Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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José de Calasanz Vives y Tutó, in catalano Josep de Calassanç Vives i Tutó, noto anche come Giuseppe Calasanzio da Llavaneres (Sant Andreu de Llavaneres, 15 febbraio 1854 – Monte Porzio Catone, 7 settembre 1913), è stato un cappuccino, teologo e cardinale; fu consultore della Congregazione del Sant'Uffizio, membro della stessa in qualità di cardinale, nonché prefetto della Congregazione dei Religiosi.
Proveniente da una famiglia di modeste condizioni, nel 1869 raggiunse il Guatemala ed entrò nei cappuccini, insieme al fratello Joaquim, vestendo l'abito religioso l'11 luglio. Dopo l'espulsione dei religiosi dal paese nel 1872, passò in California, dove pronunciò i voti a San Francisco il 12 luglio, e quindi in Francia. Un successivo soggiorno missionario in Ecuador, iniziato nel 1875, fu interrotto l'anno seguente per ragioni di salute.
Fu ordinato sacerdote a Perpignano il 28 maggio 1877. Divenne direttore e poi guardiano del collegio serafico della città. Espulsa la comunità dalla Francia nel 1880, proseguì l'attività formativa a Igualada, in Catalogna.
Negli anni Ottanta si trasferì a Roma, partecipando alle iniziative per la riunificazione dei cappuccini spagnoli con il resto dell'Ordine. Collaborò con Pio da Langogne alla pubblicazione degli Analecta Ordinis Minorum Capuccinorum e nel 1885 divenne segretario del procuratore generale.
L'11 maggio 1887 fu nominato consultore del Sant'Uffizio. Entrò successivamente fra i consultori di Propaganda Fide, della sua sezione orientale, della Congregazione del Concilio e degli Affari ecclesiastici straordinari. Partecipò inoltre alla commissione del Sant'Uffizio incaricata di esaminare la validità delle ordinazioni anglicane.
Leone XIII lo creò cardinale il 19 giugno 1899. Il 22 giugno entrò nella Congregazione dell'Indice e il 14 settembre fu nominato membro del Sant'Uffizio, prestando giuramento come cardinale inquisitore il 15 novembre. Nel 1902 entrò nella Pontificia Commissione Biblica e nel 1904 nella commissione preparatoria per la codificazione del diritto canonico.
Durante il pontificato di Pio X divenne uno dei più influenti sostenitori della lotta contro il modernismo. Partecipò alla preparazione dell'enciclica Pascendi dominici gregis del 1907, contribuendo in particolare alla parte disciplinare. La sua azione mirava a preservare l'ortodossia e a rafforzare il controllo sulla formazione e sull'attività intellettuale del clero. L'intransigenza dottrinale si accompagnò tuttavia a un atteggiamento critico verso l'integrismo politico-religioso spagnolo.
Il 20 ottobre 1908 fu nominato prefetto della Congregazione dei Religiosi, istituita nella sua nuova configurazione dalla riforma della Curia di Pio X.
Fu autore di numerose compilazioni teologiche, canonistiche e devozionali. Fra le opere principali figurano il Compendium theologiae moralis del 1881, il Compendium theologiae dogmaticae e il Compendium juris canonici del 1882, il Compendium hermeneuticae sacrae del 1883 e la Summula Summae theologicae Angelici Doctoris S. Thomae Aquinatis del 1912.
Morì a Monte Porzio Catone il 7 settembre 1913.
Bibliografia
- Sergio Pagano, Pascendi Dominici gregis, in DSI, vol. III, p. 1174.
- Frederic Raurell, L'antimodernisme i el cardenal Vives i Tutó, Facultat de Teologia de Catalunya, Barcelona 2000.
- Herman H. Schwedt, Tobias Lagatz, Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation 1814-1917, Schöningh, Paderborn 2005, vol. II, pp. 1556-1562.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]