Borromeo, Vitaliano

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Vitaliano Borromeo (Milano, 3 marzo 1720 – Roma, 7 giugno 1793) è stato un diplomatico pontificio e cardinale, membro della Congregazione del Sant'Uffizio e della Congregazione dell'Indice.

Appartenente alla nobile famiglia dei conti Borromeo, patrizi milanesi, era figlio di Giovanni Benedetto Borromeo e Clelia del Grillo. Dopo gli studi conseguì il dottorato in utroque iure all'Università di Pavia il 20 ottobre 1745. Avviatosi alla carriera curiale, fu referendario delle Segnature e nel 1747 ricevette l'ordinazione sacerdotale. Nello stesso anno fu nominato vicelegato pontificio a Bologna, incarico che mantenne fino al 1754.

Nel 1753 fu nominato consultore della Congregazione dei Riti e quindi consultore del Sant'Uffizio. Il 16 febbraio 1756 fu nominato arcivescovo titolare di Tebe e poco dopo ricevette la consacrazione episcopale. Fu quindi destinato alla nunziatura di Firenze, che resse dal 1756 al 1759, confrontandosi con la politica ecclesiastica della Reggenza toscana.

Nel 1760 passò alla nunziatura di Vienna, che resse fino al 1767. La sua esperienza diplomatica si svolse dunque in due dei principali centri nei quali, nella seconda metà del Settecento, si sviluppavano politiche di riforma dei rapporti tra Stato e Chiesa.

Clemente XIII lo creò cardinale nel concistoro del 26 settembre 1766. Rientrato dalla nunziatura, ricevette il titolo di Santa Maria in Aracoeli e fu legato pontificio a Ravenna fino al luglio 1778. Partecipò ai conclavi del 1769 e del 1774-1775. Nel 1783 optò per il titolo di Santa Prassede.

Particolarmente significativa fu la sua attività nelle congregazioni romane. Il 1° gennaio 1769 fu nominato prefetto della Congregazione dell'Immunità ecclesiastica. Nel 1778 entrò come membro nella Congregazione del Sant'Uffizio, prestando il giuramento il 29 dicembre 1779. Negli anni successivi prestarono giuramento presso di lui diversi collaboratori della Congregazione. Il 20 gennaio 1783 fu inoltre nominato membro della Congregazione dell'Indice.

Il 19 novembre 1790 entrò a far parte della congregazione particolare istituita per l'esame del [[sinodo-di-pistoia|Sinodo di Pistoia]]. Partecipò così alla fase preparatoria del processo romano che avrebbe condotto, dopo la sua morte, alla condanna di numerose proposizioni del sinodo con la bolla Auctorem fidei (1794). La sua attività negli ultimi decenni della vita lo collocò negli ambienti curiali impegnati nel contrasto alle tendenze gianseniste, giurisdizionaliste ed episcopaliste del tardo Settecento.

Morì a Roma il 7 giugno 1793.

Bibliografia

  • Giuseppe Pignatelli, Borromeo, Vitaliano, in DBI, vol. 13 (1971), pp. 78-81.
  • Ferdinand Maass, Der Frühjosephinismus, Herold, Wien 1969.
  • MORONI, vol. VI (1840), p. 60.
  • Gérard Pelletier, Rome et la Révolution française. La théologie et la politique du Saint-Siège devant la Révolution française (1789-1799), École française de Rome, Roma 2004.
  • Donato Squicciarini, Die Apostolischen Nuntien in Wien, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1999.
  • Pietro Stella (a cura di), Il giansenismo in Italia. Vol. II/1: Roma. La bolla «Auctorem fidei» (1794) nella storia dell'Ultramontanismo. Saggio introduttivo e documenti, LAS, Roma 1995.
  • Herman H. Schwedt, Jyri Hasecker, Dominik Höink, Judith Schepers (a cura di), Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation 1701-1813, Schöningh, Paderborn 2010, vol. 1, pp. 205-207.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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