Luigi Macioti Toruzzi giurò come suo adjutor studiorum. Il 1° maggio Macioti divenne canonico della basilica di San Pietro e l'anno successivo entrò nell'Accademia di Religione Cattolica. Fu inoltre vicario generale del cardinale Vincenzo Macchi, vescovo suburbicario di Ostia e Velletri.
L'assessorato di Macioti durò meno di tre anni. Morì a Roma il 18 gennaio 1859, ancora in carica.
La sua biografia presenta un particolare interesse per la storia del Sant'Uffizio: entrato giovanissimo nei suoi apparati come coadiutore dell'avvocato fiscale, dopo una lunga carriera nella Dataria, nella diplomazia pontificia e negli organismi centrali della Curia tornò nella Congregazione oltre trent'anni più tardi come assessore.
Bibliografia
- Philippe Boutry, Souverain et pontife: recherches prosopographiques sur la Curie romaine à l'âge de la Restauration (1814-1846), École française de Rome, Rome 2002, pp. 577-578.
- Urban Fink, Macioti, Alessandro, in DSS.
- Urban Fink, Die Luzerner Nuntiatur 1586-1873. Zur Behördengeschichte und Quellenkunde der päpstlichen Diplomatie in der Schweiz, Rex, Luzern-Stuttgart 1997, pp. 187, 192 e passim.
- MORONI, vol. XC (1858), p. 99.
- Vincenzo Sardi, La solenne definizione del dogma dell'Immacolato Concepimento di Maria Santissima, vol. I, Tipografia Vaticana, Roma 1904, pp. 671-676.
- Herman H. Schwedt, Tobias Lagatz, Prosopographie von romischer Inquisition und Indexkongregation: 1814-1917, Schöningh, Paderborn 2005, vol. II, pp. 913-914.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]